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    Lo stile coloniale nella moda del 2020

    Fotografia: Ansa

    Ne è passato di tempo dal 1986, quando Yves Saint Laurent portò in passerella la sahariana, la giacca da safari, ispirandosi agli abiti dei coloni africani dell’Ottocento. Una pagina di storia da non dimenticare ha portato un vestiario ben preciso, utilizzato per permettere di identificare subito chi comandava da chi doveva obbedire, ad essere trasformato in uno stile di moda ad hoc.

    Lo stile coloniale da allora ha continuato ad essere presente nelle collezioni P/E di moda. Uno stile elegante ed al contempo decisamente comodo che rielabora capi provenienti dal mondo maschile e che, grazie all’utilizzo dei colori neutri, ben si armonizza con la stagione estiva.

     

    Di fatto, la caratteristica principale è proprio l’uso di materiali morbidi come lino, garza di cotone, suède e di colori neutri: dalle svariate nuance del beige al marrone, dall’ocra all’arancio bruciato e così via, mischiando elementi della moda occidentale a colori che richiamo il mondo africano.

    Dalla famigerata giacca, ai pantaloni cargo a vita alta ed anfibi che abbiamo (anche troppo sovente!) visto indossati nei modi più disparati; ai trench militari, alle camice con tasche applicate come quelle viste con Max Mara, Tory Burch e con Rokh; fino ai cappelli modello Panama ed ai turbanti per un mix di influenze dal richiamo etnico.

    Il look safari è perfetto in particolare se combinato con accessori dorati ed in legno come quelli proposti da Saint Laurent by Anthony Vaccarello e borse in pelle, rafia e tela (Hermès, Tod’s) e secchielli in paglia (JW Anderson), mostrando una nuova vocazione metropolitana.

     

    Ma, i segni distintivi di questo stile, sono proprio i testimoni emblematici dei ricorsi degli stili che si alternano e ripetono nella storia della moda, dove il rinnovo, se ben fatto, può portare ad esiti sempre nuovi e sorprendenti.