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    Coppa Italia: la Lazio vince, il Var no

    Fotografia: Ansa

    Tra scontri e polemiche, la Lazio s’impone sulla Dea all’Olimpico. Settima coppa conquistata e tanta delusione per i nerazzurri

    Sembrava una storia cui spetta un lieto fine quella dell’Atalanta: una squadra giovane e inseperta, ma guidata da un condottiero navigato che riesce quasi a compiere l’impresa: vincere la Coppa Italia, un titolo che manca a Bergamo da 56 anni. Il campionato dell’Atalanta è stato da brividi: 19 vittorie, 65 punti, Duvan Zapata secondo capocannoniere dietro all’immortale Quagliarella, il sogno della Champions League a coronamento di tanto lavoro e fatica. Ma il calcio non è una favola, raramente c’è questo lieto fine. All’Olimpico la Lazio di Inzaghi, che si scopre stratega, vince per 2 a 0: Roma è in festa.

    I numeri

    A Roma se l’atmosfera è quella delle grandi occasioni, il clima fuori lo stadio purtroppo no. Prima del fischio d’inizio l’attenzione si catalizza su alcuni scontri avvenuti in zona Ponte Milvio. Protagonisti, secondo quanto risulta fino ad ora, alcuni tifosi ultras della Lazio: cinque arresti, due vigili urbani feriti e la loro auto data alle fiamme. Famiglie e tifosi che rischiano di rimanere coinvolti nell’aggressione, petardi lanciati tra la folla: oltre al bel calcio, l’idiozia di alcuni fa ancora da protagonista.

    Passiamo al match. Le due formazioni scendono in campo quasi al completo, grande escluso dall’undici titolare è proprio Milinkovic-Savic, autore poi dell’uno a zero. Le due squadre scendo in campo giocando subito a ritmi alti: l’Atalanta tenta di sfoderare la sua potenza offensiva, ma la Lazio è brava a chiudersi: attende e si rende pericolosa grazie a contropiedi rapidissimi. Il primo tempo si chiude a reti inviolate. Quando le squadre tornano in campo e la Dea prova ad aumentare i ritmi: al 76° Gomez colpisce il palo e sulla ribattuta la palla esce fuori: è un cattivo presagio. Inzaghi decide di cambiare in attacco: Immobile aveva già lasciato il posto a Caicedo, al 78° Milinkovic prende quello di Luiz Alberto. E’ il cambio della svolta.

    Bastano 4 minuti al centrocampista Serbo per portare i biancocelesti in vantaggio: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Savic svetta su Palomino e impatta perfettamente il pallone siglando l’1 a 0. L’Olimpico esplode. Gasperini tenta il tutto per tutto: triplo cambio all’84°, dentro Barrow, Pasalic e Gosens per cercare l’attacco finale. La Lazio, però, non perde la concentrazione e al 90° Correa, con un’azione in solitaria, salta Gollini e chiude il match: due a zero, la Lazio vince la sua settima Coppa Italia, la Dea non conquista la sua seconda. Trofeo meritato anche se i numeri parlano diversamente: 9 tiri in porta dei nerazzurri contro i 7 della Lazio, 7 occasioni da gol per la dea contro le 5 dei biancocelesti, due i pali presi dalla formazione di Gasperini. Magra consolazione per la squadra lombarda, che comunque non cancella la splendida stagione giocata che, magari, potrà finire comunque con la storica conquista della Champions League.

    Var sì, Var no: Gasperini s’infuria

    Al termine del match, oltre agli scontri pre-partita è, ancora una volta, il Var a far discutere. Intorno al 30° del primo tempo, in una situazione di assoluta parità, Bastos, difensore della Lazio, impatta il pallone con la mano all’interno dell’area di rigore. Banti non se ne accorge o ritiene il contatto involontario e lascia proseguire, ma il fallo è da rigore. A questo punto dovrebbe intervenire il Var, ma non è così. Non c’è alcun intervento, nessuna chiamata per correggere la decisione arbitrale. La motivazione non si ben comprende. Secono Marco Lollobrigida, telecronista Rai che ieri ha comentato la partita, le immagini sarebbero arrivate in ritardo al Var; Calvarese, poichè il gioco era ripreso, non poteva più intervenire e per quesro il rigore non sarebbe stato assegnato. A fine partita la polemica infuria: Gasperini, ai microfoni di diverse trasmissioni televisive, dice di aver appena visto il fallo di cui non si era reso conto durante il match e attacca Banti e Calvarese. In effetti, non si comprende bene come sia possibile che, anche con la tecnologia a disposizione, avvengano fatti del genere, errori così gravi, gli stessi errori che il Var dovrebbe correggere e annullare. Insomma, la polemica infuria e il Var è ancora una volta sul banco degli imputati.