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    L’abbigliamento vintage preferito al fast fashion

    Fotografia: Shutterstock
    Abiti usati
    Era un mito degli anni ’90 con il suo odore di cera ed una linea essenziale, chi indossava un Barbour lo ricorda bene e chi lo ha ancora nell’armadio, oggi, può realizzare una bella cifra perché è in cima alle richieste dei siti di compravendita online di abiti vintage.

    Il mercato dell’usato torna prepotente sia online che nelle strade delle grandi città, da Manhattan a Londra, Parigi, Milano e Roma, dove si prevede che, entro il 2028, fatturerà di più della fast fashion (Zara, H&M e Primark).

    GlobalData a rilevato che nel 2018 il valore del vintage negli Stati Uniti è arrivato a 24 miliardi di dollari, una cifra molto vicina al mercato della moda fast che nello stesso anno ha toccato quota 35 miliardi. Il sorpasso ci sarà nel prossimo decennio, quando l’usato arriverà a 64 miliardi di dollari, mentre la moda fast raggiungerà i 44 miliardi.

    Il vintage vive un momento d’oro anche in Italia, spinto sia dai principi dell’economia circolare, avvicinando i più attenti ai temi dall’ambiente, sia dalle iniziative organizzate dai venditori dell’usato, ad abiti e accessori abbinano party e iniziative culturali.

    Il mood è quello di selezionare abiti e accessori che hanno una storia da raccontare, un vissuto che li rendano particolari, unici. Silvan Heach, a Milano, è stato trasformato in uno dei temporary market di vintage più cool della città con party e feste per un intero weekend. A Roma lo store SiTenne unisce al vintage serate a tema legate all’arte, alla fotografia, con musica dal vivo e presentazione di libri, oltre a party dedicati all’astrologia con un’affluenza di pubblico che va dai 20 ai 60 anni di età.

    Non si butta niente! E negli store del vintage più organizzati c’è il servizio sartoriale per recuperare i vecchi abiti di famiglia e personalizzarli.