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    Ci lascia Paolo Rossi, eroe del Mundial 82

     
    Ci ha lasciato Paolo Rossi, il calciatore simbolo del trionfo dell’Italia ai campionati del mondo del 1982, di un’estate magica che ha dato una spinta positiva al nostro paese.

    Aveva 64 anni Pablito, il capocannoniere di Spagna 1982, l’attaccante che con una tripletta al Brasile riuscì a domare una squadra stellare composta da nomi come Falcao, Socrates e Zico. Pochi giorni dopo Maradonail calcio piange un altro campione, sconfitto da un male inesorabile.

    Per tutti, Paolo Rossi, è stato il simbolo della vittoria, l’uomo che ci ha portato sul tetto del mondo. Avevo sette anni quel pomeriggio del 5 luglio 1982 e ricordo che gli amichetti di allora, già profondamente romanisti, facevano tutti il tifo per il Brasile di Falcao. In generale un po’ tutti davano la nazionale italiana per spacciata e proprio quella tripletta al Brasile fu una svolta, la prova che riuscì a far ricredere tutti gli scettici sul valore della nostra nazionale e a convincerli che sarebbe stato possibile vincere quel mondiale.

    L’estate del 1982 fu come un riscatto per tutto il paese, dopo gli anni di piombo, la crisi economica degli anni ’70, l’Italia si mostrava per la sua bellezza, il suo talento e la tenacia trasmessa dai gol di Rossi, l’urlo di Tardelli, le magie di Conti e la sicurezza di Zoff. Proprio per tutto quello che ha rappresentato quella vittoria al mondiale di Spagna e a quanto siano stati importanti i gol di Rossi, la sua morte ci fa pensare che si sia chiusa un’epoca.

    “Paolo Rossi era un ragazzo come noi”, che lottava da anni contro un brutto male, un tumore ai polmoni, e ha ragione Federica Cappelletti, moglie di Rossi, quando scrive: «Non ci sarà mai nessuno come te, unico, speciale, dopo te il niente assoluto…».

    Ciao Pablito, sorriso iconico della nostra infanzia.