Dipendenza sessuale? Un disordine mentale

    Fotografia: Dipendenza sessuale, gli esperti si dividono (Shutterstock)

     

    Per la prima volta si parla di ‘disordine sessuale compulsivo’, meglio conosciuto come dipendenza dal sesso, come problema mentale. A classificarlo così è stato l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    La novità è contenuta nell’aggiornamento della International Classification of Diseases (ICD-11), ma ha suscitato lo scetticismo di diversi esperti, secondo cui non ci sono ancora sufficienti evidenze scientifiche a supporto della decisione.

    Secondo la definizione contenuta nell’elenco, che entrerà in vigore ufficialmente nel 2022 dopo l’accettazione dell’assemblea dell’Oms, il disordine compulsivo sessuale è “caratterizzato da uno schema di fallimenti nel controllare impulsi sessuali intensi e ripetitivi, che sfociano in comportamenti sessuali ripetuti. I sintomi possono includere il fatto che le attività sessuali diventino centrali nella vita della persone al punto da far trascurare la salute, la cura personale o altri interessi, attività e responsabilità, con numerosi insuccessi negli sforzi di ridurre i comportamenti e il continuo ricorso al comportamento sessuale nonostante conseguenze avverse o un azzeramento della soddisfazione da esso“.

    Come nel caso della dipendenza da videogame, altra ‘new entry’ nell’elenco, il disturbo sessuale deve durare da più di sei mesi per essere diagnosticato come tale. Non tutti gli esperti però sono d’accordo. “Non troviamo una sufficiente evidenza empirica – scrive ad esempio la American Association of Sexuality Educators, Counselors and Therapistsche supporti la classificazione della dipendenza da sesso come disordine mentale“.

    Da David Duchovny a Tiger Woods a Michael Douglas, passando per Lindsay Lohan ma soprattutto per Harvey Weinstein, che l’ha adottata come giustificazione per il proprio comportamento, la dipendenza da sesso spopola sui tabloid, ma finora era assente dai manuali di psichiatria e da documenti ufficiali sulla salute.

    Riconosciuto o no, il disturbo, protagonista anche del film ‘Shame’ con Michael Fassbender, è stato spesso oggetto di ‘outing’ dai vip oltreoceano, mentre da noi sono molte meno le ‘confessioni’. C’è chi come Michael Douglas ha raccontato di averlo avuto per 20 anni e chi come Tiger Woods ha rovinato un matrimonio per colpa della dipendenza, mentre da noi le cronache riportano ad esempio l’ammissione di Pupo di averne sofferto. Il problema è presente anche in Italia, comunque, visto che anche da noi fioriscono le cliniche specializzate, su imitazione di quella più famosa in Arizona, The Meadows, frequentata da un vero stuolo di celebrità.

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