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    Elena Perino: la voce di Captain Marvel si racconta

    Fotografia: Brie Larson (Tinseltown / Shutterstock.com)

    di Francesco di Brigida

    Gioca con la sua bellezza e con la sua bravura Elena Perino, la doppiatrice che ha prestato la voce alla protagonista del nuovo cinecomic Marvel. È un film da girl-power Captain Marvel, dove il premio Oscar che la interpreta, Brie Larson, indossa i panni inediti di una supereroina non solo tutta superpoteri. Parlando con Elena si scopre, oltre all’attrice, una donna con diversi interessi fuori dalla sala di doppiaggio. Carattere solare e un sorriso dolce, non rinuncia mai a quel pizzico di follia portato dai personaggi che interpreta. La sua vivacità vocale l’abbiamo ascoltata in decine di film, tra i quali Tra le nuvole, con George Clooney, dove ha prestato la voce a Anna Kendrick qualche anno fa, ma nel suo curriculum figurano anche tanti personaggi di serie tv e anime giapponesi. Per noi Elena si mostra anche in alcuni scatti fotografici lontani dal leggio. Figlia d’arte nella vita, suo nonno era il doppiatore Gianfranco Bellini, è la sorella di Davide Perino, voce italiana, tra glia altri, di Eddie Redmayne, Paul Dano e Elijah Wood. Per lei l’indipendenza e la meritocrazia sul lavoro restano valori imprescindibili.

    Elena Perino

    Recentemente hai prestato la voce per il tuo primo film Marvel. Com’è avvenuta la selezione?

    “Immagino di essere entrata nella rosa delle attrici per il provino perché l’avevo doppiata in più film. I provini sono stati spediti in America, e credo di essere stata scelta soprattutto per il match vocale. O meglio, per la forte somiglianza tra la mia voce e quella di Brie Larson. Prima di tutto avevo fatto i 2 trailer. Dopodiché sono stata ufficializzata come voce di Captain Marvel”.

    Una supereroina è diversa da qualsiasi altro personaggio. Cosa ti ha affascinato di lei, e per quale scena te la ricorderai questa Captain Marvel?

    “Mi ha divertito tanto la scena nella quale entra nella metropolitana, ovviamente in costume. Tutti la guardano e lei si soffia via i capelli dalla fronte. Quella scena mi ha fatto impazzire, ma anche il suo modo di camminare la dipinge come piena di sé e al tempo stesso insicura. Mi piace perché con le sue piccole titubanze si dimostra umana. Siamo abituati a vedere supereroi invincibili, che non si abbattono quasi mai. Lei invece non si sente all’altezza, poi invece la sua fiducia in sé stessa ha la meglio. E questo insegna che niente è impossibile se credi in te”.

    Parliamo di tuo fratello Davide Perino, anche lui doppiatore. Vi commentate mai a vicenda sulle vostre interpretazioni?

    “Assolutamente sì. Mio fratello è da sempre il mio giudice più severo. Per gran parte dell’adolescenza ho sempre temuto il suo giudizio perché quando eravamo piccoli lavorava molto più di me, avevo una stima enorme nei suoi confronti e il fatto di poterlo deludere lavorativamente mi creava un’ansia che non ti dico. Una volta capitammo insieme al leggio e avevo più paura di deludere lui che il direttore! Mi ricordo che sudavo, non mi uscivano le battute perché dovevamo fare due fidanzati. Allora lui si girò dicendomi: ‘Tranquilla, tanto anch’io sbaglio sempre’. Così riuscì a rassicurarmi. Una volta invece ce l’ho avuto come direttore. Era solo una sostituzione che fece per una serie, ma lì imparai tanto perché fu esigente ma dolcissimo”.

    Si dice che in un lavoro fatto come si deve, un doppiatore sparisce e diventa irriconoscibile. Ti è mai successo con Davide?

    “È vero, con lui mi è successo anche questo. Quando ho le prime dei film il mio punto di riferimento è sempre mio fratello. E una volta non mi ha riconosciuta. Era la prima di ‘Tra le nuvole’, avevo doppiato la protagonista femminile. Davide era seduto vicino a me in sala, e quando Anna Kendrick è entrata in scena io non guardavo più il film, ma solo lui, per coglierne le reazioni. Rimaneva immobile. Poi dopo un mio fiato del mio personaggio, alla terza o quarta scena, si è girato di scatto dicendomi: ‘Ma sei tu? Non ti avevo riconosciuta! brava’. Lì ho avuto tanta soddisfazione! Per l’importanza delle cose che facciamo adesso la mia carriera si sta quasi pareggiando con la sua, e ci troviamo spesso a confrontarci. Lui, invece, irriconoscibile ci diventa spesso. E io, come una fan scatenata, sono capace di mandargli i vocali di notte per chiedergli come ha fatto la voce di un suo personaggio che ho appena visto in tivù. Una volta volevo m’incidesse la segreteria con un personaggio dalla vocetta buffissima: Cleveland Jr! In Batman V Superman invece mi ha fatto impazzire quando ha doppiato Lex Luthor”.  

    Com’è il tuo rapporto con il cinema?

