fbpx

    La critica Maxim/Nick Drake – Songs in a Conversation

    Fotografia: www.romacinefest.it
    Nick Drake – Songs in a Conversation – Regia di Giorgio Testi, con Rodrigo D’Erasmo, Roberto Angelini, Niccolò Fabi, Manuel Agnelli, John Wood. Documentario, Italia, 2019. Durata 58′

     

    Era il 25 novembre 1974 quando, all’età di soli 26 anni, moriva Nicholas Rodney Drake, noto a tutti semplicemente come Nick Drake.

    Il suicidio, causato da una overdose di 30 pillole di antidepressivo, è stato l’emblematico epilogo di un’esistenza volta alla sofferenza, all’inquietudine e alla sua annessa dannazione.

    Tuttavia – alla pari dei poeti maledetti del decadentismo europeo – dai demoni celati in fondo al suo animo solitario non sono emerse solo ombre.

    I riflessi più luminosi della sua chiaroscura interiorità si sono sublimati ed esternati al mondo circostante quali armoniose forme di espressione artistica, in un magico e ipnotizzante groviglio di note, arpeggi e tanta – ma proprio tanta – poesia.

    Personalmente ho scoperto abbastanza tardi il fine genio di Nick Drake. Solamente qualche anno fa.

    Eppure questa tardiva scoperta non sorprenderebbe chi conosce la storia di quello che è considerato da molti uno dei più grandi rimpianti della storia della musica.

     

    E già, perché la breve opera di Drake (solo 3 album in studio) non ha avuto, al tempo, il successo che evidentemente meritava.

    Tant’è vero che non era solo un genio del pensiero e della parola, ma anche uno dei maggiori interpreti del picking del suo tempo, un purista della chitarra, per così dire.

    Nick Drake non suonava con il plettro, cambiava raramente le corde del suo strumento e registrava i suoi pezzi cantandoci sopra e non – come molti – effettuando sessioni separate di musica e canto.

    Poi la sua voce.

    Beh, si potrebbe parlare per ore di quel suono rarefatto e nebuloso che nasceva da un immenso cuore pulsante, passava per l’ampia cassa di risonanza del petto e usciva dalle potenti e fluttuanti corde vocali.

    Un canto, il suo, così etereo da far affiorare alla mente di chi ascolta ancestrali rimembranze dionisiache ed oniriche melodie intrappolate da qualche parte negli abissi del tempo.

    Si potrebbe parlare per ore, dunque, del suo unico ed inimitabile timbro vocale, così britannico e così universale al contempo. Ma non servirebbe nemmeno questo a comprendere pienamente la grandezza di ciò che abbiamo perso. Anzi, ancor peggio, di ciò che sarebbe potuto essere.

    Fortunatamente, l’opera di Drake è stata oggetto di più “riscoperte” nell’arco degli ultimi 50 anni.

    E chi lo sa, magari dallo stesso sperduto e divino luogo in cui si è generata quella celestiale voce, Nick Drake sta sorridendo per tutte quelle persone che accolgono il suo messaggio e per ciò che in quella così breve vita ha donato all’umanità.

    Io ho scoperto tardi – come tantissimi appunto – questo introverso cantautore e studente di letteratura inglese. Eppure non potrò mai dimenticare il sentimento di totale pervasione al primo ascolto del suo capolavoro, l’album Pink Moon.

    E sarei pronto a sfidare chiunque a non farsi catturare allo stesso modo dalla voce, dalle note e dalle parole di un giovane della campagna inglese che in sé racchiudeva al contempo il germe mortale della depressione e la forza vitale della poesia.

    Songs in a Conversation

    Una nuova riscoperta, allora, potrebbe essere considerato questo splendido documentario su Nick Drake, prodotto da Sky Arte e a cura di Giorgio Testi.

    Il regista romano ha fondato la sua carriera sulla musica.

    Nominato ai Grammy per il suo lavoro con i Blur, No distance left to run/Live at Hyde Park, nel corso degli anni ha lavorato con alcuni dei più grandi artisti del panorama internazionale: Rolling Stones, The Killers, Oasis, Gorillaz, Pixies, Amy Winehouse, Adele, Elton John.

    In Nick Drake – Songs in a ConversationRoberto Angelini e Rodrigo d’Erasmo (rispettivamente chitarra e violinoi) ripercorrono la vita del tanto amato cantautore britannico in una sorta di viaggio interiore e artistico.

    Insieme, i due, si muovono nella natura e nei luoghi di Drake, analizzando e riproducendo la sua musica.

    Lo stesso Giorgio Testi ha riferito di essere venuto a contatto con la musica di Drake grazie allo spettacolo Way to Blue di Roberto Angelini e Rodrigo D’Erasmo.

    Quando mi hanno chiesto di curare la regia di questo documentario – riferisce Testi – la loro idea di girare per la maggior parte all’aria aperta, in mezzo alla natura, mi è sembrata subito spot on; l’approccio registico da parte mia è stato quello di mantenere i tempi dilatati il più possibile, per dare la possibilità agli spettatori di entrare all’interno di questo viaggio, e dentro alle atmosfere della musica di Drake. Da lì l’idea di catturare le live performance per lo più come piani sequenza, con movimenti al minimo, come delle vere e proprie fotografie.

    In un certo senso nelle parole di Testi è racchiuso tutto il contenuto del film.

    Un meraviglioso e poetico percorso artistico e introspettivo nella musica del giovane astro britannico, adornato da grandi opinioni di musicisti ed esperti: da Manuel Agnelli a Niccolò Fabi, passando per Piers Faccini, Adele Nigro e Andrea Appino, fino all’ emozionante incontro nello studio di registrazione con John Wood, il sound engineer che ha registrato i tre album di Nick Drake.

    Un ulteriore splendido incentivo per le nuove generazioni ad avvicinarsi alla sua opera e farsene travolgere, come fa con tutti.

    Il tutto in una cornice di regia, fotografia e sceneggiatura degne del grande genio che si voleva raccontare.

    Nick Drake – Songs in a Conversation è questo: un raffinato e sublime elogio di un artista che, anche se spentosi in fretta, è ancora capace di far bruciare in noi quell’eterno fuoco primordiale che usiamo chiamare tutti poesia.

    Se non avete mai ascoltato il grande rimpianto della musica inglese, allora, questo documentario risulta un ottimo trampolino.

    Ed in ultimo, se decidete di avventurarvi nei meandri della sua memoria e del suo genio, prendete come monito queste immortali parole:

    “Pink Moon gonna get you all”.

     

    Guarda il TRAILER: