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    La rivoluzione della comunicazione pubblica è partita

     

    Di Costanzo (PA Social):“Il dibattito è su Instagram e TikTok, non possiamo permetterci ulteriori ritardi. Riconoscimento delle professionalità digitali, nuovo modello organizzativo, rafforzamento delle figure del giornalista e del comunicatore pubblico”   

    Il 9 gennaio si è ufficialmente insediato presso il Ministero della Pubblica Amministrazione il tavolo di riforma della Legge 150, normativa che dal 2000 regola il ruolo della comunicazione all’interno della PA. Il tavolo, coordinato da Sergio Talamo, vede la partecipazione delle Istituzioni e di tutte le principali associazioni e organizzazioni della comunicazione, del giornalismo, delle nuove professioni, delle Università: Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Funzione Pubblica, Formez PA, Conferenza delle Regioni, Anci, Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa, PA Social, Ferpi, Aicpi, Università, Agcom, Gus. Il Tavolo è inserito nell’Open Government Forum e conta sulla partecipazione anche dell’Ufficio Legislativo del Dipartimento della Funzione Pubblica. Un lavoro importante, fortemente voluto dal Ministro per la PA Fabiana Dadone, che nasce con l’obiettivo di sdoganare in maniera definitiva l’uso dei social media e dei nuovi strumenti di comunicazione nel rapporto con i cittadini all’insegna del riconoscimento delle professionalità e della trasparenza. Ne parliamo con Francesco Di Costanzo, presidente dell’associazione PA Social (www.pasocial.info), da sempre impegnata per una riforma del settore nel segno delle nuove competenze, strumenti, linguaggi, organizzazione.

    Come è cambiato negli anni il ruolo della comunicazione e informazione nella Pubblica Amministrazione e perché è così importante oggi lavorare su una nuova legge?

    Con l’avvento dei social network e delle chat il lavoro è cambiato completamente e anche il ruolo del cittadino, oggi protagonista. In questi anni in tutte le numerose attività messe in campo da PA Social abbiamo sempre cercato di alimentare un confronto partecipato sulla “nuova comunicazione” via web, social, chat, intelligenza artificiale, con uno scopo: quello di ampliare il dibattito per creare una casa comune in cui sia garantito il riconoscimento di tutti i profili professionali, nuovi e “tradizionali”, ad iniziare da chi ancora non ne ha, ovvero le figure legate alla comunicazione e informazione digitale. Questo ci ha spinto a proporre un nuovo modello organizzativo e a lavorare su una “legge 151” che da una parte raccolga quanto fatto fino a questo momento e dall’altra costruisca concretamente gli obiettivi del presente e del futuro con una sola stella polare, il servizio di qualità al cittadino. Dev’essere una legge di prospettiva, una normativa che dia un orizzonte e una strada chiara per chi già fa parte di questo mondo, ma soprattutto per i tanti che ancora oggi aspirano a fare questo mestiere. Ovviamente c’è da correre perché siamo in notevole ritardo. Su questo il tavolo di lavoro è partito molto bene, dandosi tempi serrati.

    La riforma di legge si propone di integrare pienamente l’uso dei social e quindi riconoscerne il ruolo di mediazione con il cittadino. In che modo sarà possibile farlo e con quali strumenti la pubblica amministrazione può agire per rendere uniforme l’attività?

    L’uso dei social è sempre più diffuso anche nella pubblica amministrazione e va detto che in Italia esistono già tantissime buone pratiche e professionisti straordinari che, pur nelle difficoltà, oggi fanno un grande lavoro di informazione, comunicazione, servizi al cittadino. Lo sa che siamo i primi a livello internazionale per quantità di best practices e ad avere una rete nazionale dedicata alla comunicazione digitale? Ce lo ha riconosciuto l’Ocse, motivo in più per correre dove siamo più indietro, ovvero nel dare gambe e struttura a questo straordinario movimento, nato in molti casi da una sana improvvisazione e dalla particolare sensibilità di alcuni social media manager, giornalisti, comunicatori. Ministeri, Comuni, Regioni, aziende sanitarie, servizi pubblici, università, scuole e molte altre strutture pubbliche già oggi raggiungono ottimi risultati migliorando così la qualità dei servizi erogati ai cittadini e allo stesso tempo riducendo notevolmente i tempi di risposta, che nell’immaginario collettivo caratterizzano negativamente la macchina burocratica. Per questo il tavolo lavorerà anche su una Social media policy nazionale di indirizzo che sarà utile per chi lavora a contatto diretto con il pubblico.

