Estate in arrivo: il troppo e il poco sole fanno entrambi male

    Fotografia: Attenti al sole (ANSA)

    Vedendo alcune persone al mare, stese sui lettini per ore sotto il sole, ci verrebbe voglia di chiedere il grado di cottura: ben cotte, medie o al sangue? Chi cerca la tintarella perfetta spesso sottovaluta i rischi immediati e le conseguenze a lungo termine dell’esposizione prolungata ai raggi solari: dalla semplice scottatura ai tumori della pelle.

    Gli italiani non hanno la ‘cultura’ dell’esposizione al sole. Strati di crema troppo sottili, se non veri e propri buchi nella schermatura, sono i due principali errori in cui ci si imbatte cercando l’abbronzatura. “Di crema solare, per far sì che schermi quanto riportato in etichetta – spiega Domenico Centofanti, vicepresidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) – bisognerebbe applicarne due milligrammi per centimetro quadrato. Ma di solito se ne applica un quarto del necessario, e la quantità è direttamente proporzionata all’effetto“. Altro frequente errore è “applicarla dimenticando parti sensibili come orecchie, collo e piedi”.

    Se da un lato non ci si protegge bene, dall’altro si commette, dunque, l’errore opposto, rifuggire il sole, necessario a produrre vitamina D. vero e proprio elisir di salute perchè contribuisce a proteggere da osteoporosi, demenza, insonnia, problemi al sistema nervoso, ai polmoni e al metabolismo, aiutando anche a rinforzare il sistema immunitario.

    Nel Nord Europa c’è molta informazione a riguardo, cosa che non avviene in Italia. Come porre rimedio? La vitamina D si assume anche con cibi, ma la stragrande maggioranza si produce grazie al sole: bastano 20/30 minuti al giorno a giorni alterni. La sua produzione è condizionata da latitudine, stagione, orario di esposizione e quantità di pelle esposta. Ma anche da caratteristiche individuali: “Le persone giovani ne producono di più, quelle con pelle più scura ne producono di meno. L’assunzione di antibiotici, il colesterolo alto, e le patologie a carico di fegato e rene ne fanno produrre meno. Anche chi è obeso ne ha meno in circolo nel corpo, perché la vitamina D si accumula nel tessuto adiposo. Se questi equilibri funzionano male supplementare vitamina D non porta a risultati“.

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