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    La critica Maxim/Halloween e la notte del libro vivente

    Fotografia: immagini da "scary stories to tell in the dark (notorious pictures, ufficio stampa dimilla-macchiavelli, festa del cinema di roma)

    SCARY STORIES TO TELL IN THE DARK – Regia di André Øvredal, con Zoe Margaret Colletti, Michael Garza, Gabriel Rush, Austin Abrams, Dean Norris, Gil Bellows, Natalie Ganzhorn. Horror, fantasy, Canada/Stati Uniti. Durata 108’.

    Non sei tu a leggere il libro ma è il libro a leggere te. Detta così pare inquietante. E difatti lo è, anche nella prassi. Perché il tomo polveroso, esausto del tempo trascorso, gualcito e, a quanto pare, maneggiato spesso in tempi remoti, è pernicioso come una maledizione ancestrale. A sfogliarlo è la ragazzina Stella Nicholls (Zoe Margaret Colletti) che il regista norvegese André Øvredal elegge a protagonista – accanto all’amichetto messicano Ramón Morales (Michael Garza) – di Scary Stories to Tell in the Dark scoprendone, nelle segrete d’una casa che tutti considerano maledetta, gli stessi connotati diabolici di colei che lo aveva posseduto più di un secolo prima: una bambina di nome Sarah, accusata di aver fatto morire parecchi coetanei, segregata dalla famiglia e, sembra, colà suicidatasi per impiccagione.

    La qualità, diciamo la peculiarità, del libro è quella di autoprodursi storie di raccapriccio vergando magicamente le pagine con scrittura a sangue: racconti che, insomma, si scrivono da soli, recanti i nomi delle vittime e regolarmente destinandosi ad epiloghi tragici accompagnati da un incessante fiottare di mostri. Della faccenda fanno le spese alcuni degli amici di Stella, che vorrebbero svagarsi tra i brividi, ridendo come sempre accade di ipotetici fenomeni paranormali.

    Del resto siamo alla vigilia di Halloween, anno 1968, altri brividi incombenti tra Richard Nixon alla Casa Bianca e il Vietnam, soldati ancora giovanissimi in partenza per l’inferno del Sudest Asiatico e via così, insomma c’è di che preoccuparsi per davvero in quell’America ancora color pastello tutta bigodini, Cadillac, Ford e Chevrolet. Però per i ragazzi del gruppetto si mette veramente male – oltre Stella e Ramón contiamo Auggie (Gabriel Rush), Tommy (Austin Abrams), Chuck (Austin Zajur) e Ruth (Natalie Ganzhorn) – in una battuta di caccia sanguinosa che include pure un perfido poliziotto e qualche propaggine stregonesca.

    Nel racconto le stazioni dell’abominio si succedono l’una dopo l’altra: con un campionario di mostri mica male, creature lardose, mutanti-repugnanti, zombi caracollanti, pustole che generano insetti, perfino uno spaventapasseri, già orribilmente grottesco di suo, pronto a prender vita per inseguire uno sciagurato che lo prendeva a mazzate quando era inerte.

    Insomma Øvredal (cineasta incline alla sollecitazione della paura e alla mitologia nordica: Troll Hunter e Autopsy nel suo passato, Mortal l’anno prossimo) se la spassa architettando una bella gallery di esseri deformi e per nulla amichevoli ed escogitando alla bisogna le soluzioni cruente più estrose, colorite e allucinanti. Non senza prendersi il lusso di fare omaggi di genere e contaminare l’horror con lo splatter e il fantasy, evocando sullo schermo di un drive-in La notte dei morti viventi di George A. Romero uscito proprio nel ’68, mostri stile Poltergeist, fantasmi elettrici, affidandosi, al culmine di un inseguimento, alle dinamiche di una creatura “incollata” al soffitto pronta a balzare sulla sua vittima proprio come faceva il Maestro vampiro in Vampires di John Carpenter.

    D’altra parte, qua, uno degli sceneggiatori è Guillermo Del Toro, sufficientemente esperto in materia, che collabora ad una stesura elaborata sulla serie di libri firmata da Avin Schwartz. Detto questo il film gode di una confezione elegante, certo insolita per l’horror, decisamente più vicina al genere fantastico, merito anche della fotografia diretta da  Roman Osin, già collaboratore di Øvredal in Autopsy, che giocando sulle prospettive, le tonalità morbide e le oscurità più arcane si profila in termini di notevole qualità.