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    Cinema recensioni/Glass, quella “bestia” è sovrumana

    Fotografia: JAMES MCAVOY, LA “BESTIA”, IN UNA SCENA DEL FILM, SOTTO BRUCE WILLIS (BUENA VISTA INTERNATIONAL, UNIVERSAL PICTURES, UFFICIO STAMPA CRISTIANA CAIMMI, FILM FRAME MCAVOY ©UNIVERSAL PICTURES)

    GLASS – Regia di M. Night Shyamalan, con James McAvoy, Bruce Willis, Anya Taylor-Joy, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Spencer Treat Clark, Luke Kirby, Charlayne Woodard. Thriller/fantascienza/azione. USA. Durata 129’. 

    Non è detto che unire nella stessa storia due personaggi cinematografici tosti e intriganti generi un film più che tosto e super intrigante. Lo dimostrò già Batman v Superman: Dawn of Justice. Ora Glass (dal 17 gennaio al cinema) è la conferma che il postulato è fallibile. M. Night Shyamalan, il regista dell’indimenticabile Il sesto senso, torna dopo il thriller ad alta tensione Split (2016), che affascinò pur lasciando qualche perplessità e un finale pronto per essere riaperto. E riparte proprio da lì.

    Torna il povero Kevin Wendell Crumb, ragazzo vessato e dall’infanzia dolorosa interpretato da un James McAvoy tutto muscoli, che ha tolto di dosso l’aria da gentil giovine scozzese (quella di Espiazione). A che serve tanta massa muscolare? A far esplodere la Bestia, una delle ventitré personalità di Kevin, la più inquietante e pericolosa, la sola sovrumana.

    A Kevin, che all’occorrenza è l’ingenuo Hedwig o il violento Dennis o la severa Patricia e via dicendo, ovvero L’Orda, Shyamalan affianca un altro personaggio emblematico delle sue originali creazioni cinematografiche: David Dunn, il sopravvissuto del disastro ferroviario del suo film del 2000 Unbreakable – Il predestinato, il Bruce Willis scopertosi indistruttibile. Sbarcato da quello stesso film, c’è anche Elijah Price, L’uomo di vetro dalla mente suprema incarnato da Samuel L. Jackson. Tre uomini normali rivelatisi supereroi. A cercare di scardinare le loro certezze supereroistiche una new entry dall’empatia mutevole, la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), psichiatra specializzata in pazienti convinti di essere personaggi dei fumetti.

    Da questa congiunzione di abilità più che umane, ecco che si sviluppa un’intricata psico-riflessione sul mondo dei fumetti, su storie d’origine, motivazioni dei villain, superpoteri e vulnerabilità, verità contro ordine costituito. Il tutto condito da sommesse strategie d’azione, scontri all’ultimo graffietto tra inscalfibili e la solita immancabile crudeltà umana contro tutto ciò che è diversità.

    Il regista sceneggiatore talvolta trova il suo felice guizzo, la sua “luce ipnotica”, soprattutto nella parte iniziale, ma nello sviluppo, alla ricerca di un significato più profondo, quel bagliore si disperde. Glass piacerà forse ai patiti di fumetti, assai meno agli altri.

    La frase da ricordare di questo capitolo finale della trilogia di Shyamalan? “Il potere dell’affetto vero, fisico, è soprannaturale”.