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    Le credenze errate sul Vesuvio e su Pompei

     

    La data indicata per l’eruzione è sempre stata il 24 Agosto del 79 d.C., ma potrebbe non essere così. E i pompeiani non morirono per asfissia

    La storia dell’eruzione del Vesuvio e il destino delle popolazioni imprigionate in un quell’attimo di tempo svela continuamente nuove sorprese. Gli scavi fanno emergere dettagli interessanti sulla storia di chi ci abitava, come il misterioso tesoro della fattucchiera, ma anche precisazioni storiche importanti.

    Per anni si è creduto che la tremenda eruzione, durata circa 32 ore, fosse avvenuta il 24 Agosto del 79 d.C.. La fonte diretta da cui è stata ricavata questa data è una lettera di Plinio il Giovane, scrittore e senatore romano, e testimone oculare dell’evento:

    Il nono giorno prima delle calende di settembre mia madre lo avverte [lo zio] di una nube inconsueta per forma e grandezza […] Già la cenere pioveva sulle navi, sempre più calda e densa quanto più esse si avvicinavano, e si vedevano già pomici e ciottoli anneriti e bruciati dal fuoco e spezzati […] ovunque faceva giorno, ma colà regnava una notte più scura e fitta di ogni altra notte, sebbene mitigata da molte fiamme e varie luci

    Con queste e altre parole, Plinio il Giovane descrisse l’inferno che il Vesuvio rigurgitò dalla sua gola. La lettera, destinata a Tacito, raccontava della morte dello zio, Plinio il Vecchio, “morto in mezzo alla distruzione di un paese bellissimo, assieme a intere città e popolazioni”.

    “Il nono giorno prima delle calende di settembre” a cui si riferisce Plinio, cioè il 24 Agosto, ha fissato da sempre la data dell’eruzione a questo giorno. Fino a qualche tempo fa.

    La nuova ipotesi è che sia avvenuta due mesi dopo, il 24 Ottobre. La motivazione risiede in due nuovi ritrovamenti. Alcuni archeologi hanno rinvenuto una moneta che si riferisce all’acclamazione di Tito, avvenuta sicuramente dopo l’8 settembre, e della frutta secca carbonizzata, il che farebbe pensare sia avvenuta in autunno. Inoltre, poco tempo fa, all’interno della “Casa con giardino” della Regio V, è stata trovata sul muro un’epigrafe a carboncino riferita al 17 ottobre.

    Come morirono i pompeiani?

    Un’altra credenza comune, ma errata, riguarda il modo in cui morirono gli abitanti di Pompei. Si è sempre pensato che fossero morto a causa della enorme nube di cenere che ricoprì la città soffocando chi vi viveva.

    Grazie ad uno studio condotto dai ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano-INGV Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo, e dai biologi dell’Università di Napoli “Federico II” Pierpaolo Petrone e Fabio Guarino, questa teoria è stata sconfessata.

    A Pompei morirono bruciati a causa delle altissime temperature cui vennero sottoposti, come riferito da Mastrolorenzo in una intervista a National  Geographic

    “Contrariamente a quanto fino a oggi ritenuto dai ricercatori, riportato più volte dai mass-media e raccontato da sempre a milioni di turisti in visita ai calchi a Pompei, le vittime non subirono una lunga agonia per soffocamento ma persero la vita all’istante per l’esposizione ad alte temperature, dai 300 ai 600 °C”

    Queste scoperte sono recenti, arrivate grazie ai continui lavori e alle ricerche. Chissà quante altre verità si nascondono ancora in questo incredibile luogo.