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    Disability Pride: orgoglio e pregiudizio a Roma

     
    La prossima domenica, 14 luglio, centinaia di persone disabili sfileranno tra le strade del centro di Roma a difesa dei loro diritti.

     

    Orgoglio e pregiudizio. Questo non è solo il titolo di un romanzo del primo ‘800 ma, nella confusionaria e incoerente società in cui ci ritroviamo oggigiorno, l’accostamento tra questi due termini viene a  rappresentare un vero e proprio quadro – malinconico e speranzoso al contempo – delle lotte sociali portate avanti dalle minoranze, dai più deboli, da chi troppo spesso viene lasciato agli ultimi posti di un mondo troppo frenetico e materialista; finendo, così, in un dimenticatoio di solitudine e sofferenza.

     

    Pregiudizio

    Pregiudizio, sì. Perché è proprio di questo che si parla quando analizziamo il comportamento dei più (popolo ed istituzioni) nei confronti dei diversamente abili: così bisognosi di una mano che possa allentare quelle catene di obbligata dipendenza, ma così altrettanto abbandonati al loro amaro destino.

    Ed è, con ogni probabilità, questo stesso pregiudizio (filtrato da una non piccola dose di ignoranza) quello che ha portato – lo scorso venerdì – quelle fiamme ad Ostia a bruciare l’unico spazio attrezzato per i disabili sul litorale.

    Andrea Venuto, Disability manager del Campidoglio, si è espresso a riguardo dicendo:

    «Quello che è accaduto ad Ostia non è affatto una bravata. E’ un atto vigliacco contro il quale bisogna reagire. Anche per questo finalmente entro la fine del mese Ostia avrà una spiaggia accessibile veramente a tutti.» 

    Quella che, dunque, pare essere considerata ormai come una pura intimidazione è avvenuta poche ore dopo la denuncia pubblica sul mare negato ai disabili del Coordinamento cittadino accessibilità del Municipio X durante il dibattito “La Città che resiste”, promosso da Repubblica.

     

    Orgoglio

    Orgoglio, ancora e sempre.

    E’ proprio qui che entra in gioco l’altra parola della dicotomia austeniana. Perché nessun diritto negato può essere preteso senza lotta e senza coraggio.

    La sfilata del prossimo 14 luglio, allora, assumerà i caratteri di una grande protesta contro l’incendio che ha disintegrato, in un sol colpo, le attrezzature per i disabili ed i loro sogni di poter vivere una vita senza insensate privazioni e rinunce.

    Una manifestazione contro ogni sorta di esclusione sociale che, allo stesso tempo, ha la pretesa di incentivare e promuovere una cultura di massa sensibile ai bisogni di tutti (come in ogni stato civile dovrebbe essere, tra l’altro).

    #inclusionepresente: è questo l’hashtag (ormai funzionale grido di battaglia e slogan nell’era digitale) che è stato lanciato per definire e racchiudere ogni informazione della parata, in programma la prossima domenica, dalle 18:00 alle 23:00, nelle vie del centro della capitale.

    Il presidente del Disability Pride, Carmelo Comisi, ha detto sulla imminente manifestazione:

    «Abbiamo concepito il Pride come una giornata festosa che però mette al centro il tema dell’inclusione e dell’accessibilità della capitale. Particolare attenzione verrà dedicata alle persone sorde, chiunque potrà avere piena conoscenza di quanto accade grazie al sistema di sottotitolazione “PerVoice”. Vogliamo uno spettacolo davvero accessibile e inclusivo con la partecipazione di artisti disabili e non.»

    Come lo scorso anno, l’evento si svolge in contemporanea con quello di altre città: New York, Brighton e – da quest’anno – Dakar.

     

    Un futuro per tutti

    La parata di domenica avrà insita in sé già un grande messaggio di cambiamento; tuttavia le istituzioni, già da ora, sembrano interessarsi maggiormente ai diritti degli “ultimi”.

    Dal Campidoglio, infatti, è arrivato l’annuncio di una serie di progetti volti ad eliminare quelle fitte barriere periodicamente denunciate (e troppo spesso senza risposta) dalle associazioni dei portatori di handicap.

    Sempre Andrea Venuto racconta:

    «Pride non è una parola vuota, orgoglio significa trasformare i bisogni in diritti. Due giorni fa abbiamo firmato il contratto per l’accessibilità per le persone sorde ai lavori dell’assemblea capitolina che saranno tradotte nel linguaggio dei segni (Lis) per i prossimi tre anni. Si tratta di una novità assoluta che farà di Roma la prima città ad avere questo servizio.»

    Continua ancora Venuto, esprimendosi su un tema sollevato da Repubblica nei giorni scorsi (ossia la tassa di soggiorno fatta pagare ai disabili a Roma, a differenza delle altre città italiane):

    «Stiamo cercando, con l’assessore allo Sviluppo economico, Carlo Cafarotti, di approvare una delibera per esentare dal pagamento della tassa di soggiorno le persone con disabilità che devono pernottare nella capitale.»

     

    Ora, non ci resta altro che supportare – in piazza o con il semplice ed immenso potere delle parole – questa tanto necessaria quanto umanamente salvifica manifestazione che prende il nome di Disability Pride: per un mondo più giusto o, quantomeno, alla portata di tutti.

    Orgoglio, sempre. Pregiudizio, mai più.