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    La critica Maxim/La Belle Époque: recherche e nostalgia

    Fotografia: www.iwonderpictures.com
    LA BELLE ÉPOQUE – Regia di  Nicolas Bedos; con Daniel Auteuil, Fanny Ardant, Guillaume Canet, Doria Tillier, Pierre Arditi, Denis Podalydès. Commedia. Francia, 2019. Durata 110′.

     

    La trama

    La coppia non più giovanissima composta da Victor (Daniel Auteuil) e Marianne (Fanny Ardant) è nel pieno di una frattura del rapporto matrimoniale, dovuta ad una evidente crisi di mezza età della moglie e madre che vede sfiorire la sua bellezza ed il suo tempo migliore.

    Marianne è una psicanalista e donna in carriera che tradisce il marito e vive ormai nella costante ricerca di nuove emozioni, per potersi abbeverare a quel tanto bramato elisir di lunga vita che – secondo lei – si trova molto lontano dal noioso, pedante e spaesato marito.

    Victor, in effetti, non brilla proprio di felicità e voglia di vivere. Anzi, in un certo senso rappresenta il prototipo perfetto di chi – perseverando nel ricordo di tempi migliori – non riesce ad adattarsi ad un presente sempre più manipolato dalla tecnologia e dalla conseguente vacuità dei rapporti umani.

    Il protagonista, interpretato da un eccellente Daniel Auteuil, è un appassionato fumettista rimasto ormai senza lavoro a causa dell’andazzo dei tempi moderni che, troppo spesso, non consentono ai puristi della manifattura di continuare a produrre la propria “desueta” arte.

    Viene licenziato dunque dal direttore del giornale per il quale disegnava i suoi fumetti (nonché suo migliore amico) il quale, in un inconsiderato triangolo, è anche l’uomo con cui Marianne lo tradisce.

    Per questi motivi e per la depressione che in lui generano l’era digitale e l’eccessiva velocità del mondo, Victor decide di accettare l’invito del figlio a partecipare ad una avanzata e costosissima esperienza di immersione totale, offerta dalla agenzia Time Traveller.

    Gli viene proposto di rivivere il giorno più bello della sua vita. E lui. senza alcun dubbio, sceglie il 16 maggio del 1974: il giorno in cui incontrò l’amore.

    Grazie all’uso di scenografie cinematografiche, costumi azzeccati e svariati trucchi di scena, il maniacale sceneggiatore Antoine (Guillaume Canet), consente al vecchio Victor di ritornare a Lione, nel giorno stabilito, quando nella sala del bar La Belle Époque il suo cuore fu catturato da una giovane donna dai capelli rosso fuoco ed un fascino da femme fatale.

    Ciò che ancora Victor non sa è che l’attrice ingaggiata per impersonare la sua Marianne dei tempi d’oro è in realtà coinvolta in una burrascosa relazione con Antoine. E le cose si complicano già al termine della prima “messa in scena”, quando il vecchio ringiovanito si innamora della ragazza.

    Da qui una serie di situazioni comiche e romantiche inducono il protagonista a rivivere le emozioni che aveva accantonato in un angolo nascosto del proprio cuore e che mai avrebbe creduto poter ritrovare.

     

    Recherche e Nostalgia

    Il talentuoso Nicolas Bedos in questa delicatissima e intelligente commedia inserisce tutte le caratteristiche principali della sua formazione culturale e della sua arte.

    Il regista – che viene da una importante tradizione teatrale – sembra essere ossessionato dal tema dello scorrere del tempo e dalla disgregazione della realtà confluente nel ricordo. Basti pensare al suo precedente lavoro, il film Un amore sopra le righe. 

    E’ lui stesso ad entrare nel film: il personaggio di Antoine rappresenta nient’altro che il suo doppio. Tant’è che solo la scelta di Doria Tillier (la nuova “Julia Roberts di Francia” e compagna dello stesso regista) per la versione giovane di Marienne non ha consentito a Bedos di interpretare la sua trasposizione cinematografica.

     

    Una commedia, dunque, di matrice proustiana; tanto connessa al tema della nostalgia da generare anche negli occhi e nelle menti degli spettatori una sorta di sentimento agrodolce nei confronti delle immagini del passato.

    Tuttavia, si scopre andando avanti nella trama, che il passato non esiste solo in funzione negativa. Questa capacità di ricordo e rievocazione che il nostro cervello possiede ha anche un importante finalità nella proiezione in ciò che verrà: nel futuro.

    Passato, presente e futuro, quindi, si amalgamano con sorprendente dolcezza in quella che risulta essere una Recherche tragicomica del nostro tempo, finemente interpretata da illustri volti del cinema francese, scritta e diretta da colui che è considerato l’astro nascente del cinema d’oltralpe.

    In questo film dai continui riferimenti intellettuali e dalle atmosfere di un tempo di gloria culturale, il tema della nostalgia è trattato con una sorprendente originalità e ironia.

    Così come il regista Nicolas Bedos sembra interpretare la sua arte e la sua vita, nel pieno rispetto della sua evidentemente alta formazione teatrale, in questo lungometraggio possiamo ammirare i connotati della raffigurazione narrativa e dell’esistenza umana stessa: una variopinta e imprescindibile unione tra tragedia e commedia, tra allegria e pianto… tra ricordo del passato e speranza del futuro.