Il ‘ban’ di Telegram in Russia fa volare i servizi VPN

    Fotografia: Il blocco di Telegram mette in crisi il web in Russia (ANSA)

    Un mese fa, le autorità hanno iniziato a bloccare nel Paese l’applicazione di messaggistica Telegram, per non aver voluto consegnare alle autorità competenti le chiavi di cifratura. Il blocco ha avuto come danni collaterali il blocco di 16 milioni di indirizzi IP e, per questo motivo, l’utilizzo di servizi VPN stranieri in Russia è aumentato bruscamente.

    Lo riporta Kommersant. Ad esempio, l’americano TorGuard VPN ha registrato un incremento di utenti paganti del 1000% dall’inizio di aprile. Nel tentativo di bloccare Telegram, Roskomnadzor ha inserito nella sua lista nera circa 20 milioni di indirizzi IP appartenenti a servizi di hosting, tra i quali Google e Amazon, causando il malfunzionamento di molti siti e servizi online.

    Inoltre, le autorità russe ostacolano l’accesso ai server proxy che permettono di aggirare il blocco di Telegram. L’organo di controllo statale Roskomadzor ha messo al bando Telegram il 16 aprile scorso, dopo che il CEO della compagnia, Pavel Durov, si è rifiutato di fornire al governo russo le chiavi crittografiche necessarie per accedere alle conversazioni degli utenti

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