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    Hammamet: Favino si trasforma in Bettino Craxi

    Fotografia: Ansa Foto
    Il regista Amelio: “il film descrive l’agonia di un uomo che ha perso il potere e si avvia verso la morte. Un uomo macerato fino all’autodistruzione”

     

    Uscirà al cinema oggi, 9 gennaio – con 01 Distribution‘Hammamet’, il nuovo film di Gianni Amelio, a vent’anni dalla morte di Bettino Craxi, uno dei leader più discussi del Novecento italiano.

    Protagonista è Pierfrancesco Favino – il vero gigante – perfetto nel ruolo dell’ex Presidente del Psi. Una mimesi impressionante, clamorosa, tanto da mettere in ombra tutto il resto. Favino si è sottoposto a sedute di trucco di cinque ore al giorno: «Quando sai che devi interpretare un personaggio, gli vuoi assomigliare il più possibile. Ci siamo avvicinati sempre più all’immagine di Craxi, lasciando poi spazio a quello che sta dietro all’aspetto». E ancora l’attore: «Sono entrato in punta di piedi, sapendo di entrare nella memoria di tanti. Ho fatto i conti anche con la mia memoria, in modo da sgombrare il campo dalle apparenze e comprendere il personaggio in profondità». L’attore romano ridà voce a Bettino facendo venire i brividi perfino ai suoi figli.

    Il film, che racconta gli ultimi sei mesi del leader socialista esule in Tunisia, non vuole essere una chiara volontà di fare politica. L’intento sembra quello di raccontare l’umanità del leader socialista in esilio alle prese con le sue molte malattie. La narrazione, quella di un thriller, si sviluppa su tre caratteri principali: il re caduto, la figlia – vestale piena di devozione verso un padre malato pieno di boria e capricci – e un terzo personaggio – un ragazzo misterioso – che si introduce nel loro mondo e cerca di scardinarlo dall’interno.

    Hammamet si apre con la riproduzione del 45esimo Congresso del Partito Socialista Italiano all’ex Ansaldo di Milano, quello del 1989, con la piramide di Panseca alle spalle del leader Bettino che sottolinea quanto ha fatto diventare moderna l’Italia. Il resto del film sarà girato in tunisia, nella vera casa del Presidente. C’è il Craxi vero in Hammamet, quello sagace, spregiudicato, carismatico, anticomunista feroce.

    Amelio, che non è mai stato nè socialista nè craxiano, fa una agiografia di Craxi: senza eludere tutte le vicende giudiziarie, porta a compimento la totale assoluzione de politico e dell’uomo. «Non ho voluto raccontare il Craxi degli anni d’oro, quello degli anni Ottanta, ma quello di fine secolo scorso – dice Amelio -. Racconto la sua agonia, la storia di un uomo che ha perso il potere e va verso la morte. Un uomo pieno di rabbia, rimorsi e desideri, macerato fino all’autodistruzione». È proprio il ritratto dl potente sconfitto, i nodi tra la psicologia e la vita, tra il privato e il pubblico ad affascinare il regista. Consapevole della portata politico-sociale del suo film, Amelio ribadisce: «Per me Craxi non è né esule né latitante perché latitante è qualcuno che viene cercato dalla legge che non sa dove si trova. Di Craxi si sapeva tutto, anche il numero di telefono, i cantanti lo andavano a trovare, i giornalisti lo intervistavano. Il suo non è neanche un esilio, forse il termine giusto è ‘contumacia’, che si dice di qualcuno che non si presenta in tribunale. I giudici non sono andati da lui in Tunisia, se avessero fatto il processo là sarebbe stato inultile. Ci si aspettava che lui si presentasse davanti ai giudici, il collega democristiano glielo propone: è giusto abbassare la testa per rialzarla. L’orgoglio che Craxi aveva lo ha portato a quella fine, la sua ostinazione nel credersi nel giusto: voleva essere giudicato in Parlamento e non in Tribunale. Il film pone domande e non dà risposte».

    Sarà lo stesso spettatore, di fronte alla magnificente interpretazione di Favino, ad essere irretito da una totale ammirazione per il personaggio, con tutta la sua superbia e arroganza.