Germania fuori: le debacle storiche dei Mondiali di calcio

Fotografia: Un incredulo Mario Gomez dopo l'eliminazione (ANSA)

Mentre la Germania, quella politica, rischia di tornare al voto per il problema dei respingimenti degli immigrati, quella calcistica viene respinta al confine degli ottavi di finale, rimpatriata dalla Corea del Sud.

Il 2-0 targato Kim e Son restituisce al pianeta Terra i campioni del mondo che, come l’Italia nel 1966 e nel 2002 trovano la loro Corea, innescando la solita sfilza di commenti triti e ritriti, tipici di queste situazioni, tirati fuori dalla naftalina: figuraccia, debacle storica, umiliazione, onta, macchia indelebile.

La ‘via crucis’ del ct Loew e dei suoi ragazzi è appena iniziata, una condanna inclemente che non tiene conto di quanto fatto di buono dall’allenatore dal 2006 a oggi: terzo posto ai Mondiali sudafricani del 2010, trionfo iridato nel 2014, seconda piazza agli Europei del 2008 e due terzi alle manifestazioni continentali di Polonia-Ucraina 2012 e Francia 2016, ai quali si aggiunge il successo nella Confederations Cup del 2017.

Come troppi dimenticano, il bello del pallone è che è rotondo e proprio per questo imprevedibile, come insegna la storia dei Mondiali

La prima debacle nella competizione iridata a lasciare di stucco fu quella dell’Inghilterra sconfitta 1-0 dagli Stati Uniti a Brasile 1950, il primo Mondiale disputato dopo la seconda guerra mondiale. Il successo degli yankees contro i sudditi di Sua Maestà fu chiamato il “Miracolo di Belo Horizonte”; Joe Gaetjens, un haitiano naturalizzato che studiava alla Columbia University grazie a una borsa di studio, fu l’artefice della sconfitta inglese. I maestri d’oltremanica – al loro esordio nella competizione (si rifiutarono di prendere parte alle prime tre) – persero anche la partita successiva con la Spagna, venendo eliminati. Joe Gaetjens ebbe una fine tragica; nel luglio del 1964 si dice fu catturato dai Tonton Macoutes, la polizia segreta di Haiti alle dipendenze di François ‘Papa Doc’ Duvalier: il giocatore sparì nel nulla.

Sedici anni dopo, in terra d’Inghilterra, la Corea del Nord sconfisse a sorpresa 1-0 i due volte campioni del mondo dell’Italia. All’Ayresome Park di Middlesbrough, gli azzurri furono castigati da Pak Doo-Ik, indicato per mezzo secolo come  il ‘famoso dentista’ ma che in realtà non praticò mai la professione: lavorò come militare e poi come insegnante di educazione fisica. Fu una sconfitta epica. Gli asiatici venivano dalla guerra che aveva portato alla creazione della zona demilitarizzata che divideva la Corea in due parti – motivo per il quale gli inglesi rifiutarono di far suonare il loro inno nazionale – e tutti i giocatori erano dilettanti: per loro, il calcio era un dopolavoro divertente. L’Italia tornò a casa accolta da un lancio di ortaggi, la squadra ‘materasso’ arrivò ai quarti di finale, eliminata dal Portogallo di Eusebio (5-3).

Nel 1974, la Coppa Jules Rimet lasciò il posto alla Coppa del Mondo Fifa. A vincere il titolo furono i padroni di casa della Germania Ovest. Nella fase a gironi, il destino tirò uno dei suoi scherzi: il paese organizzatore e i cugini della Germania dell’Est furono sorteggiati nello stesso raggruppamento. La sfida calcistica fra le sorelle divise – in realtà era uno scontro politico fra Nato e Patto di Varsavia – terminò con l’impensabile successo della parte orientale: 1-0 goal di Jürgen Sparwasser. Beckenbauer parlò di “Waterloo” e, quando cadde il muro di Berlino, la domanda più frequente alla gente fu “dov’eri quando Sparwasser segnò?” Il comunista che aveva ferito al cuore il capitalismo fuggì in Germania Ovest nel 1988 con tutta la famiglia. Oltre alla storia, a questo atleta è legato un bel episodio, meno noto. A differenza di quanto raccontato ai tempi, a fine gara l’avversario Paul Breitner gli chiese di scambiare la maglia.  Dopo l’alluvione del 2002, Breitner mise all’asta quel cimelio per donare il ricavato alle vittime del disastro e lo stesso fece Sparwasser con quella del rivale: le maglie, pagate un totale di 35.000 euro, furono donate  dall’acquirente alla Casa della Storia di Bonn.

