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    Come Giorgio Armani ha costruito il suo impero

    Fotografia: shutterstock.com
    Giorgio Armani - Runway Milan Fashion Week Women's Collection

    Il gigante italiano della moda ha iniziato dal basso ed ora ha un patrimonio stimato di 10 miliardi di euro

    In un’epoca in cui celebrità, influencer e i giovani designer sembrano dominare la scena, Giorgio Armani resta un discorso a parte. Negli ultimi quattro decenni il suo nome è diventato sinonimo di stile, ma il percorso che lo ha portato sul tetto del mondo è iniziato dal basso, non come il successo istantaneo (e spesso effimero) che caratterizza “il tempo di internet”.

    Dopo la Seconda guerra mondiale, a seguito di un periodo nell’esercito e una breve parentesi all’università, Armani ha trovato un impiego presso il prestigioso store di Milano “La Rinascente”, lavorando inizialmente come vetrinista, allestendo quindi le vetrine del negozio. Non passò molto tempo prima che il suo talento e il suo occhio per il design vennero notati, così gli fu chiesto di unirsi al team dell’imprenditore Nino Cerruti, nel 1964.

    Dato il suo talento e le sue crescenti competenze, un amico, Sergio Galeotti, lo incoraggiò ad espandersi come, diremmo oggi, freelance, progettando abiti per diverse aziende, il che gli permetteva un certo tipo di libertà creativa senza dover essere legato ad un brand. Ma nel 1975, Armani e Galeotti compresero che era il momento giusto per mettersi in proprio e insieme fondarono la casa di moda che prese il suo nome. In breve tempo conquistò l’Europa.

     

    Capire il momento storico, ciò che chiedeva il mondo e unirlo allo stile e alla raffinatezza erano le chiavi dei disegni di Armani, come ha spiegato al WWD La mia visione era chiara: credevo di dovermi liberare dall’artificio dell’abbigliamento. Credevo nei colori neutri.” Utilizzando design lineari e  colori sobri, il suo abbigliamento è diventato un must per la moda europea.
    Poi è stata la volta dell’America: i prodotti realizzati per famosissimi film hollywoodiani come American Gigolo di Richard Gere nel 1980 o per Miami Vice a metà degli anni ’80 sono stati la definitiva consacrazione oltreoceano.
    Nel giro di un decennio la sua casa di moda era diventata famosa in tutto il mondo. All’apice della fama però, una tragedia colpisce il marchio e lo stesso Giorgio Armani: il suo amico e partner, Galeotti, morì nel 1985 di AIDS. Fu un momento molto delicato per lo stilista italiano, in quanto uomo e in quando imprenditore, dal quale però seppe ripartire alla grande.
    Ironia della sorte, furono gli anni adolescenziali vissuti in una famiglia modesta che lo portarono a sognare di voler creare un impero di lusso e splendore. All’ Harper’s Bazaar, in una delle sue poche interviste pubbliche, ha raccontato la sua storia: “La mia famiglia era una famiglia modesta con opportunità modeste”, ha affermato, “quindi ho praticamente costruito un mondo per me stesso. Ed è per questo che adoro questo lavoro così tanto, perché mi ha permesso di costruire un mondo a cui non sono mai appartenuto – un mondo che ho visto nei film e di cui ho letto nei libri. Ho costruito il mio modo di essere.
    Oggi Giorgio Armani ha un patrimonio netto stimato di circa $ 10 miliardi e possiede un marchio che per tutti in quasi tutto il mondo è sinonimo di stile, classe, lusso e moda raffinata.
    Alla fine degli anni ’90, Armani era cresciuto fino a gestire circa 200 negozi al dettaglio in tutto il mondo, con ricavi stimati in circa 2 miliardi di euro all’anno. Ma per lo stilista non era abbastanza. Il suo nome era diventato famoso in tutto il mondo come slogan per il lusso e lo stile, quindi Armani iniziò ad espandersi in nuovi settori.
    Il suo primo ristorante ha aperto nel 1998, nel 2010 è stato attratto dal settore alberghiero, portando il suo senso del design e il suo stile nei progetti. Gli Armani Hotel a Dubai (questo si trova a Burj Khalifa) e Milano, oltre a caffè, ristoranti e club di tutto il mondo, sono riusciti a espandere il marchio senza appannare la reputazione nel mondo della moda.
    È stato anche consultato dal musicista John Mayer per arredare il suo appartamento, la controprova della considerazione di Armani lontano dal campo della moda intesa in senso stretto. Parlando in un’altra rara intervista con il Financial Times nel 2017,  Armani ha spiegato come il suo concetto di moda e design si estenda ben oltre la passerella. “Lo stile, per me, è uno stato d’animo che può essere applicato a tutto. Ho sempre pensato che la moda sia molto più che un semplice abbigliamento: è un modo di essere. Espandendo la mia visione in diversi campi, ma cercando ancora di creare qualcosa di utile e duraturo, posso raggiungere un pubblico più ampio
    E infatti l’espansione non è finita qui. Armani ha esplorato anche i campi dei profumi, dei prodotti di bellezza e cibi speciali, utilizzando le licenze per sfruttare il potere del suo nome e del suo marchio ed espandere ulteriormente le sue opportunità di vendita. Nonostante la sua immensa fama però, è notoriamente indifferente ai riconoscimenti personali o all’attenzione dei media. Ancora una volta, contrastando la tendenza dei designer o di presunte celebrità che si mettono in primo piano, preferisce lasciare che il suo lavoro lo presenti al mondo, evitando la maggior parte delle apparizioni e delle interviste pubbliche. Che personaggio incredibile.
    Comunque, anche se non ama i riflettori e non si fa vedere spesso, non pensate che il controllo dell’azienda non sia più nelle sue mani il controllo dell’azienda. Durante la conversazione con il Financial Times, Armani ha spiegato così come dirige il suo impero:
    “Per gestire un’azienda come questa, ogni piccolo dettaglio conta: è come nutrire un bambino”, ha dichiarato con orgoglio. “Non puoi trascurare o sottovalutare il più piccolo dettaglio, altrimenti l’intera impresa andrà in pezzi. Sono sempre io a segnalare errori e trovare soluzioni. Mi fido delle persone intorno a me, ma sono l’unico a prendere le decisioni finali “.