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    Indagine sull’alcolismo in Italia

    Fotografia: Alcolismo, un problema serio (Shutterstock)

    L’alcol? Un piacere se preso a piccole dosi che, in altri casi, può diventare un problema di dipendenza o trasformarsi in tragedia, quando si beve troppo e ci si mette alla guida.

    In dieci anni l’alcol ha fatto in Italia 435mila morti. A calcolarlo è stato l’Osservatorio Enpam-Eurispes nell”Indagine sull’Alcolismo in Italia’, secondo cui l’alcol è la sostanza psicotropa che miete più vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina.

    I dati che emergono – afferma il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Faratestimoniano una cresciuta consapevolezza, ma anche la necessità di un impegno costante sul piano della prevenzione e del sostegno alle famiglie interessate, così come su quello culturale, della comunicazione e dell’informazione“.

    Oltre sei italiani su dieci mettono l’alcol in relazione alla convivialità, al relax, al piacere e alla spensieratezza (63,4%); solo un quarto, al contrario, lo associa a concetti negativi, come la fuga dai problemi, la perdita di controllo e il pericolo (25,6%). E il ‘debutto’ alcolico arriva in età sempre più precoce: più della metà dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha bevuto il primo bicchiere tra gli 11 e i 14 anni (52,8%). Un terzo degli intervistati ha giocato con gli amici a chi beve di più (33,1%) e un’identica percentuale rivela di aver visto un amico o un conoscente riprendersi o farsi riprendere in video mentre beveva.

    La birra è in cima ai desideri dei giovanissimi, seguono il vino, poi shottini e superalcolici. Il consumo è sempre più extracasalingo, indipendente dal pasto e legato a momenti di divertimento e allo ‘sballo’: il 28,6% beve al pub, il 21,4% in discoteca, solo due su dieci bevono a tavola. Oltre la metà dei minori ha acquistato alcolici (54,4%) nonostante la legge italiana lo vieti. Di questi, oltre un quinto dichiara che non gli è stato mai chiesto il documento al momento dell’acquisto (21,7%). “L’incidenza di certi comportamenti – rileva il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti – è sensibilmente influenzata dall’uso massivo delle nuove tecnologie e dai social network