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    Cucina povera, 5 piatti della tradizione italiana

    Fotografia: Shutterstock

    Le ricette della nonna, pochi ingredienti per piatti deliziosi e di qualità. Tutta la tradizione culinaria contadina da riscoprire e gustare

     

    La cucina tradizionale italiana è tipicamente una cucina povera, ma ricca di cultura e storia culinaria. La semplicità di ingredienti genuini offre piatti gustosi, quelli dell’usanza contadina: poca spesa e molta fantasia. Le più grandi creazioni dell’arte culinaria sono avvenute un po’ per caso, per creatività, ma soprattutto per necessità.

    La “cucina dell’arrangiarsi“, con ciò che è disponibile in casa o con il riciclo di prodotti di scarto – compresi gli avanzi del giorno prima – sta tornando in auge nella storia gastronomica attuale. Una riscoperta delle specialità e dei prodotti locali, un recupero delle antiche ricette.

    Vi proponiamo ora 5 ricette della cucina povera locale, tipiche varietà regionali del nostro Paese. Un menù – dall’antipasto al dolce – che potete riproporre con davvero pochissimi ingredienti e a prezzi modici.

    1. PAPPA AL POMODORO

    Ricetta genuina tipica della cucina toscana contadina, attualmente servita come antipasto, ha iniziato a diffondersi nell’anno Mille durante lo scontro tra due potenti città, Firenze e Pisa. L’aspra rivalità fra Pisa e Firenze indusse i pisani a bloccare i rifornimenti di sale al porto per costringere i fiorentini alla resa. Firenze da allora iniziò a produrre il caratteristico “pane sciocco“, il pane senza sale, che diventa ingrediente fondamentale della pappa al pomodoro. Si tratta, infatti, di una minestra di pane raffermo cotto nell’acqua o nel brodo e condito con abbondante olio extravergine d’oliva, aglio e salsa di pomodoro fresco, con l’aggiunta, a piacimento, di pepe e basilico.

    2. RIGATONI CON LA PAGLIATA

    Un primo piatto della tradizione gastronomica romana, la Pajata, nel dialetto romanesco, è l’intestino tenue del vitello da latte o del bue. Detta “quinto quarto”, è il taglio meno pregiato. Acquistata a buon mercato era la carne più consumata dalle classi povere: i vaccinari o scortichini avevano la mansione di scuoiare i bovini in cambio di generose porzioni di quinto quarto, per la loro sussistenza. Ma vediamo ora la ricetta per una pajata ad hoc: si taglia l’intestino a pezzi e lo si fa cuocere in un soffritto con olio d’oliva, sale, cipolla, sedano, aglio e peperoncino, sfumando – di tanto in tanto – con vino bianco. Si aggiunge la passata di pomodoro lasciando cuocere due ore., fino ad ottenere un sugo densissimo. A questo punto si fanno cuocere i rigatoni, che andranno ripassati in padella con l’aggiunta del pecorino romano.

    3. BRODETTO ALLA SANBENEDETTESE

    Secondo piatto povero della tradizione marinara marchigiana, per secoli ha costituito il principale piatto dei pescatori lungo la costa adriatica. L’origine si fa risalire ai primi greci che sbarcarono sulle nostre coste tra il VII e il IV secolo a.C. I pescatori cucinavano a bordo delle imbarcazioni quella parte di pesce pescato che non poteva essere destinato al mercato, perché di scarto, ma comunque freschissimo. Come si preparava? Si amalgamava il pesce direttamente con acqua di mare, per compensare la mancanza di sale, con dell’olio come unico condimento. Nel corso del tempo la ricetta viene arricchita e il pesce inizia ad essere fatto bollire con verdure: peperoni, cipolle, pomodori.

    4. FAVE E CICORIA

    Contorno tipico della cucina contadina pugliese, semplice nella preparazione, sano e nutriente. Pietanza conosciuta già nell’antica Grecia – il commediografo Aristofane cita la ricetta nella sua commedie “Le Rane” (450 a.C.) – si è diffusa poi nel sud Italia, merito anche della fama delle sue proprietà, nutrienti e rinvigorenti   Il gusto delicato della crema essiccata di fave si unisce a quello amaro delle cicorie. I due ingrediente, lessati separatamente in terrine di terracotta, vengono poi amalgamati e conditi con un filo d’olio extravergine d’oliva.

    5. TORTA DI PANE

    Un dolce che nasce dall’esperienza spartana dei pastori piemontesi di montagna che, da pezzi di pane rimasti in casa e frutta avanzata, ricavavano questa torta dal sapore dolce ma non troppo, pronta per essere infornata nelle stufe a legna a temperature lente e moderate. La rivisitazione attuale è “la torta di pane al cioccolato“. Si bagna nel latte il pane raffermo, tagliato a cubetti, e poi si aggiungono gli altri ingredienti: uova, zucchero, cacao amaro, cioccolato fondente e amaretti. Rimane un dolce rustico ed economico e un ottimo modo per riciclare del pane avanzato.