Otto anni dopo, Germania ovest ancora una volta beffata da una ‘piccola’ (arrivò in finale, sconfitta poi dall’Italia) con pesanti conseguenze per la sua immagine. Spagna 1982: Germania Ovest-Algeria 1-2. I panzer di Karl-Heinz Rummenigge trascorsero la vigilia della sfida a ‘sbeffeggiare’ i rivali, considerati delle nullità. In realtà avrebbero dovuto informarsi meglio. Gli allenatori algerini venivano dalla scuola calcistica francese mentre i giocatori si conoscevano molto bene fra loro; una legge del paese impediva ai calciatori sotto i 28 anni di andare all’estero: per questo motivo si allenavano spesso assieme ed erano affiatati. Finì 2-1 per l’Algeria con reti di Rumenigge per gli europei e, per gli africani, di Belloumi e Rabah Madjer. Quest’ultimo diede un altro dispiacere ai tedeschi a livello di club; nel 1987 segnò di tacco il primo dei due goal che regalarono al Porto la finale di Coppa Campioni contro il Bayern Monaco: era diventato il ‘tacco di Allah’. Dopo quel umiliazione, la Germania Ovest fece discutere per quanto accaduto nella successiva sfida con l’Austria, un comportamento che costrinse la FIFA a modificare il regolamento della competizione.

Algeria e Austria erano in testa al girone a 4 punti a testa e mancava una sola gara per chiudere il girone, Austria-Germania, chiamata poi il ‘patto di non belligeranza di Gijón’, dalla sede della sfida. Per qualificarsi alla fase successiva, ai tedeschi serviva una vittoria, per i cugini bastava anche una sconfitta purchè le reti di scarto fossero al massimo due. Vinsero i tedeschi 1-0 ma, dopo la rete del vantaggio, le due formazioni si spensero, dando vita a una indecorosa melina. In virtù della miglior differenza reti, si qualificarono le due squadre europee: fuori l’Algeria che aveva comunque chiuso a pari punti con loro. Un commentatore televisivo invitò a spegnere il televisore mentre la squadra di Rumenigge fu insultata e bersagliata da oggetti vari sotto l’albergo. La Fifa decise di far disputare in contemporanea le ultime partite dei gironi dei Mondiali, come avviene oggi. Il primo biscotto della storia dei Mondiali in realtà era un krapfen.

A livello di risultati sorprendenti si ricordano anche il successo del Camerun sui campioni del mondo dell’Argentina nella gara inaugurale di Italia 1990, Spagna-Nigeria 2-3 a Francia 98, Francia-Senegal 0-1 e Corea del Sud-Italia 2-1 nel 2002.

Anche le sfide fra big tuttavia hanno stupito i tifosi, basti pensare ai Mondiali del 2014 quando i campioni in carica della Spagna furono travolti 5-1 dall’Olanda e i padroni di casa del Brasile ‘asfaltati’ 7-1 dalla Germania – peggior passivo dei verdeoro nella manifestazione – che poi conquistò il suo quarto Mondiale ai danni dell’Argentina di Leo Messi.

A dimostrazione che il pallone è rotondo e che le cose oggi girano in un modo, domani in un altro, questa edizione dei Mondiali vede la Germania tornare a casa e l’Albiceleste del fuoriclasse del Barcellona passare il turno, dopo aver rischiato una clamorosa eliminazione.

Il bello del calcio è anche questo.

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