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    Enrico Vanzina: “La mia prima commedia senza Carlo”

    Fotografia: Carlo ed Enrico Vanzina (ANSA)

     di Francesco di Brigida

    Dal 7 dicembre sarà visibile Natale a 5 Stelle, la nuova commedia scritta da Carlo ed Enrico Vanzina. Prima della sua scomparsa nel luglio scorso, Carlo Vanzina aveva quasi ultimato la sceneggiatura con il fratello, che successivamente ha preso in mano le redini del progetto completando lo script e chiamando alla regia Marco Risi, come da ultime volontà di Carlo. La commedia farsesca che ci lascia in eredità è un tourbillon di situazioni ambigue tutte ambientate nella suite di un hotel di Budapest dove il premier italiano si reca per lavoro e non solo.

    Il cast ha per protagonisti Massimo Ghini e Martina Stella, ma si danno un bel da fare anche Ricky Memphis, Paola Minaccioni, Andrea Osvart e Biagio Izzo. Per la prima volta il cinepanettone non andrà in sala, ma prodotto da Lucky Red, approderà su Netflix bypassando le sale e puntando direttamente al pubblico online di 190 paesi abbonati nel mondo. In occasione della presentazione ufficiale abbiamo incontrato Enrico Vanzina, che ci ha parlato della nuova commedia e del suo cinema dopo l’addio al fratello.

    Vista anche la location ungherese, il suo nuovo film sembra un incrocio tra la satira politica e la commedia dei telefoni bianchi.

    “Si, infatti quando abbiamo pensato il film, l’idea era di farlo a Budapest. Volevamo riportarci, senza presunzione perché sto per fare dei nomi che fanno tremare i polsi, al cinema di Billy Wilder – ci piace molto da sempre – e alla grande commedia viennese che in Italia diventò quella dei telefoni bianchi. Ha una sua grande attrattiva come genere cinematografico perché molto interessante”.

    Soprattutto per i personaggi femminili, intorno alle scelte di scrittura come è stato il lavoro con Carlo Vanzina?

    “I personaggi femminili esistevano già dalla commedia di Ray Coony. Noi abbiamo soltanto sviluppato e adattato alla realtà italiana dei topos da commedia. Tutti classici come la moglie che arriva di nascosto, l’amante nell’armadio. E soprattutto la protagonista, Martina Stella, che diventa una donna che si dibatte tra la voglia di spingere la propria carriera politica attraverso il presidente del consiglio, portandosi dietro, però, tanti dubbi”.

    Invece Massimo Ghini interpreta il premier. Lo vede davvero così questo presidente del consiglio?

    “No, è chiaro che non mi permetto. È solo uno spunto per ironizzare o raccontare qualcosa che funziona nella storia. Però devo dire che Massimo è stato molto bravo. Il suo politico potrebbe ricordare il premier in questo momento al nostro Governo, ma in realtà incarna il politico in generale, quello che in qualsiasi momento, nonostante qualsiasi problema, ha forza, capacità e rapidità di andare avanti risolvendo le cose”.

    Natale a 5 Stelle racconta anche il tradimento, sia politico che matrimoniale. Qual è il migliore e quale il peggiore?

    “Sono identici. I tradimenti sono tutti molto dolorosi per chi li subisce. Possono essere anche comici. Talvolta sono necessari. Sono come accadimenti della vita reale. E ogni accadimento, a seconda di come lo guardi può essere una tragedia, un divertimento o una meraviglia”.

    La regia è stata affidata a Marco Risi, come un’eredità. Adesso come proseguirà la sua carriera?

    “Avevamo una casa di produzione con Carlo, quindi si continuerà a fare cinema. Lo faremo forse con Marco in altri progetti, con altri registi, o addirittura con me”.

    La finzione cinematografica sta cambiando, che fine faranno le sale?

    “Io ho grande fiducia, sono fan della sala. Vado al cinema due volte a settimana contribuendo agli incassi dei film. Non può finire la sala, è un luogo magico e il cinema la incarna. In questo periodo storico sta avendo un momento di flessione ma secondo me uscirà fuori sulla distanza perché condividere il film sul grande schermo con tante persone è un’esperienza che non può prescindere dall’esistenza del cinema”.

    Di questa nuova politica italiana cosa la fa più ridere e cosa la fa più arrabbiare?

    “Sono arrivato a un’età nella quale rido e mi arrabbio di altre cose. La politica è una necessità nella quale ho cercato a suo tempo di contribuire con il mio voto, il mio pensiero, scrivendo articoli, ma ho capito che il mio contributo è nullo. Per cui la osservo e la guardo con un distacco totale: sono arrivato a un’età in cui non penso di poter più incidere sui destini della politica”.

     

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