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    Ernia: “Consiglio ai miei fan di andare a scuola”

    Fotografia: ufficio stampa

    E’ considerato il rapper colto della sua generazione perché Ernia parla spesso della sua affezione nei confronti di numerosi testi della letteratura, citando frequentemente autori come  Charles Baudelaire, Ernest Hemingway  e Stephen King. E’ uscito da poco “68 (TILL THE END)” una specialissima riedizione del suo album d’esordio che si arricchisce di alcuni brani inediti che porterà in giro questa estate in giro per l’Italia.

     

    Perché un secondo capitolo di 68, il tuo album precedente?

    68 l’ho scritto in maniera molto metodica, è un album prettamente conscius, un po’ un manifesto a cui sono molto legato perché è il mio primo disco ufficiale. L’ho realizzato proprio come volevo farlo io, con i suoi pro e suoi contro, perché poi il mercato attuale richiede esattamente il contrario di quello che è stato il mio progetto.

     

    Cosa intendi dire?

    Che nonostante abbia all’interno un solo featuring, mentre il mercato attuale ne richiederebbe una valanga per poter vendere un disco, è andato molto bene. Potevo fare “Till the end” in maniera staccata, ma in realtà aggiungere un capitolo leggero a quello che era già stato fatto in 68 ha alleggerito tutto il disco e ha facilitato l’ascolto a tutti.

     

    E hai anche aumentato le collaborazioni, ti sei piegato alle logiche del mercato?

    Fare featuring a me piace un sacco ma nel primo disco non ne ho voluti. Volevo che la gente comprasse il mio disco solo per me e non perché nel disco c’era qualche artista che magari avrebbe potuto piacere più di me. Mi sono detto: il primo progetto me lo voglio fare da solo! Ho messo in mezzo solo Tedua perché è un mio amico di infanzia, siamo proprio cresciuti insieme e abbiamo iniziato a fare musica insieme. Per quanto riguarda “Till the end” invece ho chiamato solo artisti che conosco come Nitro, Lazza e Chadia Rodriguez. Ragazzi che frequento già da prima della musica, Lazza da una decina d’anni e Chadia da almeno un paio, è stato un po’ come fare un album di famiglia.

     

    Che valore aggiunto hanno dato ai tuoi brani?

    Nitro è un professionista, ha la mia stessa età, è del 93 anche lui, ma è un pro almeno dal 2012, lui è da sette anni che fa musica a livello professionistico. E’ uno dei migliori a scrivere per quanto riguarda la mia generazione, devo dire che scrive proprio bene, su “Certi Giorni” è stato sicuramente un valore aggiunto. Di Lazza sapevo che il suo disco sarebbe andato molto bene, non a caso è stato il disco più venduto a marzo. Con lui c’è un rapporto umano prima che lavorativo o artistico, quindi Lazza è stata un’altra chance, un altro proiettile che avrei potuto sparare. Chadia è invece una new commerce, è la novità di questo periodo, mi piaceva l’idea di avere dentro questo progetto anche lei perché oggi rappresenta la numero uno del rap al femminile in Italia, l’ho scelta anche per questo.

     

    Una donna in un mondo prettamente maschile, come ti sei trovato?

    Chadia è esattamente all’opposto, siamo i due estremi all’interno della stessa scena, è stato un featuring cosi inaspettato. Tante cose narrate si fanno anche per scandalizzare o per smuovere le acque. Con lei ho voluto spiazzare.

     

    Vieni considerato il rapper colto, ti ci ritrovi in questa definizione?

    Pensa che la domanda che mi fanno più di frequente è: cosa consigli ai tuoi fan? E cosa dovrei consigliare se non di andare a scuola! Cosa dovrebbero fare altrimenti? Io non consiglio di intraprendere la carriera del rap che un domani, forse, darà da mangiare a pochi perché solo uno su cento riuscirà a raggiungere il successo. Io consiglio di andare a scuola perché è la cosa più ovvia che potrei consigliare. Mia madre è una insegnate di lettere e mio padre è laureato in economia e commercio, quindi io in casa ho un fortissimo imprinting di carattere culturale, che è un po’ l’aria che si respira in casa.

     

    Leggi tanti libri?

    Io tra i rapper sono considerato tra quelli che scrive meglio della mia generazione, ma anche per una questione prettamente di vocabolario, se la vogliamo mettere sulla praticità, quando scrivo riesco ad usare delle sfumature che magari un altro mio collega, che ha un linguaggio molto più ristretto del mio, non riesce a fare. Ho quindi portato la mia musica su quel gioco lì, lo storytelling, che è il mio punto di forza.La scrittura, il saper raccontare una storia che sia inventata o romanzata o che sia realmente successa.

     

    Ti senti una sorta di cantautore rap?

    Mi chiedono sempre se sono stato influenzato dal cantautorato italiano, e tutte le volte rispondo: certamente! Penso che chiunque in Italia abbia subito l’influenza dei cantautori, per forza di cose ti è capitato di ascoltare un Fabrizio De André o un Francesco Guccini, non sei italiano se non ti è capitato di sentirli da qualche parte. Per avere la cittadinanza italiana penso che sia una delle prime domande da fare (ride). E quindi per forza di cose il loro ascolto diventa un elemento che va ad influenzare la tua musica.

     

    E tu invece con che musica ti sei formato?

    Io ho sempre ascoltato l’hip pop e il rap, mi sono appassionato fin da molto piccolo, ricordo che avevo dieci o undici anni quando ho scoperto questo mondo, questo genere musicale, questa cultura. Oggi il mio ascolto varia, va dai Noyz Narcos a Mecna per intenderci, per quanto siano artisti molto diversi mi piace appunto la loro musicalità, mi piace quello che scrivono, mi piacciano entrambi gli stili.

