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    Libri/”Non invecchieremo mai” di Luciano Odorisio

    Fotografia: Luciano Odorisio (©Annalisa De Luca)

    Luciano Odorisio non è uno scrittore ma un regista di fine sensibilità e passione. Tuttavia in questo suo libro riesce a dimostrarsi scrittore con le medesime caratteristiche del cineasta. Coinvolgendo e divertendo, soprattutto accendendo la memoria fino a provocarla e, in qualche modo, a tormentarla quando il ricordo si fa strada senza fatica in una beata gioventù fatta di eventi, flash, personaggi e sensazioni.

    Che nella citazione d’apertura affiori Marcel Proust certo non è un caso. Perché Odorisio,  con il suo speciale ardore affettuoso, sente davvero il “profumo” di quelle tranches de vie: raccontate sempre in equilibrio tra la nostalgia e la consapevolezza che il suo passato è ancora, in realtà, il suo presente. Il che gli consente di proclamare il concetto stesso del titolo, legandolo al suo bell’andare tra le pagine. “Non invecchieremo mai”. Perché, in fondo, siamo sempre noi stessi e il tempo corre nel mistero della sua spirale. Un po’ come la musica e le canzoni che l’autore, conoscitore delle epoche attraversate, ripesca tra le strofe di Bruno Martino, Peter Van Wood, Paul Anka, Fred Buscaglione e tutti gli altri, “My Way” col suo capitolo a parte, zigzagando negli anni, incapaci, anche quelle note, di invecchiare perché sempre attuali, si direbbe incombenti, al momento dell’ascolto, proprio come quando si manifestarono la prima volta alla radio o all’altoparlante del giradischi.

    Bello, il libro, nella sua sobrietà. Originale nella struttura che, se la si volesse contestualizzare all’interno di uno schema narrativo, si direbbe frazionata in tre segmenti all’interno di un ensemble unitario. Il primo nel cuore del cinema, grande amore di Odorisio che lo vive da attore negli anni Sessanta, viaggi eroici dalla sua Chieti a Roma sulla 500 con gli sportelli controvento per arrivare sul set di “Uccideva a freddo” diretto da Guido Celano, abruzzese pure lui, di Francavilla al Mare, pseudonimo William First, artista dalla filmografia sterminata cui si lega, utilizzandolo come attore, pure nei suoi primi film da regista  come Educatore autorizzato, Sciopèn e Via Paradiso.

    È sempre il cinema, d’altra parte, a guidare Odorisio. Anche nella stesura dei suoi racconti. Sembra lo stacco di un film il passaggio – splendido – tra la prima e la seconda parte virtuali della narrazione, quando Celano, a fine riprese, gli chiede “Torni a Chieti per Natale? (…) Allora riportami una ventina di dita di salsicce di carne e una decina di fegato. Ciao chietino, bacia per me la terra d’Abruzzo. Avrà nevicato, vai piano”. E da lì parte la lunga reminiscence chietina, scuola, ragazze, prostitute, amici, personaggi eccentrici, lazzi, papà Adelchi, affetti, sogni  e avventure. Nevicava, a Chieti, allora. Nelle feste natalizie. Fiocchi lenti nella notte, Porta Pescara e via Tricalle, fissate come in una fotografia, in pratica indimenticabili.

    A momenti è romantico e nostalgico, Odorisio, ma preferisce non darlo a vedere, sempre con l’animo del vecchio cowboy che non l’ha mai abbandonato. E nella terza parte, quella della più rotonda e definita “Calda notte” ch’è quasi una storia a parte, si apre un quaderno diverso: dove affiora la vena dello scrittore, se si vuole dello sceneggiatore, che lascia da parte la macchina da presa e si dedica alla costruzione narrativa più sorprendente nella ricerca notturna di una torta per il compleanno della figlia che porta il protagonista – egli stesso, naturalmente, nella costante angolazione prospettica di prima persona – ad attraversare una serie di porte girevoli: nel più classico degli scarti narrativi che s’apre alla peripezia stralunata, cruda e surreale. Attenzione, siamo nei paraggi di Charles Bukowski. E se il suo spirito ancora volteggia grifagno è probabile che, stavolta, sia davvero difficile invecchiare.

    LUCIANO ODORISIO – “NON INVECCHIEREMO MAI” / Edizioni Il Viandante, 162 pagine, euro 15,00