    “Mi piace tantissimo, ho avuto un paio di esperienze dove fui scelta quasi per caso, e mi divertii moltissimo. Ma non me lo vado a cercare. Ho un rapporto strano perché io non mi sento bella, né fotogenica. Poi i doppiatori sono stati abituati a recitare stando fermi. Dando tutto nell’espressione vocale. Quando ci troviamo davanti alla macchina da presa però scopriamo che abbiamo degli arti da muovere, delle espressioni da far trasparire non solo con la voce. Mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua. Ho molte difficoltà, insomma. Sarà perché sono un po’ insicura, almeno lì. Insomma, mi piace da morire però non me lo vado a cercare. Così preferisco recitare nella mia saletta, al buio e al riparo. Pure il teatro l’ho fatto, mi ci sento più a mio agio, ma rivedermi in un video non mi convince mai del tutto”.

    Mi racconti un episodio divertente che ti è successo al leggio?

    “Tanti. Una volta mi hanno fatto spogliare da piccola perché indossavo la maglia della Fiorentina, che era pure viola. È un colore che porta sfortuna, così il direttore mi fece incidere in reggiseno, con tutti che mi prendevano in giro. Quando ero più giovane m’intimidivo, adesso mi lancio molto di più. Un’altra volta, sempre qualche anno fa, ero ad una delle mie prime scene di sesso. Speravo che avrei registrato quando i miei colleghi fossero andati in pausa caffè, o in un momento di vuoto nella sala, così sarei rimasta soltanto con direttore, fonico e assistente, lo stretto necessario per incidere. Sai come andò? Fecero tutti finta di uscire, così, iniziata la scena, non solo tornarono, ma si portarono anche altri colleghi dalle sale accanto! Tantissime volte invece, io e mio fratello ci siamo trovati a doppiare fidanzati”.

    Lì sarai sprofondata allora…

    “Si, i rumori dei baci, gli schiocchi da ricreare al microfono… Era troppo imbarazzante. Neanche ci fecero incidere separatamente, pensa… Noi due poi abbiamo una compatibilità vocale alta, quindi spesso ci fanno fare i fidanzati. Una volta, sempre nella finzione della sala di doppiaggio, mi ha pure messa incinta. Immagina che imbarazzo una scena del genere.”

    Un tipo di personaggio che ti stuzzica più di altri?

    “A me piace molto fare personaggi comici, sopra le righe, magari con le vocette strane. Ma adoro ancora di più le parti di donne odiose, le pazze psicopatiche mi divertono moltissimo. In un film di cui non ricordo il titolo facevo una maestra d’asilo che perde la figlia e il marito in un incidente stradale. Così decide di rubare una sua allieva, figlioletta di una vicina di casa. All’inizio è un soggetto amichevole alla Mary Poppins, ma poi piano piano si scopre una specie di pazza isterica, piena pure di tic. Mia madre mi disse che ero irriconoscibile e le misi paura in quel ruolo. L’ho trovato uno sfogo divertentissimo”.

    Fuori dal lavoro, invece, come vivi il tuo tempo libero?

    “Sono un’amante degli sport all’aria aperta, anche se d’inverno, come tutti, vado in palestra. Mi piacciono lettura e pittura, penso sia fondamentale staccare la spina. Sai, ho mantenuto addirittura gli amici dall’asilo, sono molto compagnona, anche se a volte ho bisogno anche di stare sola. Tempo fa andavo a passare i weekend nella casa al mare. Non mi portavo nessuno, solo un buon vino e la legna per il camino. Poi ho anche amici che mi prendono in giro per un’altra mia fissazione: mi faccio i lavori a casa da sola. Una volta ho fatto una ristrutturazione… come un vero carpentiere!”

    Parliamo di sport. Essendo romana segui una squadra della tua città?

    “No, di calcio non capisco niente. Hanno cercato di spiegarmi le regole mille volte, ma niente. So a malapena che ci sono due porte. Tifavo la Fiorentina perché c’era Batistuta. Poi ovviamente sono diventata romanista perché lui passò alla Roma. Ebbene sì, sono romanista anche se provengo da una famiglia di laziali.”

    A proposito di Batistuta, hai sentito delle sue ultime dichiarazioni sul figlio che lavora in copisteria?

    “Si, e sono d’accordo. Mio padre veniva da una famiglia benestante che aveva un’azienda dolciaria. Ai tempi d’oro anche la Jaguar con l’autista. Mio nonno fece la stessa cosa di Batistuta. Papà voleva il motorino, e lui gli disse che se lo doveva guadagnare lavorando in azienda tutta l’estate. Lo fece per fargli capire che le cose doveva meritarsele. Fu molto utile perché quando poi l’azienda fallì, mio padre, come mio zio, non ebbero problema a riciclarsi in un altro lavoro”.

    Per chiudere torniamo al doppiaggio, in sala capita spesso di recitare in più ruoli in un solo giorno. Oggi, ad esempio, chi hai doppiato?

    “Oggi ho interpretato un’avvocatessa, un cartone animato e un’assassina. Una volta un mio amico mi chiese la stessa cosa al telefono. Io ero al supermercato, e mentre prendevo le buste d’insalata, gli rispondevo: ‘Oggi ho fatto la prostituta, ho dovuto uccidere mio marito per fare il mio lavoro. Poi però tutto si è risolto bene’. Dopo 10 minuti di racconti criminali sul mio personaggio, detti però in prima persona, mi resi conto che avevo attirato diversi sguardi strani. Eh sì, a fine giornata, dopo 6, 9, o 12 ore magari hai cambiato 3 o 4 personaggi, quindi 4 voci e 4 caratteri differenti. Una volta a casa devi riequilibrarti su te stesso”.