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    I messaggi dei social media azzerano lo spirito critico

    Fotografia: Spirito critico in pericolo usando i social? (Shutterstock)

    Controllare il tempo passato su internet, avvisare quando si naviga troppo per evitare patologie. A seguito del crescente numero di persone che soffrono di disagi psicologici per l’uso eccessivo del web, i colossi tecnologici hanno iniziato a lavorare per aiutare gli utenti a gestire l’uso dei social e delle app.  Non fa bene al cervello, infatti, essere continuamente bombardato da messaggi, come quelli che arrivano senza sosta dai social media: rischiano di diventare una sorta di “protesi del pensiero” e di azzerare lo spirito critico.

    Lo ha detto oggi a Roma uno dei massimi esperti di Neuroscienze a livello internazionale, Lamberto Maffei della Scuola Normale di Pisa, che oggi è intervenuto nell’Adunanza generale solenne dell’Accademia dei Lincei: “Non si può sottovalutare il rischio che lo sviluppo dei social media moderni, quali Facebook, Twitter e la televisione, diffondendo messaggi uguali a grandi moltitudini di persone, tenda a fare aumentare il cervello collettivo, oltre il grado richiesto per la socialità all’interno della specie“. Il cervello è letteralmente invaso da un’enorme quantità di messaggi, fino a trovarsi in una situazione di disagio, finché gli stessi messaggi, ripetuti continuamente, diventano protesi del pensiero“.

    Con smartphone e tablet si stabilisce una “simbiosi” che rende più facile convincere” e trasmettere “messaggi globali”. “Il grande pericolo – ha rilevato – è la perdita dello spirito critico del cittadino al punto da preferire di seguire un pastore, inteso come colui che grida“.

    Le uniche possibili contromisure, per Maffei, sono nella scuola e nella sua responsabilità nell’educare i giovanissimi “ai valori della lettura e del pensiero e della scienza.