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    La critica Maxim/The Aeronauts, il sogno in mongolfiera

    Fotografia: scene da "the aeronauts" (© Robert viglasky, courtesy of amazon studios, festa del cinema di roma)

    THE AERONAUTS – Regia di Tom Harper, con Felicity Jones, Eddie Redmayne, Himesh Patel, Phoebe Fox, Vincent Perez, Tom Courtenay. Avventura, drammatico, Regno Unito. Durata 101’.

    Quei temerari sulla mongolfiera volante. Vale a dire Amelia Wren e James Glaisher (Felicity Jones e Eddie Redmayne che si ritrovano insieme cinque anni dopo La teoria del tutto di James Marsh) per volare alla scoperta dell’orizzonte nuovo, emozionale e scientifico. È il 1862, tempo di pionieri non virtuali, lei pilota coraggiosa (ci mancherebbe) di palloni aerostatici in vena di riscatti dopo che suo marito morì per salvarla, lui meteorologo in animo di dimostrare tra tesi e prassi che la sua passione, vincendo lo scetticismo dei colleghi della Royal Meteorological Society, può esplorare i territori – e in questo caso i cieli – della scienza.

    Un viaggio di sognatori e di audaci, su un fondale biografico che ripercorre un po’ fantasticando l’esperienza del vero meteorologo (oltre aeronauta ed astronomo inglese) Glaisher capace di battere nell’anno inquadrato dal film ogni precedente primato di altitudine oltrepassando i 10mila metri e accompagnato nelle sue intraprese dal suo barbuto copilota Henry Tracey Coxwell. Nel mirino temperature, umidità e resistenza umana. Quegli stessi elementi che si ritrovano certo nella divagazione del film, ma, appunto, con una inclinazione all’avventura e, attraverso la dolce e muscolare Amelia in luogo del mai citato Coxwell, alla filigrana di un sentimento eroico quanto romantico.

    È anzi proprio lei, accanto allo scienziato meno incline all’audacia, a lanciarsi nelle fasi spericolate e acrobatiche dell’avventura, realizzando nella configurazione fantasiosa del suo personaggio una determinazione tutta al femminile che in termini narrativi rappresenta la sezione più intrigante del racconto.  In un film non anemico dove l’azione si sposta sul piano dell’avventura tesa ed intensa tra cieli immacolati e nuvole, gelo e tempeste, passaggi estatici e pericoli mortali. Senza che quasi mai, però, la cifra dinamica della narrazione abbia il sopravvento sulla sua forma rarefatta e poetica: perché la storia vive oltre il suo stesso strato atmosferico nelle immagini, davvero armoniose dell’etere. Prologo celeste, chissà,  ai voli spaziali di un secolo dopo.