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    Isole Faroe, l’orrore della mattanza dei cetacei

     
    La crudeltà dell’uomo ha un nome e si chiama “grindadrap”, la tradizionale caccia ai cetacei. Alle isole Faroe sono state massacrate a colpi di coltello cento balene pilota. La folla, tra cui anche bambini, non ha risparmiato nemmeno i piccoli e le femmine incinte, i cui feti sono stati strappati dal ventre senza pietà

    La caccia alle balene continua, nonostante le proteste internazionali e la sentenza della Commissione internazionale (Iwc) che vieta la caccia ai cetacei dal 1982. Ieri si è consumato un altro massacro, un orrore senza fine, atti di crudeltà sconcertanti. Stiamo parlando del massacro di circa cento cetacei (globicefali, grandi mammiferi appartenenti alla famiglia dei delfinidi), brutalmente uccisi a colpi di coltelli e uncini.

    Giovani e adulti sono stati straziati dalle lame, tutti ammazzati con un coltello piantato dietro la testa, uno squarcio che recide il midollo spinale causando una morte dolorosa attraverso un’agonia che può durare anche alcuni minuti. E la violenza, documentata dal gruppo di attivisti di Sea Shepherd Conservation Society, non ha risparmiato neanche quelle incinte e i loro quattro piccoli. La brutalità non finisce qui, i resti degli animali massacrati sono stati gettati da una scogliera poco distante dalla cittadina di Leynar, a dimostrazione della totale mancanza di rispetto degli animali in vita e dopo la morte.

    Credit: Ansa, 24 luglio 2015, Isole Faroe

    Origini e tradizioni della caccia alle balene

    La caccia intensiva alla balena esiste ancora in tre Paesi: Norvegia, Islanda e Giappone. Queste nazioni continuano ad uccidere i cetacei sulla base di motivazioni a volte oscure, sebbene questa pratica faccia parte delle loro tradizioni locali da molti secoli. La carne della balena è sempre stata una notevole fonte di nutrimento e il grasso può essere trasformato in olio poi utilizzato per molteplici scopi tra cui l’illuminazione; la pelle della balena, invece, per la produzione di corde e funi.

    La caccia ha un preciso modus operandi: dopo aver avvistato un branco di balene, vengono chiamate altre imbarcazioni che circondano il branco in una sorta di semicerchio e lo spingono a riva. Infine ogni balena viene condotta verso la riva e, una volta spiaggiata, viene uccisa. Ancor oggi questa tradizione è radicata nella cultura faroese, nonostante nel corso dei secoli il territorio abbia conosciuto un’evoluzione dal punto di vista economico, che non costringe più alla caccia di questo animale, poiché vi sono altre fonti di sostentamento. Non si tratta, quindi, solo di motivazioni economiche, ma di una tradizione a cui questi paesi non vogliono rinunciare, nonostante le numerose moratorie internazionali.

    La caccia alle balene è una festa, una sorta di rito a cui partecipano adulti e bambini quasi come fosse uno spettacolo. E’ chiaro che tutto ciò va oltre i limiti etici e del rispetto nei confronti degli animali, soprattutto per il ruolo fondamentale che essi svolgono per l’ecosistema marino e dunque per la vita di ognuno di noi. Le balene infatti attraverso le loro feci fertilizzano i mari contribuendo allo sviluppo del Fitoplancton, il più piccolo dei nutrimenti, che è alla base della catena alimentare del mondo acquatico, proprio per questo la balena è considerata un animale protetto.