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    Esclusiva: Giuseppe Maggio, racconta ‘Baby’

    Fotografia: Giuseppe Maggio (Netflix)

    di Paola Medori 

    Nel 2014 il caso delle “baby squillo” dei Parioli aveva riempito le pagine di tutti giornali, scuotendo le coscienze dell’opinione pubblica. Ragazzine di sedici anni che, in un appartamento romano, si prostituivano per denaro e vestiti firmati. Oggi quella vicenda giudiziaria ha ispirato ‘Baby’, l’attesa e discussa serie originale italiana di Netflix diretta da Andrea De Sica e Anna Negri. Sei episodi, in onda dal 30 novembre, che raccontano la vita segreta di due lolite in cerca della loro identità. Tra i protagonisti di questa favola dark anche Giuseppe Maggio, classe 1992, romano, occhi verdi e un amore assoluto per il mestiere dell’attore.

    Da calciatore mancato, dovevi entrare nella Lodigiani, diventi attore per caso, grazie alla barista del tuo liceo, il classico Mamiani, che ti suggerì di fare il casting per un film di Moccia.

    “A quindici anni ho ottenuto la parte per Amore 14. Ci sono andato per scherzo e poi ho avuto la parte ed è diventata una sfida con me stesso. Non sapevo fare nulla. Ma ho capito fin dall’inizio che volevo continuare a farlo. Mi sono impegnato e ho studiato. Recitare è il mio mondo. E’ la mia passione. Mi dà energia e forza”.

    In “Baby” interpreti Fiore, puoi raccontarci chi è?

    Sono un bad boy interessato a donne, soldi e potere. E’ un personaggio diviso tra due realtà opposte, quella più oscura, legata alla movida romana (è il proprietario di un locale insieme al cugino Saverio, l’intermediario interpretato da Paolo Calabresi), e l’amore per Ludovica (l’attrice Alice Pagani vista in “Loro”, ndr), una delle due baby squillo”.

    Cosa scatta nella mente di una ragazzina che decide di prostituirsi?

    “Non ho vissuto questa vicenda in prima persona, anche se ho frequentato in parte gli stessi ambienti e i locali romani. Non incolpo direttamente loro. Può succedere di prendere una brutta strada quando non hai esperienza, cresci con valori sbagliati e non capisci la differenza tra giusto e sbagliato. Quelle inquiete ragazzine aspiravano ad avere delle cose con mezzi e approcci inopportuni”.

    Secondo te chi è il maggior colpevole?

    Le famiglie che non ci sono e una società dove i giovani crescono alla mercé dell’opinione comune, bombardati anche dai social network dove quello che conta davvero è il desiderio sfrenato di avere soldi per comprarsi tutto e fare la bella vita”.

    Basti pensare a serie come “13” o “Elite”, solo per citare le più recenti produzioni firmate Netflix, in cui bullismo, discriminazione e violenza del branco angosciano le vite dei giovani protagonisti. Nella realtà nessuno denuncia, come ti spieghi questo silenzio?

    Pensiamo solo a noi stessi e ai nostri problemi. Conta più il microcosmo che il macro. Ognuno è schiacciato dai suoi pensieri e si occupa meno del contesto in cui vive, degli spazi condivisi. Lo vediamo in tanti aspetti della società. Cammini per strada e c’è solo degrado e spazzatura”.

    Il caso Weinstein ha messo sottosopra il mondo dello spettacolo, ti è mai capitato di dover scendere a compromessi?

    No, e non ho neanche mai assistito ad approcci del genere. Mi sono sempre allontanato. In Italia le molestie riguardano soprattutto le donne. Sono fortemente contrario a ogni forma di compromesso per chi ama questo lavoro. Se lo accetti significa che preferisci quello che porta: notorietà, soldi e aspetti effimeri. Ci saranno sempre persone che sfrutteranno il loro potere per ottenere in cambio qualcosa. Succede da sempre, dai tempi degli antichi Romani. Poi se si passa dall’avance a qualcosa di più inopportuno che possa danneggiare la psicologia delle persone, questo va subito punito”.

    La serie, creata dal Grams, 5 autori che non superano i 30 anni, è stata diretta da Anna Negri e Andrea De Sica, figlio del compositore Manuel e nipote del grande regista Vittorio, alla sua seconda opera importante dopo il lungometraggio “I figli della notte”. Come ti sei trovato?

    Di solito sono il più giovane sul set, mentre in questo caso ero il vecchietto. Ci siamo divertiti molto e siamo stati diretti da un regista pieno di energia e carisma. Andrea De Sica è puro talento e avrà un futuro incredibile”.

    Ti rivedremo anche tra i protagonisti della fiction Rai, «La compagnia del cigno» di Ivan Cotroneo, in quali vesti?

    Interpreto un ragazzo gay di Milano e un po’ naif che s’innamora di Alessandro Roja anche se la nostra storia verrà osteggiata da suo nipote. In quel periodo stavo anche sul set di Baby ed è stato un po’ complicato interpretare due personaggi contemporaneamente e dopo le riprese rientrare in me stesso (ride, ndr)”.

     Il ruolo che invece sogni di interpretare da qui a dieci anni?

    Dopo tante parti da cattivo, vorrei essere un supereroe, ma non come quelli classici della Marvel, tipo gli Avengers. Preferisco un eroe nella vita quotidiana. Il cinema, soprattutto oggi, deve regalare modelli positivi di comportamento. Persone normali dal grande carattere”.

     

     

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