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    Lezioni dal passato per la moda del futuro

    Fotografia: Ansa

    La rincorsa alle ultime novità, alla moda sempre più veloce, al consumismo più sfrenato che ha fagocitato collezioni su collezioni senza nemmeno apprenderne il cambiamento di gusto tra una stagione e l’altra, ha fatto il suo tempo.

    Il nuovo millennio ha portato con sé una frenesia capitalistica autodistruttiva. Dalle canoniche due colllezioni all’anno si è passati quattro, poi a sei, in un turbinio di prodotti e capsule collection che pian piano sono diventate sempre meno creative e sempre più orientate alle logiche di mercato.

    Il fashion system ha premuto per anni sull’acceleratore, passando da una velocità normale e economicamente sostenibile al concetto di fast fashion, andando fuori scala sia per il Pianeta che per i designer stessi.

    Ma la moda del futuro è in grado di imparare la lezione? Dalla consapevolezza del proprio passato possono nascere anche idee brillanti per il futuro. Basta forse andare un po’ indietro nel tempo per trovare nella storia della moda alcuni esempi utili da cui trarre qualche spunto.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale, così come oggi con la pandemia, i Couturier vedevano cambiare radicalmente e improvvisamente le loro abitudini e il loro classico modo di pensare le collezioni. Nasceva così il “Teatro della Moda”, un itinerante carosello di bambole che vestivano le creazioni dei migliori Couturier in miniatura.

    Un modo alternativo e creativo per riuscire a presentare le proprie collezioni senza bisogno di modelle, truccatori, parrucchieri e di tutto il carrozzone che solitamente accompagna una sfilata di moda. Lo sa bene Maria Grazia Chiuri che ne ripropone il metodo e l’idea per presentare la collezione Dior dell’autunno/inverno 2020, ma anche coloro che si stanno cimentando in sfilate virtuali e Digital Fashion Week in varie parti del mondo.

    Ecco quindi che un esempio del passato può essere ripreso, ammodernandolo, per superare le incertezze e le difficoltà del momento contemporaneo. Che si possa imparare anche dalla tradizione sartoriale degli abiti su misura e della maestria della Haute Couture, per un ritorno ad una moda a dimensione più umana che trova il suo nuovo lusso nel tempo lento anziché nella banalizzazione della velocità a tutti i costi?