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    Leonardo e l’inganno dell’Uomo Vitruviano

    Fotografia: Ansa Foto
    Lo storico dell’arte Roberto Concas svela i segreti dell’opera: contiene l’algoritmo della divina proporzione

    «È un inganno. È molto più di quello che si vede». Lo storico dell’arte cagliaritano Roberto Concas – dopo 30 anni di riflessioni e sette di ricerche – rivela il segreto del capolavoro di Leonardo da Vinci: l’opera rappresenta l’algoritmo dell’arte.

    L’Uomo Vitruviano è l’immagine dell’algoritmo segreto che tutti gli artisti hanno usato dal IV al XVIII secolo a testimonianza di come le loro opere fossero ispirate dalla Divina Proporzione.

    Per ben cinque secoli, secondo Concas, l’opera è stata il frutto di un inganno nascosto. Infatti, sarebbe stata realizzata proprio per contenere il segreto dell’arte: dare forma, in modo criptato, all’antichissima formula aritmetica e geometrica che le botteghe usavano e tramandavano solo tra di loro, in osservanza dei parametri imposti dalla Chiesa, per realizzare ogni tipo di opera.

    Il disegno, realizzato da Leonardo nel 1490, va guardato allo specchio per scoprire l’immagine vera. «Se ha sempre scritto a sinistra ha imparato usando lo specchio», ha intuito Comcas. Il volto dell’Uomo Vitruviano sarebbe la sovrapposizione di due uomini in due diverse età della vita – l’occhio destro è di un uomo maturo, quello a sinistra di un volto più giovane.  Il circolo non è un cerchio esatto ma una doppia spirale e il quadrato è irregolare. L’opera, nel suo insieme, rappresenta, quindi, quella segretissima scienza della Divina Proporzione. «Un sistema d’insieme, rilevabile con misure micrometriche, regole della geometria piana, calcoli aritmetici e infine con l’uso di una banalissimo specchio» – racconta ancora Concas – «Ad esempio le misure delle braccia, che sono diverse, vengono dal concetto di un numero generatore, 225,5 e 180,5. Facendo sottrazioni o divisioni si ottengono tutte le misure esatte delle due braccia».

    «Leonardo temeva che potesse perdersi per strada quella regola che era stata usata da architetti, artisti, letterati e poeti. Usata per la prima volta nell’Arco di Costantino, nel 315-325 dopo Cristo – spiega Concas -, gli anni del primo concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico cristiano. L’algoritmo dal quarto secolo, quando la religione cristiana diventa religione di stato, fino al diciottesimo, serviva a diffondere e difendere le corporazioni. Per essere riconoscibili e certificarsi. Se Leonardo avesse svelato che L’Uomo Vitruviano era tutto questo, lo avrebbero messo al rogo».

    Una scoperta rivoluzionaria, un canone inedito, che stabilisce una nuova chiave di lettura per la critica d’arte e apre a nuove interpretazioni.

    Il lavoro dello storico dell’arte sarà oggetto di due volumi editi da Giunti – il primo a gennaio – e una mostra che avrà luogo a Cagliari nel maggio 2020 organizzata dal Polo Museale Statale della Sardegna, tutto con il titolo ”L‘inganno dell’Uomo Vitruviano. L’algoritmo della divina proporzione”.