Fb, arriva il mea culpa di Zuckerberg

Fotografia: Zuckerberg durante la testimonianza (ANSA)

Mi dispiace” per gli abusi effettuati sugli account degli utenti di Facebook. E’ stato chiaramente un errore” credere a Cambridge Analytica quando dissero che avevano smesso di utilizzare impropriamente i dati degli utenti, “non avremmo dovuto fidarci soltanto della loro parola”. Mark Zuckerberg ha fatto mea culpa per le violazioni di dati attribuite a Facebook durante la prima giornata della maratona al Congresso che lo vede in audizione prima davanti alla commissione congiunta Giustizia e Commercio del Senato e nelle prossime ore alla Camera, dopo il caso Cambridge Analytica ma anche in seguito alle indicazioni di interferenze nelle elezioni Usa.

Rispondendo al fuoco di fila di domande dei senatori durato cinque ore, Zuckerberg afferma che la sua squadra sta lavorando con i responsabili dell’inchiesta sul Russiagate, mentre viene torchiato su più fronti, anche su quello delle regolamentazioni, evocando anche il modello europeo. Gli si chiede se appoggerebbe una legge che detti limiti e regole e lui risponde che in linea di principio sarebbe d’accordo, insistendo tuttavia che i dettagli sono importanti, in leggi che comunque possano aiutare tutti. Quando poi il senatore repubblicano Lindsey Graham ipotizza che per Facebook si possa parlare di monopolio, Zuckerberg risponde “certamente io non ho questa impressione” affermando che la competizione e’ vasta. perchè oltre alle ammissioni di colpa e alle scuse il fondatore di Facebook al Congresso e’ giunto pure per difendere la sua creatura. Quindi il mea culpa: “Mi dispiace, non avremmo dovuto fidarci”.

Quindi ha definito un suo grande rammarico la lentezza nel riconoscere la minaccia delle interferenze russe nelle elezioni 2016. Ma oltre alle scuse e le ammissioni di colpa, il fondatore di Facebook vuole difendere la sua creatura e dimostrare che l’impegno a migliorare e’ reale, descrivendo punto per punto i prossimi passi. Il social network ha intanto annunciato che offrirà una ricompensa, anche fino a 40 mila dollari, agli utenti che segnalano l’uso improprio dei dati da parte degli sviluppatori di app, come è accaduto appunto nello scandalo Cambridge Analytica.

Lancia cosi’ il programma ‘Data Abuse Bounty’, ispirato al ‘Bug Bounty’, quello usato dal social network per scoprire i ‘bug’, cioè le falle di sicurezza informatica e che prevedono un premio in soldi a chi le scopre e segnala. Il Data Abuse Bounty “premierà le persone che conoscono casi in cui un’app della piattaforma raccoglie i dati per venderli, usarli per truffe o per scopi politici, spiega Facebook in un post ufficiale. Proprio come il ‘Bug bounty’, ricompenseremo gli utenti in base all’impatto di ogni segnalazione. Quelli per i ‘bug’ più pericolosi fino ad ora hanno fruttato sino a 40mila dollari”. Le segnalazioni verranno esaminate “il più rapidamente possibile” e se verrà confermato l’abuso di dati, l’app incriminata verrà chiusa, verranno “intraprese azioni legali contro la società che vende o acquista i dati”, verrà “pagata la persona che ha fatto la segnalazione e avvisati tutti gli utenti interessati”.

Dal canto suo Cambridge Analytica si difende in 10 punti rispedendo al mittente ogni accusa: ”Non abbiamo hackerato Facebook, né infranto le leggi, non abbiamo influenzato il referendum sulla Brexit, raccogliamo dati solo con il consenso informato, stiamo conducendo una indagine indipendente per dimostrare che non possediamo alcun dato, condivideremo i risultati di questa indagine non appena li riceveremo”.

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