    Restiamo sul rapporto con i cittadini. Si parla molto di trasparenza, un tema che nel progetto di legge 151 è toccato sotto aspetti diversi. Su cosa si deve lavorare per garantirla?

    Bisogna partire dal presupposto che i cittadini hanno bisogno di punti di riferimento per sapere come muoversi tra i servizi a cui accedono ogni giorno. Per questi gli enti pubblici devono investire sulla qualità e quando si parla di comunicazione verso la comunità di riferimento si parla di fatto anche di trasparenza. E’ necessario che la gestione della trasparenza-accountability sia separata da quella della trasparenza-anticorruzione e quindi distinguere il responsabile anticorruzione da quello della trasparenza, che deve avere un profilo di stampo giornalistico-comunicativo. Oggi con un tweet, un post, un messaggio in chat si fa trasparenza a tutti gli effetti. Ecco perché nella riforma della legge è necessario che questo aspetto venga approfondito.

    Abbiamo parlato di trasparenza e di social e social media policy nazionale, in questo nuovo quadro di riferimento quale nuovo modello organizzativo si viene a prefigurare?

    Già da qualche tempo PA Social ne ha proposto uno nuovo per la comunicazione di enti e aziende pubbliche. Una redazione unica che abbia come punto di partenza i nuovi strumenti, web, social e chat, che hanno a che fare con comunicazione, informazione, rapporti con il pubblico, rapporti con la stampa, citizen satisfaction, partecipazione, trasparenza, accesso civico, campagne di comunicazione, organizzazione di eventi e comunicazione interna. Il nuovo ufficio che proponiamo è l’Ufficio Comunicazione, Stampa e Servizi al Cittadino. Una redazione diffusa, in cui le competenze si integrano e raggiungono il miglior risultato per l’obiettivo principale, il servizio al cittadino, che oggi passa in modo particolare da una fondamentale abilità nel dialogo e nell’interazione, anche e soprattutto sui nuovi strumenti. E’ un modello che già oggi molte amministrazioni utilizzano con ottimi risultati.

    Quindi un nuovo modello organizzativo e delle nuove professionalità?

    Certamente, nuove professionalità della comunicazione e informazione digitale partendo dal social media manager, strategist, community organizer, all’analisi dei dati, al design e ai video maker e molte altre figure che vanno assolutamente riconosciute anche dal punto di vista formale e la legge 151 sarà lo strumento per farlo. Contestualmente è necessario rafforzare anche quelle “tradizionali” del giornalista e comunicatore pubblico secondo quanto previsto dai contratti Statali – Enti Locali – Sanità – Istruzione con le figure del Giornalista Pubblico e dello Specialista della Comunicazione Istituzionale. Questo permetterà anche di creare una strada chiara per chi vuole fare questo mestiere, che sarà sempre più importante nei rapporti tra PA, servizi pubblici e cittadini.

    Non è facile mettere intorno allo stesso tavolo stakeholder vicini ma ancora molto lontani dal punto di vista operativo. Come si stanno portando avanti i lavori e che tempi ci saranno per riuscire ad arrivare ad una riforma che possa mettere tutti d’accordo?

    Siamo tutti uniti verso un solo obiettivo, quello di recuperare il tempo che abbiamo perso fino a questo momento. Devo ringraziare tutti coloro che stanno lavorando alla riforma a partire dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, che ha dato l’impulso incardinando il Tavolo con grande velocità e con il comune obiettivo di fare presto. Tutte le istituzioni, organizzazioni e associazioni che fanno parte del tavolo, hanno uno spirito positivo e costruttivo per arrivare ad un grande risultato. Ma sono le tantissime persone che in questi giorni stanno inviando messaggi, idee, segnalazioni, integrazioni, a sottolineare che c’è grande attesa, ma soprattutto voglia di mettersi in campo e una comunità matura ad accogliere ed interpretare nel concreto le novità. Siamo già al secondo incontro, contiamo di chiudere i lavori entro l’inizio di febbraio. Non pensiamo che giornalismo e comunicazione possano permettersi di continuare a viaggiare su binari separati né che la legge 150, che da vent’anni è inapplicata, possa ancora interpretare la realtà dei fatti. Il dibattito è su Instagram e TikTok, è superata dagli eventi, è il momento di cambiare e siamo pronti a farlo.

    Per seguire il lavoro del Tavolo istituzionale e partecipare inviando eventuali proposte e idee è attiva una pagina dedicata gestita da Formez PA http://comunicazione.formez.it/content/pa-ministra-fabiana-dadone-avvia-tavolo-riforma-comunicazione-pubblica