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    La Terra grida aiuto: record di 20,7 gradi in Antartide

    Fotografia: ANSA Foto
    Nella psicosi collettiva degli ultimi periodi riguardo la diffusione del Coronavirus, continuiamo a sottovalutare un problema ben più grave a livello internazionale: il surriscaldamento globale. In Antartide si è appena toccata la temperatura record di 20,7 gradi: un ennesimo disperato grido di aiuto del nostro pianeta. Ascoltiamolo. 

     

    Nel continente antartico non era mai stata registrata una temperatura così elevata. Nei giorni scorsi, infatti, si sono toccati i 20,7 gradi centigradi.

    Questo dato non sbalordisce solo per la sua unicità in un posto sostanzialmente freddo, ma anche perché l’elevata temperatura ha superato il record – di una settimana precedente – di 18,3 gradi in Antartide.

    Tale notizia, dunque, non può essere presa come un unicum dovuto al puro caso, ma come indice di un pericolosissimo trend che sembra imporsi sempre di più sul nostro pianeta e sulla vita stessa.

    Di allarmi di questo tipo, la nostra povera Terra ne ha mandati parecchi e ben visibili (per chi vuole vedere, ovviamente).

    Infatti un enorme iceberg di ben 300 chilometri quadrati si è staccato dal ghiacciaio Pine Island, allarmando la comunità scientifica.

    Mark Drinkwater, esperto di criosfera della Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha dichiarato:

    Quello che è davvero preoccupante è che il flusso quotidiano di dati rivela la drammatica velocità con cui il clima sta cambiando il volto dell’Antartide

    I danni del surriscaldamento globale non toccano solo l’ambiente fisico ed il flebile equilibrio climatico, ma anche – ovviamente – la fauna locale.

    Le folte colonie di pinguini pigoscelidi (tipici della regione antartica) hanno subito un calo del 77% negli ultimi 50 anni.

    Il fenomeno del surriscaldamento globale, che interessa innanzitutto Artide e Antartide, mette a rischio numerose specie animali, i due terzi dei quali potrebbero scomparire entro il 2050.

     

    Ingiustificata indifferenza

    In apertura si parlava della psicosi che sta coinvolgendo il nostro Paese, solo al secondo giorno di emergenza Coronavirus.

    Bene, è vero che le attenzioni e le prevenzioni in questo caso non sono da sottovalutare. Ma è altresì vero che il fenomeno del surriscaldamento globale dovrebbe suscitare – a rigor di logica – molto più allarmismo di quanto non faccia oggi.

    E non c’è bisogno di leggere rapporti dell’ONU o ricerche scientifiche per capirlo: basta guardare al nostro contemporaneo inverno.

    Un inverno, questo, che di caratteri invernali ha ben poco.

    La “fredda stagione” che stiamo vivendo attualmente nel Mediterraneo è la più calda da decenni: le temperature sono in media superiori di tre gradi rispetto a quelle che dovrebbero essere proprie di questo periodo.

    In Piemonte, ad inizio mese, il termometro ha segnato addirittura i 27 gradi, cambiando i connotati di una giornata di inizio febbraio in un caldo pomeriggio di inizio estate.

    Nonostante negli ultimi tempi la coscienza civica sia aumentata nei confronti dei cambiamenti climatici (grazie anche ai movimenti popolari quali i Friday For Future o agli interventi di celebrità nei Fire Drill Friday), il mondo degli uomini sembra non aver capito la reale minaccia alla quale è sempre più esposto.

    L’enorme sforzo alla sensibilizzazione di grandi figure rappresentative del nostro tempo, come l’attore Leonardo DiCaprio e la giovanissima ma tenace Greta Thunberg, sembra non sortire l’effetto desiderato nelle alte sfere del potere.

    L’impressionante lunga spaccatura nel ghiacciaio Pine Island, risalente al novembre del 2011. Altro allarme ignorato dai governi di tutto il mondo.

    Perché?

    Perché, con ogni probabilità, il problema del clima, della nostra sopravvivenza, non tocca direttamente il presente; almeno non quanto un virus proveniente dall’Oriente.

    Eppure quel presente che non viene toccato sarà sgretolato a breve, come gli esperti di tutto il mondo ci hanno più e più volte segnalato.

    Non solo gli esperti, ma la stessa storia (sempre per chi la ascolta) ci insegna che l’aumento delle temperature nell’ultimo periodo interglaciale ha portato ad uno scioglimento dei ghiacciai e all’innalzamento del livello dei mari pari a tre metri, con conseguenze disastrose per l’ecosistema planetario.

    E cosa abbiamo imparato da questa lezione?

    A cosa ci è servito scoprire i retroscena del nostro mondo se non cogliamo l’opportunità di evitare ciò che può essere evitato?

    Oggi, infatti, stiamo assistendo a quelle che potrebbero essere considerate come avvisaglie di un panorama apocalittico.

    Centri come la bellissima Venezia, per esempio, scomparirebbero nel nulla – come la leggendaria Atlantide – in un batter d’occhio.

    Il mondo, per come lo conosciamo, ben presto cesserà di esistere, sotterrato dalle acque piene di rifiuti di quelle multinazionali che continuano a predicare il dio Danaro, infischiandosene dell’uomo e della sua precaria condizione d’esistenza.

    Le spaventose immagini satellitari della NASA che immortalano lo scioglimento dei ghiacciai nel continente antartico.

     

    Un grido d’aiuto

    Il surriscaldamento globale, poi, porta non solo danni a livello strettamente climatico, ma anche sociale.

    Il World Social Report 2020, ha evidenziato che il rapporto tra i redditi del 10% dei più ricchi e del 10% dei più poveri di questo mondo è più alto del 25% rispetto ciò che sarebbe in un mondo senza il riscaldamento globale.

    In quanto alla sicurezza, invece, la prestigiosa rivista scientifica Nature ha previsto un aumento dei conflitti armati fino al 26%, se la temperatura globale continuerà a salire.

    Guerre, rivolte, estinzioni di massa di specie animali, innalzamento dei mari, città che svaniscono nel nulla, aria irrespirabile e morte del genere umano: ecco cosa ci aspetta, se non interveniamo.

    La Terra, dal suo canto, ci sta provando a gridare aiuto.

    Ci sta provando in tutti i modi; ma noi – sordi per natura alle reali esigenze della vita – continuiamo a trangugiare le risorse di un mondo che, prima di quanto possiamo immaginare, così semplicemente e paurosamente, non sarà più.

    Febbraio 2010: un gigantesco iceberg e’ alla deriva al largo dell’Antartide. Si e’ staccato dal ghiacciaio Mertz.