fbpx

    David Bowie e “Space Oddity” in mostra a Roma

    Fotografia: Ansa

    Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario di uno degli album fondamentali della storia e dell’evoluzione del rock. A Roma sarà dedicata una mostra al duca bianco e al suo “Space Oddity”

    Il 4 novembre 1969 veniva pubblicato il secondo lavoro del giovane e più che promettente David Bowie, Space Oddity. Un album, il suo, che oltre a rappresentare un punto di svolta nella carriera del precoce talento londinese, è considerato da tutti come un momento di evoluzione e superamento delle sonorità e dei temi cari agli anni ’60.

    Un album, insomma, che apre allo spazio dentro e fuori di noi, nonché a quei confini che l’uomo e la sua ragione tendono a voler costantemente superare.

    Proprio ad evidenziare e consacrare il rapporto tra lo spazio e le parole di David Bowie è volta la nuova mostra organizzata da Galleria SpazioCima a Roma, in programma dal 4 al 21 giugno 2019.

    Battezzata “For Above the Moon”, questa esposizione si concentrerà appunto sull’influenza che il periodo della “Corsa allo spazio” e le scoperte astronomiche del tempo ebbero sulla figura (già di per sé extra-terrestre) di Bowie.

    La mostra – organizzata da Roberta Cima – dunque, arriverà a contare circa una trentina di istallazioni a riguardo, prodotte dalle mani e dalla mente di artisti quali (tra gli altri): Eugenio Rattà, Nino Attinà, Chiara Montenero, Cristina Taverna, Cristina Davoli, Valerio Prugnola, Paola Lomuscio, Marco Giacobbe, Mokodu Fall, Giovanni Sechi, Barbara Lo Faro, Adriana Farina, Valentina Lo Faro, Antonella Torquati, Rosalba Ruggero, Gabriella Annik, Tuono Pettinato e Daniela Durisotto.

    Anche se è passato mezzo secolo da quando il viaggio di “Major Tom” accompagnò il decollo dell’Apollo 11 e di tutti colori i quali assistettero attoniti allo storico momento, oggi possiamo notare come la profondità e l’universalità dei versi di David Bowie siano effettivamente eterne e sostanzialmente connaturate a quell’inclinazione all’introspezione umana che – dal ‘900 in poi – sembra non voler in nessun modo abbandonare gli animi nostri.