Libri. Apoteosi delle merendine “vintage”

    Fotografia: Il libro di Valeria Arnaldi

    C’erano una volta la crostata della mamma, il ciambellone della nonna e pane e marmellata. Poi, le classiche merende preparate in famiglia furono sostituite da snack che, grazie alla varietà di scelta, l’essere già pronti, la confezione sottovuoto, la scadenza a lungo termine e un comodo pacco da otto, spesso in offerta, vinsero la battaglia della dolcezza: le merendine.

    I nomi Girella, Tegolino, Buondì, Fiesta (a proposito, a quando un ritorno di quella al gusto limone?) trascinano nel passato i nati fra gli anni 70 e 80 (il 40% dei consumatori di questi prodotti è nato in quel periodo), una nostalgia canaglia che la giornalista Valeria Arnaldi ha raccontato nel suo libro “Merendine, ricette golose per pause di gusto”, storia dei dolci di una volta, accompagnata da una serie di ricette ispirate agli snack in bustina.

    Il libro racconta le merendine tipiche degli anni 60,70 e 80spiega a Maxim Valeria Arnaldiquelle storiche conosciute da tutti: un gusto che risveglia la memoria. La mia ricerca è iniziata sui giornali e le pubblicità di quel periodo per capire quali fossero le più conosciute, poi mi sono dedicata alle aziende e ai prodotti iconici.

    Nel corso del tempo, le merendine non solo hanno modificato la pausa pomeridiana ma anche le abitudini alimentari dei ragazzi e la comunicazione di settore. “Questi snack – ricorda la giornalista – hanno contribuito a un cambiamento nei sapori quotidiani. Il cioccolato, per esempio, è entrato prepotentemente nella lista degli ingredienti delle merendine e, in seguito, l’evoluzione delle abitudini ha portato a sviluppare anche prodotti freddi, da frigo”. “Inizialmente – continua – le aziende si imitavano. La prima merendina fu il Mottino nel 1951 (poi diventato Buondì), un piccolo panettone che si poteva comprare non solo a Natale ma tutto l’anno. L’idea sucitò attenzione di pasticceri e altre case produttrici che iniziarono con loro produzioni”. “Questa produzione – conclude la Arnaldi – è stata supportata da una comunicazione specifica che prima non esisteva. La Girella iniziò a rivolgersi ai più piccoli con brevi storie animate, creando un’immaginario intorno al prodotto. Poi, arrivarono le storie del Mulino Bianco e infine l’introduzione delle sopresina nei pacchi famiglia”.

    Accanto a questi racconti, il libro propone alcune ricette per divertirsi a preparare a casa le merendine di una volta con ingredienti controllati, scelti. Un modo per i grandi di tornare bambini e per i più piccoli di scoprire, divertendosi in famiglia, cosa mangiavano a merenda papà e mamma.

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