Emis Killa Supereroe per celebrare la vita

    Fotografia: Emis Killa fotografato da Roberto Graziano Moro

    Intervista di Pino Gagliardi

    “Supereroe è la percezione che i fan hanno di me”, inizia subito con questa frase ad effetto la mia chiacchierata con Emis Killa, una convinzione che ci si aspetta più da un rapper della nuova generazione, quelli che cantano di fama e successo, quelli di sesso, soldi e capi firmati, e non da uno che da poco è diventato papà! “Una figlia che ho desiderato, non è che è capitata per caso ma che ho proprio cercato, anche se non sono mai stato uno di quelli che impazzisce per i bambini prima del suo arrivo!” Perla Blue questo è il nome della figlia che Emiliano Rudolf Giambelli, classe 1989, rapper tra i più apprezzati nella scena musicale italiana, ha avuto lo scorso agosto dalla sua storica e riservata compagna Tiffany.

    La paternità ti ha cambiato?
    Mah! Io non sono mai stato uno di quelli che fanno le smancerie ai bambini e dicono “ciccipicci o cose così”… però da quando è arrivata lei effettivamente è cambiata anche questa mia visione della vita. È subentrato il senso di responsabilità perché ti rendi conto che c’è un’altra persona che dipende completamente da te, nel bene e nel male, e quindi diventi consapevole che qualsiasi cosa io farò nella mia vita avrà delle conseguenze anche su quella di mia figlia. Per cui l’obiettivo principale della mia vita oggi è far sì che mia figlia cresca bene, equilibrata e che non le manchi nulla.

    Torniamo a “Supereroe” il tuo quarto album, cosa ti ha ispirato?
    Il supereroe del disco sono io, ma ho tratto ispirazione anche da quello che vedo nella società attuale, fatta di supereroi quotidiani che fanno semplicemente del bene, che riescono a confortare le persone, a farle stare meglio, chi materialmente o chi semplicemente facendole sognare.

    Fammi qualche esempio?
    Sono convinto che Cristiano Ronaldo sia considerato per milioni di ragazzini un supereroe, ma per me è un supereroe anche un padre che si spacca la schiena lavorando sodo per mandare avanti la baracca e allevare la famiglia. Per alcuni penso di essere un supereroe pure io e lo capisco dal modo in cui i fan si rapportano con me, come se fossi una persona diversa da loro, quando in realtà sono tale e quale agli altri. Il potere della musica può anche questo e cioè ingigantire tutto, e farti sembrare più figo di quello che in realtà sei.

    La cosa più strana che i tuoi fan ti hanno chiesto in quanto loro Supereroe?
    Sono diverse e di varia natura. Per esempio tantissime volte alcuni ragazzi mi mandano messaggi tipo “Emis mi ha mollato la fidanzata puoi fare un video sui tuoi social dove dici che l’amo ancora e magari la convinci a tornare con me?” E pensa che a volte aggiungono pure che loro non sono miei fan ma le loro ragazze sì e sono convinti che se glielo chiede il loro idolo magari potrebbero ritornare insieme. Sono cose che naturalmente prendo a ridere ma anche pensare a come c…o ti viene in mente di scrivermi una roba del genere?

    Foto di Roberto Graziano Moro

    Gli artisti di solito ricevono anche proposte sessuali dai loro fan, e tu?
    Una volta mi ha scritto una tipa in chat che si era appena sposata ma che essendo io il suo sogno erotico, quando scopava con il marito pensava a me! Naturalmente io non ho accettato la chat perché una volta che accetti di conversare con loro sei fottuto. Avendo un milione e mezzo di persone che mi seguono sui social mi arriva veramente di tutto! Sai, si ha una visione del popolo diversa da chi ha solo amici tra i follower. Per fortuna mi arrivano anche richieste più normali, gente che magari è in difficoltà e mi chiede un aiuto concreto, come la richiesta di una famiglia che stava raccogliendo dei soldi per una bambina che non stava bene e aveva bisogno di cure costose. In quel caso ho fatto un bonifico alla ragazza per aiutarla. Ma poi arrivano pure le richieste frivole tipo quelli che ti chiedono di comprargli le scarpe nuove appena uscite! E lì pensi ma che c…o vuoi? Perché non vai a lavorare? Perché ti devo comprare io le scarpe? Quando vuoi apriamo il mio direct così ti rendi conto tu stesso di quante assurdità ricevo!

