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    Le cinque verità di Liverpool – Barcellona

    Fotografia: ansa

    Stessa porta, stesso angolo, stesso inserimento. Passato poco più di un anno, il Barcellona ci ricasca. Il goal di Origi ricorda sinistramente quello che aveva eretto Manolas a Re di Roma per una notte. E così dopo la storica serata capitolina, anche il Liverpool può godersi un’impresa epica a discapito dei blaugrana, annichiliti al cospetto di uno stadio e di una squadra che ha tolto loro ogni briciolo di speranza di sopravvivenza (sportiva, naturalmente), sin dal primo minuto Una partita come questa però racconta più di quello che dice il 4-0 finale, più del susseguirsi di emozioni che il pubblico di Anfield ha saputo trasmettere, più dell’ennesimo capolavoro tattico del mago Klopp. Ecco, quindi, le cinque sentenze che escono fuori da Liverpool – Barcellona.

    1 – Messi, where are you?

    Non stiamo certo qui a discutere le abilità e la classe dell’argentino, soprattutto ad una settimana di distanza dalla sua celebrazione mistica (se mai ce ne fosse ancora bisogno) con il 600° goal in carriera. Tuttavia, la Pulce anche stasera, nel momento in cui sarebbe dovuto salire in cattedra, è stato risucchiato dalla partita e dall’avversario. Un avversario che così come altri in passato ha oscurato le sue inenarrabili abilità. E non è un caso che le débâcle europee in trasferta della sua squadra coincidano quasi sempre con una sua prestazione gravemente insufficiente.

    È stato così contro l’Atletico Madrid per ben due volte (stagioni 13-14 e 15-16), contro la Juventus (3-0 a Torino stagione 2016/2017), contro la Roma lo scorso anno, e se vogliamo tornare ancora più indietro possiamo pescare l’altrettanto storico 3-1 dell’Inter nell’anno del Triplete. Prestazioni che certo non sminuiscono la carriera e il valore di Messi, ma che ci raccontano ancor di più come questo sia un giocatore che non riesca ad ergersi a salvatore e a trascinatore nei momenti in cui tutta la squadra è in pesante difficoltà.

    2 – Anfield Road è un’arena, il Camp Nou è un teatro.

    Scagli la prima pietra chi dopo stasera è ancora convinto che il fattore campo non possa incidere sull’esito di una partita. Se poi pensiamo che quest’anno il Liverpool non ha mai perso in casa, allora forse cominciamo ad avere un’idea ben più chiara di quello che vuol dire giocare in questo stadio.

    E scagli la seconda chi pensa che il Barcellona non soffra la “pesantezza” e la pressione di campi come Anfield proprio a causa della sterilità e della tranquillità del proprio stadio. Uno stadio che da più parti è ormai dipinto come un teatro, a ragione o a torto che sia. Stessa cosa non si può dire dello stadio dei Reds, che all’interno di partite come quelle di ieri sera è in grado di irradiare un’energia nascosta, quasi magica, ai propri giocatori. La vicinanza degli spalti, i canti incessanti, le 58mila persone quasi sempre in piedi e pronte ad attaccare l’arbitro ad ogni fischio sfavorevole. Tutti fattori che hanno creato l’ambiente tipo in grado di condannare il Barcellona e il suo condottiero principe, Leo Messi.

    I tifosi della Roma lo scorso anno furono una cornice altrettanto epica, così come quelli dell’Atletico Madrid in occasione dei due quarti di finale delle passate edizioni. Per non parlare di quelli di Inter e Juve che hanno letteralmente sopraffatto una squadra ben troppo abituato ad ambienti confortevole

    3 – Il Barcellona ha un problema con le grandi trasferte europee.

    Quella vista stasera è ormai una situazione ciclicamente si ripete in casa blaugrana. Quando si gioca lontani dal Camp Nou, lontani dal proprio giardino di casa, l’incantesimo sembra improvvisamente rompersi.

    Lo dicono i numeri delle numerose sconfitte di questi anni (Inter e Juventus ne sanno qualcosa). Così come lo testimoniano anche le prestazioni mai così brillanti tenute durante le varie fasi a gironi negli anni. Ad inizio stagione questo aspetto può sembrare superfluo o ininfluente. Quando però si arriva a giocare certe partite la crisi da trasferta diventa un vero e proprio condizionamento in negativo.

    4 – In Champions i goal segnati non sono mai abbastanza.

    Messi al termine della partita d’andata quasi rideva nel momento in cui ha visto il suo compagno di squadra Dembelè divorarsi il 4-0 all’ultimo secondo.

    Eppure, a conti fatti, è stato proprio quel goal a fare la differenza tra chi andrà in finale e chi, quella finale, la vedrà da casa. L’avversario in questi confronti va attaccato alla giugulare, proprio come aveva fatto il Barca all’andata. E infatti il Liverpool solo una settimana fa aveva pagato a carissimo prezzo le uniche sbavature difensive.

    5 – Pressing fisico, pressing mentale, pressing tecnico.

    Le fortune di Klopp sono tutte racchiuse qui. Il Liverpool non ha mai lasciato la possibilità di impostare la manovra ai suoi avversari. Ogni singolo giocatore del Barcellona ha ricevuto una marcatura alta ed asfissiante.

    E non è un caso che tutti i goal siano nati errori in uscita con palloni recuperati sulla trequarti avversaria. Palloni che hanno fatto le fortune dei Reds, che al contrario dell’andata non hanno sbagliato quando si è trattato di fare goal.