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    Lagazuoi Expo Dolomiti: “Oltre”, il viaggio di Zardini

     
    E’ partita il 6 luglio una mostra interamente dedicata a Stefano Zardini, celebre fotografo ampezzano recentemente scomparso, allestita nel cuore delle Dolomiti.

    Per visitare la mostra si sale in funivia a quota 2.778 metri, e lì, nell’atmosfera dell’infinito, i visitatori scopriranno, l’anima segreta e la storia mai raccontata di paesaggi, rocce, alberi e perfino oggetti di uso comune.

    La mostra, intitolata “Oltre”, è un’esposizione che racconta alcune delle più interessanti sfaccettature di un fotografo alla perenne ricerca di nuovi scenari e prospettive di senso. La sua eredità artistica e morale, il suo sguardo unico sul mondo e sulle montagne continueranno ad abitare questo spazio a quota 2.778 metri.

    Stefano Zardini ci apre spiragli su mondi meravigliosi, e torna ad interpellare il nostro senso dello stupore, a offrire il suo punto di vista inedito e profondamente personale: le sue opere saranno ospitate a Lagazuoi Expo Dolomiti, galleria d’arte tra le più alte del mondo, raggiungibile con la Funivia Lagazuoi in pochi minuti. La mostra prevede la celebrazione in musica della figura del fotografo il 21 agosto, nel fulcro dell’estate ampezzana. In quell’occasione si darà spazio all’unione tra due forme d’arte, la musica e la fotografia, un momento di incontro a metà strada tra la terra e il cielo, per raccontare e celebrare un fotografo di fama internazionale che ha significato moltissimo per la comunità, e non solo. Al microfono, Carlotta Sillano, alias Carlot-ta, cantautrice tra le più interessanti e originali dell’intero panorama della musica d’autore in Italia per quella sua spiccata e naturale passione per il mondo della montagna, che traspare in ogni suo brano.

    “Alla base del progetto – spiega Stefano Illing, ideatore del laboratorio e spazio espositivo Lagazuoi Expo Dolomiti – c’è il debito di gratitudine che in tanti proviamo nei confronti di Stefano, amico, artista, personalità stimolante e generosa. Ricordo quando tornava dai suoi viaggi carico di idee ed entusiasmo, desideroso di esprimersi in modo diverso, allargare lo sguardo e portare la sperimentazione un po’ più lontano. Aveva uno sguardo unico e differente sul mondo e un tocco riconoscibile e inimitabile”.

    La mostra si sviluppa in quattro sale che suddividono altrettanti temi esplorati da Stefano Zardini, ognuno accompagnato da testi evocativi scritti di suo pugno. E così, se “Le radici” creano una connessione evidente tra i nodi, gli anelli, le forme vegetali e il fondamento solido del nostro essere, “le radici che non gelano mai”, “L’anima nascosta” sussurra discreta al nostro orecchio raccontando di altri sentieri, altre distanze da esplorare. “La pelle” lascia che emerga il lento logorio delle ere geologiche, del vento e dell’acqua sul volto delle Dolomiti, mentre infine “Icone” rilegge attraverso un prisma cromatico sfacciato e contemporaneo oggetti legati alla montagna, con risultati dirompenti.