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    Faux fur, la pelliccia finta va di moda

    Fotografia: Una protesta della Peta (s_bukley / Shutterstock.com)

    “Cruelty-free” è la parola d’ordine di questi ultimi anni. Sempre più persone cercano prodotti che non siano costati sofferenza o morte di animali. Nel campo della moda, per esempio, una risposta forte ad anni di proteste – soprattutto da parte di famose modelle – è arrivata a sorpresa quest’estate dalla London Fashion Week, che non ha visto sulle passerelle nessun tipo di pelliccia animale, dopo la decisione del British Fashion Coucil (BFC).

    Pellicce al bando nel fashion? Quelle vere sì, non quelle finte, le ‘faux fur’, le giacche e i cappotti pelosi visti nelle passerelle e in ogni vetrina, capospalla must have dell’inverno 2018/2019. Colorate, morbide e lucenti, le pellicce ecologiche sono l’emblema del nuovo trend green che sta orientando sempre di più ogni ambito della società e dunque del consumo. Tanti stilisti, da Gucci a Giorgio Armani e Chanel, da Donatella Versace a Louis Vuitton, Prada e Hermes, le hanno portate in passerella annunciando contemporaneamente la svolta fur free.

    Così, mentre Brunello Cucinelli ha presentato questo anno una pelliccia ecologica fatta di mohair naturale, “Green is the new black” e’ stato il titolo del’ultima sfilata di Stella McCartney, stilista che mette la sostenibilità al primo posto di tutta la collezione, da sempre vegetariana prima che andasse di moda. Di sicuro le nuove pellicce sono cruelty free, per realizzarle infatti non sono stati uccisi animali, nè selvaggi, nè in allevamento.

    E’ davvero tutto così verde? A parte quelle fatte di lana delle griffe specializzate, la maggioranza delle pellicce comunemente chiamate ‘ecologiche’ non sono in materiali ‘naturali’ perché sono composte da miscele di fibre sintetiche, come nylon, acrilico, poliestere e così via. Poi c’è il Kanecaron, una fibra sintetica contenente acrilonitrile dal 30 all’85% (la base della plastica). Messa a punto negli anni ’50 dal colosso mondiale della chimica Kaneka, in Giappone, è fra le più usate per fare pellicce artificiali, coperte, peluche per i bambini e parrucche ignifughe e resistenti.

    Se gli animalisti si ritengono soddisfatti – tra l’altro di giorno in giorno aumenta il numero degli stilisti che dichiara di abbandonare le pellicce vere a favore delle sintetiche – lo sono meno gli ambientalisti. Il dibattito è in corso e si fa portavoce del problema Lady Fur, alias Samantha De Reviziis, ex modella, influencer internazionale ed esperta di pellicceria (attaccata spesso dagli animalisti sui social). Dichiara De Reviziis: “Quanto sono amiche dell’ambiente le pellicce ecologiche e fur-free? Le fibre derivano dal petrolio, come la plastica, non sono biodegradabili e inquinano l’ambiente. C’è una grande confusione. Gli stilisti dovrebbero parlare più chiaramente ai consumatori precisando che alle definizioni che vanno ora per la maggiore come ‘bio’, ‘eco’, ‘green’, ‘fur free’, ‘vegane’ ed ‘eco-fur’ non corrisponde sempre il rispetto per l’ambiente. La sostenibilità, invece, è sempre più al centro delle scelte dei consumatori, animalisti o no. Si può scegliere di non indossare una pelliccia vera ma sapere anche che quella ecologica inquina l’ambiente. Se un marchio dichiara di essere sostenibile, dovrebbe pensare alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica“.

    Cresce la coscienza animalista e quella ambientale: la reputation dei marchi è importantissima. Nel 2018 hanno dichiarato che non produrranno più vere pellicce Gucci, Versace, Michael Kors, Jimmy Choo, Furla, John Galliano e Donna Karan. Tom Ford e Givenchy hanno sostituito le pelli esotiche non solo con le fibre sintetiche, anche con pellami di scarto dell’industria alimentare.

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