Le noci potrebbero dimezzare il rischio di diabete

    Fotografia: Noci alleato contro alcune patologie (Shutterstock)

    In Italia vola il mercato della frutta a guscio, alimento considerato non più nemico delle linea ma cibo ricco di sostanze benefiche. Le ricerche di settore su questo prodotto si stanno moltiplicando e sembra che tre cucchiai di noci al giorno possano dimezzare il rischio di diabete.

    A supportare le ipotesi delle proprietà benefiche della frutta secca in guscio è un ampio studio pubblicato su Diabetes/Metabolism Research and Reviews. Precedenti studi hanno esaminato il ruolo protettivo delle noci rispetto a salute cardiovascolare, demenza e diabete.

    In questo caso, ricercatori dell’Università della California, Los Angeles, hanno esaminato i dati relativi a 34.121 adulti statunitensi di età compresa tra 18 e 85 anni, a cui è stato chiesto di riferire sulla loro dieta e di cui sono stati misurati glicemia ed emoglobina glicata. L’assunzione media tra i consumatori di noci era di circa 1,5 cucchiai al giorno. In coloro che riferivano un consumo raddoppiato di noci (3 cucchiai) c’era una prevalenza inferiore del 47% del diabete di tipo 2, indipendentemente da età, sesso, razza, educazione, grasso corporeo e attività fisica.

    E’ noto – spiega Giorgio Sesti, past president della Società Italiana di Diabetologia (Sid)che gli acidi grassi polinsaturi n-3 a media catena contenuti nelle noci hanno benefici effetti su persone con problemi metabolici, per questo sono spesso consigliate a chi soffre di diabete“. Il meccanismo con cui questi acidi grassi polinsaturi possano esercitare il loro effetto benefico è ancora non del tutto noto. “Studi in vitro ed esperimenti su modelli animali – prosegue – suggeriscono che potrebbero agire direttamente sui tessuti insulino-sensibili: hanno infatti dimostrato di riuscire a sopprimere l’espressione di enzimi che stimolano la formazione di lipidi, e a potenziare il metabolismo del glucosio ovvero il suo fisiologico smaltimento per produrre energia. Un altro possibile meccanismo sembra essere legato alla minore capacità degli acidi grassi polinsaturi a indurre steatosi epatica che è un fattore di rischio per il diabete“.

     

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