     

    La tua musica dove si colloca?

    Io cerco di seguire entrambe le scie perché non mi sento fuori da nessuna delle due. Penso che ognuno di noi abbia un lato più soft, un lato più intimo, un lato più conscius, come un lato più arrogante, più autocelebrativo. L’hip pop è di per sé autocelebrativo, che me ne frega a me di sentire solo uno che se la mena, proprio perché il pezzo è arrogante. L’importante è che lo devi rendere tuo, ognuno di noi ha quell’aspetto dentro, non ci credo che non ci sia mai capitato di dire: cazzo io sono proprio un figo! Ecco quel lato dell’hip pop amplifica questa sfumatura del carattere umano.

     

    Ripeti sempre la parola conscius, che significato ha per te?

    Il conscius è una presa di coscienza, una analisi che possa essere di se stesso, interiore, o della società o del mondo che ci circonda. In questo momento i massimi esponenti d’oltreoceano di questo genere sono Kendrick Lamar e J Cole. Nelle loro canzoni fanno spesso una analisi di se stessi delle proprie esperienze, ma anche del mondo che li circonda e della società in cui vivono.

     

    Bisogna anche essere politicamente impegnati?

    Si ma non più di tanto. Io penso che non serva più l’impegno politico a tutti i costi, il rap in realtà non lo è più, ma è sempre più impegnato socialmente, senza dover avere per forza una bandiera, senza dover per forza avere un credo politico.

     

    Ma non dovrebbero andare di pari passo le due cose?

    Penso che nel rap di oggi ci siano degli elementi che siano prettamente sociali e che siano considerati allo stesso modo da tutti, per esempio il fatto che viviamo attaccati ai social è un elemento sociale condiviso, è un elemento della nostra comunità, del mondo occidentale e possiamo dire che non c’è un solo partito che dia la soluzione a questo problema.

     

    Ma per fortuna in Italia abbiamo anche qualche rapper che si espone politicamente.

    Anche io avrei da ridire su alcuni politici però non nelle canzoni, né Salmo e né Fedez tanto per citarne alcuni,  lo hanno fatto nelle loro canzoni. Certo Fedez ha fatto anni fa l’inno per i Cinquestelle e Salmo ha attaccato la Lega, ma anche io sono contro la Lega,  però non vuol dire prendere una posizione netta perché ci sono mille sfumature tra la Lega e qualsiasi altro partito. E’ chiaro che per me la Lega è un bel no, ma non vuol dire che tutto il resto potrebbe essere un si. E’ molto vaga la cosa, non è che mi sveglio la mattina e appoggio non so Rifondazione Comunista, perché anche da quella parte ho davanti Sinistra Critica con ancora il simbolo della falce e martello.  Quindi non votare la Lega non significa essere di sinistra per forza, puoi essere liberale, e quindi puoi essere di destra senza dover votare per forza votare la Lega. Penso che i liberali siano in forte contrapposizione con quello che dice la Lega in questo momento in Italia.

     

    Perché a scuola ti chiamavano Ernia?

    C’era una mia compagna di classe che aveva un’ernia ombelicale e ci prendevamo in giro, ci chiamavamo ernia a vicenda, finchè tutti ci hanno chiamato solamente me.

     

    Non è che sia un nome d’arte positivo.

    E’ un battesimo che ho ricevuto dagli amici, tanti rapper invece decidono a tavolino il nome d’arte, pensando al nome più figo possibile. Il mio soprannome non era figo però me lo aveva dato la gente, che è un po’ lo spirito del rap no? Diciamo che io sono stato battezzato dal basso.

     

    Hai esordito con i Troupe d’Elite di cui faceva parte anche Ghali, siete ancora amici?

    Non ci sentiamo più, ci sono delle amicizie che avevo e che sono finite senza doversi dare un perché. A volte ci si allontana semplicemente e finisce tutto li.

     

    Avete cercato di intraprendere anche la strada dei talent, cosa ne pensi?

    Il talent è un palco ed è una possibilità per tantissimi ragazzi e per tantissimi giovani cantanti di mettersi in mostra, ma il talent non ti porta al successo, non devi pensare: esco dal talent ed è fatta! Se lo si vince poi puoi anche fare il disco di successo ma poi però il percorso musicale lo devi portare avanti tu. Molti escono dal talent che esplodono, fanno centinaia di migliaia di copie vendute e poi però spariscono. Bisogna utilizzare il talent solo come un palco per poterti far vedere, per poterti far conoscere, non un modo per arrivare al successo, non è un modo per arrivare al successo.

     

    Cosa è per te il successo?

    Il successo è una cosa che si guadagna in anni di lavoro, con anni di gavetta, con anni di prove e di fallimenti, se hai 18 anni e partecipi ad un talent e magari hai la fortuna di vendere centinaia di migliaia di copie buon per te, però penso che tu sia l’eccezione che conferma la regola, esci dal talent con una possibilità che sfrutti ma poi devi portare avanti te la cosa.

     

    Sei felice in questo momento?

    Oggi sono felice perché è una bella giornata (ride). Però generalmente prima dell’uscita  di un progetto vado un po’ in sbattimento, ho un po’ in ansia. Quando però poi il disco esce sono sempre sereno, perché negli ultimi anni i miei progetti sono sempre stati accolti bene dal pubblico, quindi posso dire di essere in questo momento molto felice.

     

    Progetti futuri?

    Facciamo tour estivo a partire da giugno fino a fine agosto, dico facciamo perché saremo in tre, quindi parlo sempre al plurale perché penso sempre al mio team. Sarà un live con una nuova scaletta a cui verranno aggiunte tutte le tracce nuove, saranno date specialmente in località marittime e con tantissimi appuntamenti al sud.