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    Green book, risate e sentimenti con Viggo Mortensen

    Fotografia: Una scena dal film (Eagle Pictures)

     

    di Simona Santoni

    GREEN BOOK – Regia di Peter Farrelly, con Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Sebastian Maniscalco, Dimiter D. Marinov, P. J. Byrne, Don Stark, Brian Stepanek, Iqbal Theba. Biografico/commedia/drammatico, Usa 2018, 130’.

    Un’amicizia improbabile in cui la diversità si rivela risorsa, condita da situazioni e dialoghi esilaranti e spunti di riflessione. ‘Green book’, da oggi al cinema, ricorda la fortunata formula della commedia francese ‘Quasi amici – Intouchables’ del 2011. Calca un po’ la mano sui luoghi comuni (italiano? spaghetti, mafia e gestualità spiccata) ma è un peccato veniale: se i luoghi comuni fanno spanciare dal ridere, al fin di una risata quasi tutto è concesso.

    Peter Farrelly, che insieme al fratello Bob ha prodotto e diretto le commedie demenziali cult ‘Tutti pazzi per Mary e Scemo & più scemo’, è rimasto affascinato da una storia vera riferitagli dall’attore Brian Currie e vissuta dal padre del cineasta Nick Vallelonga. Ha quindi spinto per cimentarsi con la sua prima commedia drammatica: un buttafuori italiano, il più duro di New York, al servizio come autista per il pianista nero Don Shirley, in tour nel sud degli States del 1962, ancora impregnati di razzismo. Ecco Viggo Mortensen, con una pancia prominente ingrassata a suon di hot dog, pasta e polli fritti, e Mahershala Ali, elegante e raffinato jazzista in look impeccabili. Ecco Green book, film vincitore di tre Golden Globe (migliore commedia, migliore attore non protagonista a Mahershala Ali e migliore sceneggiatura, scritta da Farrelly, Currie e Vallelonga) e candidato a cinque Oscar, tra cui miglior film.

    Viggo Mortensen “Tony Lip” e Mahershala Ali “Don Shirley” (Eagle Pictures)

    Mortensen è Frank Anthony Vallelonga detto Tony Lip. Scaltro di mano, dai modi rozzi quanto franchi, è un italoamericano che sa stare al mondo: piccole astuzie, pochi grilli per la testa, qualche amicizia tra la criminalità organizzata, sani principi nonostante tutto. E un appetito spropositato. Mahershala Ali è il pianista Don Shirley che lo ingaggia per un viaggio costellato di momenti comici e marchiato da implacabili fiotti razzisti. Nel sud degli Stati Uniti prima del Civil Rights Act, gli afroamericani pativano ancora umiliazioni e reali pericoli: le leggi di Jim Crow mettevano limiti su dove potessero mangiare, dormire, sedersi, fare acquisti e camminare. The Negro Motorist Green Book, da cui prende il titolo Green Book, era una guida turistica, pubblicata annualmente dal 1936 al 1966, che elencava locande, hotel e ristoranti che ammettevano e servivano clienti di colore.

    Quel viaggio insieme, per Tony Lip fu illuminante. E anche per Don Shirley, che in quell’italiano schietto e chiacchierone trovò inaspettatamente un amico. Così diversi l’uno dall’altro, costretti a passare molto tempo insieme, pian piano vanno oltre i reciproci pregiudizi, razziali, sociali, sessuali.
    La diffidenza iniziale nel vedere Mortensen, origini danesi e tratti nordici, negli strani panni di un italoamericano, è superata grazie al suo calore contagioso. Con Ali forma una strana coppia di gran carisma e buona chimica, in un road movie che corre fluido, sull’onda di un sentimentalismo non zuccheroso e di un umorismo che sceglie la leggerezza piuttosto che la profondità spaventosa del contesto narrato.