    E tu hai dei supereroi?
    Mike Tyson! Perché è il mio idolo fin da quando ero bambino e lo reputo ancora oggi: è il miglior pugile del mondo e di tutti i tempi! È collegato alla mia infanzia, quando con mio padre mi svegliavo di notte per guardare tutti i suoi incontri. Mi ha sempre appassionato la sua storia, molti non sanno che Tyson da piccolo era un bambino bullizzato, era uno che a scuola lo prendevano per il culo e gli rompevano i coglioni. Ha avuto un’infanzia difficile, è cresciuto in strada senza genitori e nonostante ciò è riuscito a diventare per un attimo il padrone del mondo.

    Ho letto che da bambino sognavi anche Angelina Jolie…
    Non ricordo di averlo mai detto ma ero un appassionato di videogiochi e Tomb Rider è stato un videogioco culto della mia generazione. Probabilmente avrò detto che Angelina Jolie era un personaggio molto sexy!

    Una donna può essere per te una eroina?
    Sicuramente! In questo momento l’eroina della mia famiglia è la mia fidanzata, perché guardo il modo innato con cui si prende cura di mia figlia e tutti i sacrifici che fa.

    E nel campo musicale?
    Ovviamente una miriade di rapper americani che mi hanno ispirato ma sarebbe troppo lungo elencarteli. In Italia su tutti Bassi Maestro e Jack la Furia dei Club Dogo che oggi sono anche due miei grandi amici.

    Nel brano “Donald Trump” te la prendi con le radio. È ancora così avverso nei confronti del rap quel mondo?
    Nonostante creda di avere un appeal molto radiofonico e popolare, io come altri rapper, in realtà, non veniamo presi molto in considerazione dalle radio. Ti faccio un esempio molto recente: prima della nostra chiacchierata ho fatto un’intervista per una radio nazionale importante, il conduttore non sapeva neanche come mi chiamassi, continuava a chiamarmi Skilla, e questa cosa mi ha fatto molto incazzare ed è il motivo per cui poi scrivo un pezzo come “Donald Trump”.

    Foto di Roberto Graziano Moro

    Mi chiedo come c…o è possibile che mi intervisti in diretta nel tuo programma, che ti piaccia o no, sono uno che in questo momento ha un disco in promozione che sta andando bene, che ha due brani in top ten, di cui uno fisso in classifica da ben cinque mesi, uno che per la terza volta piazza un disco al primo posto in classifica all’uscita dell’album. E nonostante tutto non sai nemmeno come mi chiamo, continui a sbagliare il mio nome durante l’intervista, e soprattutto perché mi fai domande solo sul Milan, su cosa penso di Salvini o di Fedez, perché non parliamo invece di musica? Sono convinto che se al mio posto ci fosse stata una come Alessandra Amoroso, sicuro il nome non lo sbagliava e le domande erano più musicali.

    Non possiamo però dare la colpa a tutto il sistema per un conduttore semplicemente impreparato, no?
    Io penso che tanti speaker radiofonici siano vecchi, e il loro humor sia ancora più vecchio di loro e questo cinismo del c…o, non funziona più! Forse funzionava ai tempi loro, per le loro generazioni. Il motivo per cui la gente non ascolta più la radio è questo: non è che la radio è brutta, la radio è una figata, magari ci fosse gente pronta a scommettere e rischiare un po’ più! Fortunatamente per noi rapper grazie alle piattaforme digitali o ai social network possiamo fare quello che vogliamo, come suonare dal vivo e avere una nostra fanbase senza dover dipendere dalle radio. A dicembre non vedo l’ora di iniziare il mio tour che toccherà Milano, Roma, Firenze, Bologna e Torino.

