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    La critica/Jennifer Lopez e le ragazze di Wall-strip

    Fotografia: scene da "hustlers" di lorene scafaria (universal pictures, lucky red distribuzione)

    HUSTLERS/LE RAGAZZE DI WALL STREET – Regia di Lorene Scafaria, con Jennifer Lopez, Constance Wu, Lili Reinhart, Julia Stiles, Cardi B, Lizzo. Stati Uniti, drammatico. Durata 110’.

    Jennifer Lopez è impressionante nella sua forma fisica e nella sua generale esplosività. In Hustlers di Lorene Scafaria (cineasta qua all’opera terza che desume la sua sceneggiatura da un articolo scritto nel 2015 dalla giornalista Jessica Pressler sulla rivista New York) è Ramona, stripteuse e lap-danzatrice superstar che svolge il suo mestiere nel locale newyorkese con movenza felina non estranea ad una certa grazia e generosa propensione all’altruistica complicità verso chi fa il suo stesso lavoro. Nel caso del film verso l’apprendista Destiny (Constance Wu) la quale sbarca faticosamente il lunario con goffaggine pari alla propria indigenza nel suo stesso night club.

    Il legame fra le due è immediato e si concretizza in una serie di lezioni pratiche che la maestra impartisce alla nuova allieva sull’arte di attrarre sguardi, ammiratori e soprattutto bigliettoni verdi che la vogliosa clientela maschile fa volare sui corpi delle ragazze più accattivanti. Insomma la fortuna è dietro l’angolo, complice quella prima porzione degli anni Duemila fatta di ricchezza facile e straripante nella bolla finanziaria di Wall Street che genera, appunto, gli avventori privilegiati del locale. Sicchè Ramona e Destiny diventano inseparabili formando una coppia crepitante, tra gratificazioni di shopping prosperoso e l’obiettivo divertimento che il lavoro, adesso, offre.

    Però arriva il 2008. Lehman Brothers e tutto il resto. Insomma il crack che mette a sedere l’America e non solo. Pure il locale, naturalmente, dove oramai i dollari si vedono col binocolo e il bottino notturno diventa sempre più misero. Così, nel progressivo illanguidirsi delle risorse Ramona escogita il suo trucco diabolico a base di una rovinosa miscela narcotico-allucinatoria fatta di ketamina e ecstasy che propina ad uomini incauti rimorchiati nei bar e tradotti prima nel vecchio locale poi nelle stanze di sordidi hotel: svuotando loro, una volta anestetizzati, tasche e carte di credito e coinvolgendo in questa intrapresa Destiny e altre ragazze, a formare con loro una vera e propria gang della fregatura. Con risvolti criminosi perché in ballo non ci sono solo i soldi (funziona solo in parte l’alibi “morale” di Ramona che in fondo, come sostiene, ruba a chi ha già rubato) ma anche la salute delle persone.

    Il giochetto, naturalmente, si fa pericoloso e non dura troppo: parte qualche denuncia e l’ombra della gattabuia non tarda ad allungarsi sulla cricca destinata a sciogliersi in uno scandalo che all’epoca, 2013, fa un certo scalpore.  Rievocato nel film con l’intervista che in tempo reale Destiny concede alla Pressler, una piccola e parziale confessione che trasforma in flashback le gesta delle ragazze, lumeggiando il rapporto di amicizia e d’affetto che lega Destiny medesima a Ramona, appena graffiato da un bisticcio finale non pregiudizievole per una futura riconciliazione.

    Che la direzione del film sia di una regista è evidente in tutto l’arco del racconto, drammatico nei viluppi di genere ma trapassato dalla leggerezza della mano femminile e nel delicato contatto – non di rado offerto ad una caratterizzazionetes spiritosa e brillante – con un habitat altrimenti destinato ad una lettura di solo squallore e perdizione. Nella storia, tra le pieghe di una recitazione abbastanza vivida e densa delle due attrici protagoniste, ci sono anche sentimento, intesa ed estensione di parametri affettivi affidati a dialoghi e movimenti scenici sempre significativi. La traccia visiva disegnata dalla fotografia del raffinato Todd Banhazl è elegante e fissata in morbide associazioni cromatiche, senza trascurare la plastica sensualità di spogliarelli e lap dance dispensati su uno stage mai volgare o troppo licenzioso.