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    Le macerie del muro di Berlino, 30 anni dopo la caduta

    Fotografia: Valeria Comerci
    Un giovedì di trent’anni fa cadeva il “Die Mauer”, simbolo della guerra fredda. Grandi masse di cittadini si recavano a Berlino Ovest per festeggiare la nuova unità nazionale. L’evento epocale ha segnato in maniera indelebile la nostra storia e oggi ci ricorda che nessuna barriera è indistruttibile

    Il 9 novembre 1989 cadeva il “Die Mauer”, 3,6 m di altezza hanno separato per quasi trent’anni Berlino Ovest dalla Repubblica Democratica Tedesca, e metaforicamente il mondo intero.

    Se da una parte il Muro è il simbolo delle divisioni politiche, economiche e sociali che intercorrevano tra il blocco orientale e quello occidentale, dall’altra, il suo abbattimento è la più grande performance artistica del Novecento. Al di là delle sue ripercussioni sull’assetto della Germania, la caduta rappresentò un evento epocale, una spaccatura attraverso la quale il mondo poteva intravedere la luce.

    Libertà e arte. Il Muro ha ispirato artisti di tutto il mondo, diventando esso stesso un museo di arte contemporanea a cielo aperto.

    Il panorama musicale ha dato voce, attraverso i più grandi di tutti tempi, ai sentimenti generali di frustrazione e rabbia, all’incapacità di comprendere e di reagire, al desiderio di unione e di libertà. 

    Dal concept-album ‘Another brick in the Wall’ sul concetto generale di isolamento e alienazione dei Pink Floyd e ‘A great day for freedom’ di Roger Waters, a “Checkpoint Charlie” di Steven Van Zandt.  Passando per la storia di due amanti separati dal muro, raccontata in ‘Heroes’,  il più grande successo di David Bowie; ‘Nikita’ di Elton John;  Achtung Baby’ degli U2, che descrive l’atmosfera post-caduta del Muro in cui gli animali dello zoo sono liberi di scorrazzare per Berlino fuori dalle loro gabbie.

    “Il muro di Berlino appartiene alla storia e ci insegna che nessun muro che escluda le persone e limiti la libertà è troppo largo o alto da non poter essere abbattuto, ha dichiarato la cancelliera Angela Merkel. Ricordandoci che “nessun muro è indistruttibile” e che la storia deve servire per “difendere la nostra democrazia e libertà”.