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    I DaianaLou, una vita da buskers

     
    Non sempre il talento rincorre i riflettori,a volte preferisce gli occhi attenti e curiosi degli spettatori. I DaianaLou, dalla strada al palco di X Factor, hanno ritrovato la loro dimensione dopo essere tornati alla vita da buskers

    Daiana Mingarelli e Luca Pignalberi, in arte DaianaLou, hanno partecipato alla decima edizione di X Factor, nella squadra di Alvaro Soler. Hanno da subito incantato il pubblico e i giudici con la loro prima audizione, proponendo una versione originalissima di ‘Chandelier’ di Sia. Il loro successo e la loro fama, oltre che per il loro talento, è accresciuto anche grazie alla insolita decisione di abbandonare il programma in diretta tv, nonostante fossero tra i favoriti. La loro storia, la loro musica e le loro vite ci hanno appassionato.

    I due, affiatatissimi sul palco e nella vita privata, si sono conosciuti durante una jazz session e si sono innamorati. Trasferitisi a Berlino  hanno abbracciato la vita del busker: Daiana canta e Luca suona chitarra, cassa e charleston. La loro musica è caratterizzata da sonorità intense e neo-soul, che ritroviamo nel loro album “Streetherapy”, celebre per aver regalato “Thousand Scars”, colonna sonora del film di Alessio Maria Federici, ‘Terapia di coppia per amanti’, tratto dal libro di Diego De Silva. Hanno partecipato al più famoso festival dei musicisti di strada: il Ferrara Buskers Festival, che si è concluso il primo settembre. A breve uscirà il loro prossimo album, annunciato sui social con il singolo “Misery”.

     

    Dalla strada a X Factor e dal palco di Sky di nuovo alla strada. Molti artisti sognano quei riflettori, cosa vi ha spinto a tornare alle vostre origini?

     Diciamo che il nostro è stato un bisogno vero e proprio di contatto col pubblico. Ci mancavano gli occhi attenti di chi si ferma ad ascoltarti in strada, ci mancavano le loro storie e, soprattutto, sentivamo un forte bisogno di contatto con la realtà. Siamo due ragazzi semplici e con il sogno di vivere di musica, non ci occorrono effetti speciali per essere felici. Avevamo assaporato la felicità iniziando a vivere di musica a Berlino nel 2015 occupandoci principalmente di busking, eravamo in pace e in una dimensione stimolante. Quindi non è mai difficile lasciare qualcosa che non ti soddisfa al cento per cento se si ha la consapevolezza che ci sia in serbo qualcosa di più entusiasmante.
    Come descrivereste in tre parole il Ferrara Buskers Festival e cosa ha rappresentato per voi e per il vostro cammino musicale?
     Il Ferrara Buskers Festival è stato: sorprendente, appagante e adrenalinico. Non ci aspettavamo di essere letteralmente catapultati in un’altra dimensione. Stefano Bottoni, l’inventore del Festival ha creato un piccolo mondo perfetto per i buskers. La location è mozzafiato, l’organizzazione logistica non ha pecche di alcun tipo, l’atmosfera tra staff e artisti è così sinergica e amorevole che dopo 11 giorni senti davvero di essere a casa e andartene via salutando tutte queste persone che fino al giorno prima erano in perfetta armonia con te, è davvero complicato e commovente. La cosa incredibile per noi è stato il non avvertire il benchè minimo sentore di stanchezza. In un contesto del genere non ci pesava affatto fare 4 spettacoli al giorno (cambiando anche location durante la giornata con annesso trasporto-montaggio-smontaggio strumenti ) per 11 giorni consecutivi. Andavamo al letto alle 2:30 di notte e non riuscivamo a prendere sonno talmente euforici e pieni di gioia per ciò che stavamo facendo e dove lo stavamo facendo. Un’esperienza che consigliamo a tutti i buskers! 
    Voi vivete a Berlino, credete che i buskers in Italia abbiano meno opportunità rispetto all’estero?
     No, sinceramente le opportunità sono le stesse sia in Germania che in Italia. L’unica differenza è che in Italia (in alcune zone) puoi suonare  in strada anche d’inverno mentre in Germania è piuttosto complicato. Qualcuno al Ferrara Buskers Festival ci ha detto che per fare l’artista di strada e riuscire a viverci dignitosamente devi avere tre fattori decisivi e, secondo lui, molti possono riuscire anche solo con due di questi tre fattori: una buona struttura quindi idee chiare di che tipo di spettacolo offri, essere bravi in ciò che si fa ed infine essere brave persone e amichevoli con le persone. Diciamo che l’esperienza a Ferrara ci ha insegnato questa importante costante per la vita del busker, perciò crediamo che con queste tre o anche solo due di questi fattori, ce la si può fare un po’ ovunque!
    Il contatto con il pubblico, gli occhi vicini degli spettatori devono essere un’esperienza unica a cui un artista non si abitua mai. Ci sono state dei passanti che vi sono rimasti impressi in maniera indelebile? 
     Beh gli occhi degli spettatori su di noi sono davvero qualcosa che cerchiamo di tenere in mente sempre, sia quando componiamo che quando attraversiamo momenti difficili. Dimenticare quelli incontrati a Ferrara, poi, sarebbe davvero impossibile. Uno tra tutti è lo sguardo di Anita, una bambina di quattro anni che veniva a tutti gli spettacoli dal primo all’ultimo giorno e, non appena facevamo pausa tra uno spettacolo e l’altro, trovava il modo di sgattaiolare in mezzo alla gente per arrampicarsi letteralmente tra le nostre braccia. Sentiva ogni giorno il bisogno di avere un contatto forte con noi e di assistere attenta e immobile ai nostri spettacoli. Quando ci siamo salutati ci ha detto che le saremmo mancati tantissimo, ci ha regalato un disegno in cui ci siamo noi coloratissimi e pieni di glitter e le abbiamo promesso di appenderlo nella nostra nuova casa a Berlino.