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    Due trentini esplorano l’Alaska con una superslitta

     
    Maurizio Belli e Fulvio Giovannini, lo scorso inverno, hanno fatto la traversata dell’Alaska in 55 giorni. Hanno raccontato la loro impresa allo Sport Tech District, hub dell’innovazione di Trentino Sviluppo nell’ambito del Festival dello Sport di Trento.

    Un’impresa resa possibile grazie a una slitta hi-tech, progettata dal Dipartimento di ingegneria industriale dell’Università degli Studi di Trento. Un lungo e affascinante percorso di oltre 4.000 miglia attraverso il Canada e l’Alaska, affrontato con gli sci, in bicicletta, a piedi e in canoa per tornare sulle orme del nonno di Maurizio e degli emigranti trentini, che ad inizio Novecento si recarono in quei luoghi disabitati, inospitali, ma anche terribilmente affascinanti, alla ricerca dell’oro.

    Quando la passione per lo sport e l’avventura incontra la passione per la scienza e la tecnologia possono nascere cose molto belle. Una di queste è “3ska”, una slitta innovativa progettata da un gruppo di studenti del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Trento. Vero e proprio transformer, 3ska è stata pensata per essere utilizzata sia sulla neve che su strada, come mezzo di trasporto della Spedizione Alaska 2018/2019 che ha visto impegnati Maurizio Belli e Fulvio Giovannini, oggi protagonisti allo Sport Tech District.

    Maurizio Belli

    “25 anni fa da solo nell’artico la mia mente era proiettata su quello che vivevo, nessuna interferenza, pensavo solo a come andare avanti. Quest’anno, i social hanno aggiunto complessità. Abbiamo voluto portarci dietro la community ma non è stato sempre facile trovare la rete, usare le app e i dispositivi adatti all’outdoor. È stato importante coinvolgere chi ci seguiva da casa ma ha tolto poesia all’esperienza”.

    Maurizio Belli e Fulvio Giovannini

     

    Il principale ostacolo incontrato durante il percorso si è rivelato l’imprevedibilità del clima e non il freddo o i grandi mammiferi. L’avanzato stato di scioglimento delle nevi invernali e del ghiaccio sui fiumi li ha infatti costretti a imprevedibili cambi di percorso e di assetto della slitta. L’ultima delle cinque spedizioni del progetto «TransCanada Alaska», ha quindi dovuto fare i conti, come mai prima, con temperature alte rispetto alle medie stagionali. Quanto rapidamente siano cambiate le condizioni negli ultimi trent’anni lo si percepisce soprattutto in regioni come l’Alaska: basti pensare che dagli anni Ottanta in poi la temperatura media di quest’area si è elevata di 1,5 gradi, un valore che è già oltre il limite di guardia.

    Stefano Rossi, professore del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento, che insieme al prof. Luca Fambri ha coordinato il gruppo di studenti ai quali si deve la progettazione e la realizzazione delle due slitte gemelle, ha ricordato le difficoltà incontrate sia in fase di ideazione sia in fase di produzione, ma anche il valore che questa attività ha assunto nella crescita dei sette studenti che vi si sono dedicati, sacrificando parte del proprio tempo libero.

     

    Abbiamo chiesto a Belli e Giovannini quanto è avventuroso il Trentino