iMac, 20 anni fa nasceva il mito

    Fotografia: Steve Jobs e due iMac (ANSA)

    Semplicità d’uso, eleganza, attenzione per la bellezza e funzionalità, coniugate in un personal computer, compiono 20 anni. Nel 1998 nasceva l’iMac, primo prodotto lanciato da Steve Jobs, dopo il suo rientro in una moribonda Apple e prima di una serie di felici collaborazioni fra il creatore della ‘mela’ e il progettista londinese Jonathan Paul Ive (oggi Sir), che portarono alla nascita di congegni rivoluzionari in ambito tecnologico ed estetico come l’iPod, il MacBook e l’iPhone, per fare qualche esempio.

    Era il 6 maggio 1998, quando Jobs svelò al mondo l’iMac: un Pc colorato e “tutto-in-uno”, destinato a cambiare l’aspetto delle scrivanie. “Abbiamo disegnato l’iMac per dare ai consumatori ciò a cui tengono maggiormente: l’eccitazione di internet e la semplicità del Mac“, disse il ‘papà’ di Cupertino  quel giorno. La “i” stava per internet, ma anche per individuale, istruire, informare, ispirare.

    Si trattava di un prodotto in plastica azzurra traslucida, che lasciava vedere l’interno della macchina. Anche il design era straordinario, nessuno spigolo, forme stondate e morbide. Sparì la torre che racchiudeva le componenti del computer, così come le casse esterne. L’iMac aveva tutto al suo interno, e un maniglione per il trasporto nella parte alta della scocca. L’idea non era originale: il primo Macintosh, classe 1984, era un ‘all-in-one’ con maniglia, seppur squadrato e color crema. Curiosamente quello fu l’ultimo prodotto presentato da Jobs con la scritta “Hello” sullo schermo, prima dell’uscita da Apple; l’iMac, primo dispositivo del suo ritorno e della sua seconda stagione a capo della Mela, presentò la scritta “Hello again”.

    Il nuovo Pc debuttò sul mercato il 15 agosto portando novità anche sotto il profilo tecnologico: il lettore di floppy disk andò in pensione, mentre arrivarono le porte Usb, attualmente in uso. L’iMac era per un pubblico non solo professionale, grazie ad un prezzo non elevato per gli standard Apple dell’epoca: 1.299 dollari che scesero a 999 negli anni successivi, quando l’azzurro Bondi, ispirato ai mari australiani, lasciò il posto a cinque tinte fruttate (mandarino, lime, fragola, mirtillo e uva). Nel 2000 arrivarono il bianco, il grigio, il rosso, e l’anno successivo la versione floreale e quella a pois. Tutto mutò nel 2002, quando l’iMac si trasformò in uno schermo sottile montato su una base semisferica.Altra curiosità, l’iMac, grazie alla sua semplicità d’uso, è entrato nel Guinness dei Primati per il manuale d’istruzioni più corto: invitavano esclusivamente a connettere il computer alla rete elettrica e ad accenderlo tramite l’apposito tasto.

    Il ritorno di Jobs fu salvifico per Cupertino che, grazie ad una ristrutturazione aziendale, passò da un rosso di 878 milioni di dollari nel 1997 a un utile di 414 milioni nel 1998. Negli ultimi tre mesi di quell’anno fu venduto oltre mezzo milione di iMac.

    Negli anni Apple ha infranto moltissimi record a livello tecnologico e finanziario. Pochi giorni fa è arrivata la notizia bomba dell’acquisto da parte di Warren Buffett di 75 milioni di azioni della ‘mela’. L’annuncio ha spinto i titoli Apple in Borsa, un balzo che fa avvicinare Cupertino alla soglia dei 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. I titoli Apple sono infatti ormai a soli 20 dollari dal valore che consentirebbe a Cupertino di diventare la prima società quotata a infrangere il tetto dei 1.000 miliardi.

     

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