Iniesta e Ronaldo, addio alla Spagna

Fotografia: Iniesta e Ronaldo (ANSA)

Iniesta e Ronaldo sono simboli del calcio spagnolo, icone dei due grandi club iberici: Barcellona e Real Madrid. Il primo ha già dato l’addio ai blaugrana per andare a giocare in Giappone, l’altro potrebbe presto togliersi la camiseta blanca, come fatto intendere dalle sue dichiarazioni al termine della vittoria in Champions League (“E ‘stato molto bello giocare con le merengues”) e come lascia pensare il fatto che, sul sito ufficiale del suo club, la maglia di Cr7 non è stata inserita fra le divise della prossima stagione.

Ronaldo è l’unico calciatore ad aver vinto nello stesso anno solare Champions, Europeo, Mondiale per club e Pallone d’oro: i tifosi del Manchester United sognano il suo ritorno ma, ad oggi, la società più vicina alla firma del ‘marziano’ potrebbe essere il PSG.

L’offerta al portoghese si dividerebbe in una tecnica – un tridente con Neymar e Mbappé e magari Gigi Buffon in porta – e un’altra economica: stipendio faraonico di 45 milioni netti. Tuttavia, il desiderio del presidente del Psg, Al Khelaifi, secondo il quotidiano spagnolo ‘AS’ avrebbe due ostacoli: “Da un lato, c’è il problema della clausola miliardaria di 1.000 milioni di euro: il club parigino sarebbe al massimo disposto a pagarne 150. L’altro ostacolo per il club francese è rappresentato dal fair play finanziario dell’Uefa che sta valutando il possibile ‘doping finanziario’ nei suoi contratti di sponsorizzazione. Una sanzione come quella ricevuta nel 2014 ridurrebbe notevolmente le sue opzioni nel calciomercato. Cavani, Guedes e Di Maria sono tre dei nomi che sono già sulla rampa di uscita per fare cassa, ma per poter affrontare la firma di Cristiano bisognerebbe vendere di più“.

Andando a Iniesta, lo spagnolo è pronto alla nuova avventura al Vissel Kobe, la squadra che milita nella J1, la Serie A giapponese. In poco meno di 20 anni di carriera (stabile in prima squadra dal 2002), ha conquistato tutto quello che c’era da vincere, sia indossando la maglia della Roja che quella blaugrana, con la quale è diventato imprenscindibile. Gli allenatori Pep Guardiola, Luis Enrique, Luis Aragon, Vicente Del Bosque e, ora, Julen Lopetegui lo hanno sempre ritenuto un pilastro dei loro undici. Otto vittorie in Liga, sette Supercoppe di Spagna, cinque Coppe del re, quattro Champions League, tre Supercoppe Uefa e tre Mondiali per club sono il suo palmares/lascito al Barca. L’ultimo riconoscimento, dal sapore agrodolce, è arrivato ‘postumo’, con le scuse di France Football per non avergli mai fatto vincere un Pallone d’Oro. Adesso, lo aspetta l’ultima passerella al Mondiale, quello che regalò alla sua Spagna segnando il goal vittoria dell’1-0 contro l’Olanda nella finale del 2010.

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