    È una questione solo anagrafica o c’è anche del pregiudizio nei confronti del genere musicale?
    Entrambi! Penso sia una questione anagrafica che impedisce loro di comprendere appieno quello che noi diciamo. Se devo essere sincero fino in fondo anche io faccio fatica a capire i rapper di nuovissima generazione. Se vedo però che un cantante sta avendo successo e ha i numeri, due domande me le faccio e mi incuriosisco e approfondisco pure, poi magari resto dell’idea che non mi piace, ma non posso negare il fatto che sta funzionando e cha ha attualmente un forte consenso popolare.

    E il pregiudizio?
    Il pregiudizio invece s’è creato nel corso degli anni perché tanti rapper di vecchia generazione sembravano un po’ la parodia di loro stessi, con questa roba di andare in giro con i pantaloni di cinque taglie più grandi o di fare i diversi a tutti i costi, sembravano tutti un po’ scemi, e quindi lo posso anche capire, però non è che siamo tutti la stessa roba. Ad esempio a me vedere dei cinquantenni o addirittura dei sessantenni coi i pantaloni di pelle che fanno i rockettari probabilmente fa lo stesso effetto che fa a loro vedere un rapper coi denti d’oro. Però capisco anche che fa parte della loro cultura, della loro musica cioè il rock di cui ho il massimo rispetto. Ti rendi, però, conto che questo rispetto non è reciproco. I rapper o ti piacciano, e quindi te li ascolti, oppure gli altri fanno fatica ad accettarli.

    In America funzionano molto le radio di genere, arriveranno anche qui secondo te?
    Me lo auguro, è una domanda delicata perché non so che fine faranno le radio. Adesso vige una democrazia musicale che mette da una parte la dittatura della radio e dall’altra quella delle piattaforme digitali. Secondo me o le radio si sforzeranno e cercheranno di gestire questo contraccolpo, o è inevitabile, ma non voglio fare né il cinico né lo stronzo, che avranno sempre meno ascoltatori. Voglio fare un ragionamento molto logico, per quanto può sembrare una cattiveria, la verità è che prima o poi, la gente che adesso fa radio andrà in pensione o morirà in quanto tre generazioni davanti alla mia. Si aprirà quindi uno spazio anche lì per le nuove generazioni che inevitabilmente cambieranno le canzoni trasmesse, i programmi, insomma il sistema radiofonico in generale, è il nuovo che spazza via il vecchio, un po’come accade nella vita reale.

    Hai fatto il giudice di un talent, ti piace fare televisione?
    Se il programma è valido molto! Amo la televisione e penso anche di saperla fare discretamente. È un’altra sfumatura della mia personalità che mi piace mettere in mostra. Comunque penso che la tv piaccia a chiunque perché ha sempre qualcosa di magico oltre ad esercitare un potere enorme.

    Oggi che programma faresti?
    Avendo fatto il coach a “The Voice”, fare il giudice di un talent è la cosa che più si sposa con la mia immagine, quindi se dovessero chiamarmi a “X Factor” prenderei seriamente in considerazione la cosa.

    E ad “Amici di Maria de Filippi”?
    Amici” va forte però devo essere sincero non l’ho mai seguito più di tanto, quindi non ti rispondo perché non conosco bene il format, anche se so che è il talent che fa più share di tutti. Piuttosto mi piacerebbe avere uno show tutto mio, come quello di Alessandro Cattelan. In un programma come “Epcc” puoi fare lo showman, hai degli ospiti, te la giochi tutto con il carisma e con l’empatia che hai con la gente. È una roba che magari un domani, quando sarò un po’ vecchietto per fare il rapper, se non riuscirò a reinventarmi come musicista, potrebbe essere una strada che mi piacerebbe percorrere.

    Pensi di non riuscire a fare tutto contemporaneamente?
    Sì, ma senza esagerare! In questo momento nonostante io abbia questa versatilità di cui tanto abbiamo parlato, nell’immaginario collettivo sono un rapper, di quelli che fa dischi pesanti, dove si dicono le parolacce, dove si parla della droga, che fanno questo e quell’altro, per adesso non sono un volto da show di prima serata. Però mai dire mai!

