fbpx

    La critica/Carlo Vanzina, il sorriso abita ancora qui

    Fotografia: "carlo vanzina. il cinema è una cosa meravigliosa" di antonello sarno (medusa film)

    CARLO VANZINA. IL CINEMA È UNA COSA MERAVIGLIOSA – Regia di Antonello Sarno. Omaggio e testimonianze. Documentario. Italia. Durata 70’.

    Chi ha vissuto il cinema da vicino o meglio dall’interno, specialmente a Roma, ha memorie di prossimità immediata con Carlo Vanzina. Per questo il bel documentario di Antonello Sarno emana un affetto e una nostalgia a tratti lancinanti ricordando il regista che ci ha lasciato l’8 luglio dell’anno scorso. Non c’è testimonianza contenuta nel film che non sia carica di commozione, gratitudine e amicizia. Non dico, naturalmente, solo delle figlie Lisa, Virginie, Assia e Isotta e delle loro lacrime; i sentimenti forti affiorano e a momenti esplodono nelle parole e nelle espressioni di tutti coloro – e sono tanti – che hanno voluto contribuire, davanti all’obiettivo, alla composizione di un ritratto intenso e dolce, non commemorativo ma vivo e carico di umanissima simpatia.

    Carlo. Ecco Enrico Vanzina passeggiare nel “loro” luogo d’elezione, il Parco dei Daini a Villa Borghese, e aspettando magicamente di vederlo spuntare da qualche parte tra gli alberi; Giuseppe Tornatore col piccolo rimorso di non aver rispettato la promessa di rivedere insieme a lui il suo western preferito L’uomo che uccise Liberty Wallace; Luca Cordero di Montezemolo ritornare alla chiacchierata sulla presa per i fondelli di Yuppies sul quale divagano poi al pianoforte Jerry Calà (più tardi, nelle immagini, protagonista canterino della mitica Maracaibo di Vacanze di Natale) ed Ezio Greggio; Aurelio De Laurentiis ripassare la nascita dei Cinepanettone con la voglia di mettere alla berlina gli italiani; Carlo Verdone riflettere sulla “coralità buona” dei caratteri messi in scena nei film; Isabella Ferrari felice di aver “fatto pace” – e di averglielo detto proprio al momento giusto – con la sua parte in Sapore di mare così al lungo ripudiata; Paolo Mereghetti a ristabilire verità e giusti riconoscimenti in un non sempre idillico rapporto con la critica; Enrico Lucherini protagonista di comunicazione e di viaggi in quasi tutti i suoi film…

    E via così, Massimo Boldi, Diego Abatantuono, Giovanni Malagò, Vincenzo Salemme, Marco Risi, Massimo Ghini, Sabrina Ferilli, Claudio amendola, Alessandro Fracassi, Carol Alt, Raoul Bova, le parole d’una volta di Marina Ripa di Meana su I miei primi quarant’anni diventato film nel 1987: ciascuno con una propria ispirazione e una propria traccia da ripassare, con la speciale attenzione a mantenere una cifra di attualità alla figura di Carlo Vanzina così acuta, fervida e intelligente da non lasciare spazio a versamenti di luttuosa afflizione.

    Del resto è proprio quello della partecipazione e della presenza, nonostante l’evidenza della scomparsa che determina la nascita stessa di questo documento, a segnare il tono di un omaggio che riconduce con forza ai tratti paradigmatici del suo protagonista. Un tono sempre sommesso, lieve, incline al buonumore e contiguo allo spirito che ha costantemente definito il cinema di Vanzina. Sarno ha la sensibilità e la cura di somministrare la materia con queste speciali attenzioni, oltre a tutto progettando e realizzando un film di una certa eminenza qualitativa anche oltre quel contenuto che ovviamente ne compone la parte più incentivante e vistosa. Molto valido nel montaggio (di Stefano Farruggia) e nelle sue cadenze strette, il documentario è sempre fruibile e intriso di quella curiosità e di quel fermento che solo la matrice giornalistica legata al suo bravo autore può ispirare ed erogare.

    Non solo testimonianze, interventi e parole, comunque. Carlo Vanzina è al centro di un largo materiale di repertorio legato a interviste, scene private di home movies, parti di film che ancora e sempre restano a livelli di culto nella loro appartenenza di genere: Sapore di mare, I mitici, Colpo gobbo a Milano,  Vacanze di Natale e Vacanze di Natale 2000, Il Ras del quartiere, Eccezziunale veramente capitoli 1 e 2, Olè,  Un’estate al mare, Un’estate ai Caraibi, La vita è una cosa meravigliosa, Caccia al tesoro, Selvaggi, Il pranzo della domenica, Tre Colonne in cronaca, Amarsi un po’, Via Montenapoleone, I miei primi 40 anni, Piccolo grande amore, Febbre da Cavallo – La mandrakata,  Sotto il vestito niente… Dietro a ciascun titolo un’idea, un’intuizione, una presa in giro, una critica sociale sempre nel segno di un sorriso che sempre resiste, abita ancora qui e proprio non se ne vuole andare.