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    Fly open air: il festival senza smartphone

     

    Una misura forse un po’ drastica, ma necessaria secondo gli organizzatori. Al Fly open air i cellulari non sono graditi

    La dipendenza dallo smartphone ormai non è più considerata un’emergenza, semplicemente è un fatto. Esistono nella vita di ognuno di noi, ne sono parte integrante se non fondamentale, fonte di sostentamento e per alcuni di ricchezza smodata. Lo sviluppo e la diffusione rapidissimi dei social network, la possibilità di condividere qualsiasi situazione in qualsiasi momento, ha sì permesso un collegamento globale istantaneo, una circolazione non filtrata di contenuti, offrendo la possibilità di conoscere luoghi, pensieri o eventi  più disparati, ma ha sicuramente anche creato il bisogno di farlo. I social network hanno offerto una risposta a un bisogno, e poi questo bisogno l’hanno creato. Non ci si limita a condividere con X persone, molte delle quali sconosciute, situazioni che effettivamente sarebbe bello condividere, si arriva a creare situazioni al fine di condividerle.

    Ciò significa che il presente, le percezioni, gli interessi, la verità che abbiamo davanti la osserviamo, la viviamo, vi partecipiamo in maniera già filtrata da noi stessi. I concerti sono un esempio lampante di questa pratica ridicola: il cantante da noi più amato intona la nostra canzone preferita, noi prendiamo lo smartphone e iniziamo il video. Certamente avere un ricordo di questi momenti è bello, ma ancora meglio sarebbe chiudere gli occhi e ascoltare, saltare, piangere, ridere: attraversare il momento.

    Così, almeno, la pensano gli organizzatori del FLY open air festival andato in scena lo scorso 18 e 19 maggio in Scozia.  Tom keteley, il direttore, rifiuta l’idea che si possa partecipare ad un festival e vedere, tra sè e il palco, migliaia di schermi illuminati. Per questo motivo, all’ingresso del festival era necessario inserire il telefonino all’interno di un astuccio che ne inibiva l’utilizzo, sbloccandolo solamente a fine concerto. In questo modo i ragazzi sono obbligati ad ascoltare il concerto senza distrazioni, senza poter condividere nulla, ma potendo rivedere il live tramite le riprese ufficiali.

    Un’ottima pratica, un modo vero di partecipare alla musica: la speranza è che si diffonda il più possibile.