    A proposito del contenuto delle canzoni rap non pensi che in Italia manchi l’impegno politico che troviamo invece in America?
    No, perché penso che i rapper americani in questo momento sono messi male tanto quanto quelli italiani. La maggior parte dei messaggi che lanciano sono ancora del tipo: my bitch, my Gucci bag… se togli le affermazioni pro Trump di Kanye West che non si capisce cosa stia facendo se non il rapper afroamericano più bianco della storia, rimangono le lotte degli altri rapper afroamericani. Uno come Puff Daddy, che ha un seguito di fan che per l’80/90% è composto da afroamericani, può mandare tranquillamente a quel paese Donald Trump e la sua politica anti immigrazione con il plauso dei suoi fan. L’America è un paese multietnico, fatto di tanta immigrazione, e quindi è molto più facile per un rapper ricevere consenso.

    Ma la tua opinione qual è?
    Personalmente mi fa ridere che ci sia questa sorta di distinzione tra quelli che vengono definiti veri americani e immigrati, perché i cosiddetti veri americani sono comunque figli di immigrati. Gli USA hanno una storia breve fatta di immigrazione europea, di irlandesi, di italiani, di inglesi, tutti discendono da immigrati, anche Donald Trump è un immigrato (il nonno infatti era tedesco, ndr). Per cui è molto più facile per alcuni artisti prendere posizione sull’argomento, perché da una parte c’è molto più estremismo politico, Trump usa sicuramente parole più pesanti di uno come Salvini, che già comunque, se vogliamo, esagera pure. In America alla fine è più facile avere consensi in generale.

    La situazione secondo te in Italia è diversa?
    In Italia, non si capisce mai un c…o, perché comunque non sai mai i tuoi fan da che parte stanno, sei seguito sia da quello di sinistra che da quello di destra. Io non ho mai negato il fatto che non sono un grande cultore della politica, e non me la sento di condizionare la gente perché so che quello che dico ha un peso. Quando mi compro una maglietta e vedo che nei giorni successivi i fan mi taggano nelle loro foto perché hanno comprato la stessa maglietta mi può anche far piacere, ma se io domani dico che tizio in politica è uno stronzo, non mi va che altre duemila persone dicano che quel tizio è uno stronzo solo perché l’ho detto io. Non spetta a me fare l’insegnante. In Italia ci sono dei rapper che invece se ne fottono e dicono la loro sui politici tipo Gemitaiz, che è un fratello, ed è uno che non ha paura di scrivere e di schierarsi e dire che Salvini è un coglione. Anche Fedez si è esposto. Non è vero che qua non ci sono prese di posizione. Io personalmente non prendo posizioni in primo luogo perché non intendo condizionare nessuno.

    C’è più rottamazione nel rap che in politica?
    In realtà appena c’è stata l’esplosione del fenomeno della trap ho accusato anche io il colpo, perché comunque ero lontano dai palchi da un po’, lontano in generale dalla musica, perché arrivavo dall’esperienza di un talent ed erano due anni che non facevo un disco. Di conseguenza l’attenzione un pochettino si era spostata su altri artisti. Con questo disco ho fatto un bel lavoro che sta ottenendo un ottimo riscontro e quindi, alla fine, non solo sono riuscito a tenermi il mio vecchio zoccolo duro di seguaci, ma allo stesso tempo sto conquistando parecchi nuovi ascoltatori. Non è facile o scontato perché parliamo due lingue diverse. A volte mi rendo conto che anche io non vengo compreso fino in fondo dai giovanissimi, però è anche quello che voglio, io non cerco di avere lo stesso pubblico dei trapper di nuova generazione, perché sento che comunque abbiamo due personalità musicali differenti, siamo due mondi diversi. Credo di essere più maturo e di conseguenza punto ad avere un pubblico più maturo.

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