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    Il sorriso di John Travolta conquista Roma

    Fotografia: Raffaele Marino e Valeria Comerci
    Disponibile e divertente, John Travolta è il volto di oggi alla Festa del Cinema di Roma. In conferenza stampa l’attore di Pulp Fiction ha parlato del suo nuovo film, di sé e della sua carriera

    John Travolta torna sul grande schermo e alla Festa del cinema di Roma presenta The Fanatic, regia di Fred Durst. Il film sarà proiettato Domenica e oggi, in conferenza stampa, John ha risposto alle domande dei giornalisti parlando del personaggio del film e della sua carriera.

    The Fanatic è la storia dell’ossessione di un fan (interpretato da John Travolta) per un attore americano, un’ossessione malata che lo porterà a compiere gesti sconsiderati. Un ruolo che l’attore non hai mai interpretato, una sfida accettata perché, come detto da lui, Moose (questo il nome del protagonista) questo personaggio è unico. Il film è stato girato in 20 giorni e prodotto in soli due mesi.

    Solare, simpatico e disponibile con tutte le persone accorse per vederlo, John Travolta ha risposto alle domande dei giornalisti raccontando la sua straordinaria carriera e i film che hanno fatto la storia del cinema e di intere generazioni.

    Le parole di John Travolta

    Perché ti è piaciuto questo personaggio?

    Perché riflette alcune delle mie passioni nascoste come fan. Capisco cosa significa essere un fanatico e fortunatamente non mi sono capitate le situazione del film. Oltre alla sua malsana ossessione, Moose (il personaggio che interpreta, ndr) ha fa essere posseduto dalla persona che ami, da qualcuno che ti fa uscire fuori di testa.

    Che effetto le fa sapere di aver definito una generazione con i suoi film?

    Sicuramente sono molto orgoglioso, orgoglioso di realizzare qualsiasi film che lasci un segno, sono orgoglioso s questo segno rimane nei decenni. Per me l’importante è fare un film che permetta al pubblico di goderne, a prescindere dal successo: fare film che possono essere apprezzati sempre, fuori dal contesto, fare film senza tempo, come sono stati Pulp Fiction o il Padrino.

    Qual è il tuo film preferito tra Pulp Fiction e la febbre del sabato sera?

    I tre film sono più memorabili e che definirei “senza tempo” sono Greese, Pulp e La febbre del sabato sera.

    Così giovane com’è stato fare i conti con un successo del genere?

    Io credo che a volte le persone sono fatte per certe cose. La mia famiglia veniva dal teatro, dall’arte, abbiamo sempre accolto tutto questo in famiglia. Io anche ho accolto il mondo dell’arte, il successo l’ho, diciamo, accolto, è stato un invito a fare di più, a fare meglio. Io ho accettato questo invito a fare di più e mi ha permesso di fare tante cose diverse, più o meno buone. Il successo mi ha permesso di fare cose diverse, di poter scegliere.

    Lei ha origini italiane, com’è il suo rapporto con l’Italia?

    Mio nonno, che era siciliano, è venuto nel 1902 in America con una nave e poi mia nonna 4 anni dopo. Ho cercato di ritrovare la mia famiglia, le mie origini in Sicilia, ma non li ho trovati. So che mia nonna di cognome faceva Messina, questo è l’unico indizio che ho.

    Quale musica ballerebbe oggi Tony Manero? Balla ancora?

    Di recente ho fatto un favore ad un amico americano ed ho ballato il tango su Free to Tango, un suo brano. C’è il video online. Lì e sembro Tony Manero. Quello ballerebbe, il tango. E sì, ballo ancora.

    Lei ha nominato tre incredibili film della sua straordinari carriera. Può condividere con noi i migliori momenti di questi film, qualcosa che ricorda?

    Ho amato il viaggio di Pulp Fiction. Quentin era nuovo e il suo viaggio è stato interessante. Conosceva tutti i più grandi registi, prendeva spunti da più parti. E’ stato bello lavorare con lui, ascoltare i suoi consigli. Io li seguivo e lo facevano perché mi sembravano giusti, erano sofisticati, capivo che c’era molto di intelligente. Poi lui mi ha lasciato molto libero di lavorare da solo. Io avevo percepito che era qualcosa di intelligente, qualcosa di semplice ma potente.

    Hai rifiutato ruoli di cui poi ti sei pentito?

    Sì, ho rifiutato ruoli in American Gigolo, Splash, Il miglio verde, Ufficiale Gentiluomo; non li ho accettai per diversi motivi, una serie di situazioni, ma non ho rimpianti.

    Di chi è fan?

    Jim Cagney, Sofia Loren, Fellini e poi cresendo i beatles, il padrino, alcuni musical, Marlon Brando che era un amico, lo adoravo tantissimo, Liz Taylor. Ce ne sono tanti. Non mi sento imbarazzato nel dirlo, li adoro veramente. Poi ovviamente c’è Jack Nicholson, mi piace molto Bertolucci, credo che fosse un grandissimo regista. Insomma, la lista sarebbe molto lunga.

    In America il film ha ricevuto diverse critiche, perché? Come ha vissuto quando, dopo l’incredibile successo di Pulp Fiction, c’è stato un periodo in cui sei stato fermo?

    No, The Fanatic ha ricevuto le migliori congratulazioni in America dagli specialisti del settore. E comunque bisogna tenere a mente che non sono stati spesi tanti soldi per farlo, i film non possono essere giudicati tutti allo stesso modo. Moose è un personaggio assolutamente unico, un personaggio con molto amore nel cuore, incontrollato, io non l’ho mai interpretato un ruolo del genere. Penso che le persone possano empatizzare molto con lui.

    Come vive la nuova era cinematografica segnata da Netflix, la Marvel, il remake di romanzi?

    Sono molto felice di interpretare i film che appartengono alla vecchia Hollywood. Io non sono mai stato un fan della Marvel, i miei figli sì. Mi piacciono le storie, i personaggi, mi piace essere commosso dal cinema. È un mondo che cambia, Amazon, Netflix permettono a tutti di vedere i film che io amo. Credo che tutto l’intrattenimento sia valido se ha un effetto sulle persone. Si tratta di gusti personali, di opinioni, non c’è nulla di sbagliato.