Champions, a Madrid “esami” Monchi e CR7

     

    Il ds giallorosso, “Marchionne del calcio”, si gioca credibilità e futuro
    I blancos vogliono dimostrare di essere galattici anche senza il fenomeno portoghese

    Il primo turno della fase a gironi di Champions League si preannuncia particolarmente interessante. Oggi Inter e Napoli affronteranno due gare insidiose: i neroazzurri di Spalletti (ore 18.55) cercheranno di archiviare un inizio di stagione nefasto ospitando il Tottenham, mentre gli undici di Ancelotti avranno forse un’avversaria più abbordabile (ore 21), e cioè i  biancorossi della Stella Rossa, la storica squadra di Belgrado, un portento degli anni 80 e 90, assente dalla grande competizione europea da ben 27 anni.
    Poi domani, mercoledì, giocheranno Juventus e Roma in Spagna, rispettivamente contro Valencia e Real Madrid (entrambe alle ore 21). Difficile possa destare preoccupazione la sfida che opporrà CR7 ai giallorossi valenciani, partiti malissimo in campionato con appena tre punti in quattro partite, terzultimi nella Liga.
    Ecco allora che il big match tra Real Madrid e Roma sembra poter essere la gara più attesa non solo tra le italiane impegnate in Champions ma dell’intero torneo. Per tanti motivi. Intanto va detto subito che il risultato del Bernabeu appare scontato: le possibilità che questa Roma partita con il freno a mano tirato, lenta e con poca fantasia, riesca ad insidiare i blancos sono davvero minime. Dopo tre passi falsi in campionato, la formazione di Di Francesco non poteva esordire in Champions contro avversaria peggiore, ovvero – trofei alla mano – la squadra più forte al mondo (13 Coppe dei Campioni senza contare tutto il resto).
    Perché allora un Real Madrid – Roma già scritto, uno fisso sulla schedina, può significare moltissimo da un punto di vista mediatico? Perché il Real Madrid vuole dimostrare agli occhi del mondo di essere fortissimo anche senza il suo fenomeno portoghese passato alla Juve. Le dichiarazioni di Modric e compagni, evidentemente messi in ombra dal numero 7 più forte della storia del calcio, hanno fatto molto rumore. “Siamo più forti di prima”, ribadiscono spesso spavaldamente i madrileni e contro la Roma saranno pronti a dimostrarlo.
    Già la Roma, grande potenziale in questi anni ma vittima di se stessa, di scelte dirigenziali discutibili, compravendite che hanno allontanato molti campioni dallo stadio Olimpico e che hanno spaccato in due la tifoseria. Insomma, contro il Real Madrid, anche il direttore sportivo Ramón Rodríguez Verdejo, detto Monchi, si gioca la sua partita in mondovisione. Se la Roma farà una figura dignitosa, perdendo con onore, il “metodo Monchi” potrà essere considerato vincente. Non è un caso se, in questi giorni, il ds giallorosso abbia rilasciato più interviste ai giornali spagnoli di una giovane star in cerca di celebrità. Monchi si sta preparando il terreno qualora, quest’anno, le cose a Trigoria dovessero andare male. Con le cessioni d’oro di Allison, Nainggolan, Strootman, Salah, Emerson Palmieri, Rudiger, Paredes, Pjanic e, ancora prima, Benatia, Gervinho, Marquinos, ecc… la Roma ha dato vita, negli ultimi anni, ad una vera e propria svendita, che ha generato centinaia di milioni in plusvalenze. Un “metodo” che ha funzionato a metà: più soldi nelle casse ma ancora niente trofei, neanche i più piccoli e nazionali. Come non apprezzare e lodare, però, il traguardo insperato dello scorso anno, con la società di James Pallotta che ha lasciato tutti a bocca aperta sfiorando la finale di Coppa dei Campioni dopo il prodigioso cappotto al Barca? Quest’anno, a cominciare da domani sera, De Rossi e compagni dovranno dirci se sia stata un caso, quella semifinale con il Liverpool, oppure no. Se cambiando l’ordine dei giocatori il risultato poi, alla fine, sarà più o meno lo stesso. È evidente che Monchi-dirigente sia richiestissimo da ogni club, quale presidente non vorrebbe avere un “tagliatore di teste” così proficuo? L’ex portiere del Siviglia ha già pronte le valigie nel caso il suo piano giallorosso dovesse fallire, ovvero un deludente cammino europeo e un piazzamento in Serie A dopo le prime 4. Ma un “ottimizzatore” come lui non avrebbe problemi ad accasarsi in un qualsiasi grande club, portando nella valigetta la dote di far incassare tanti soldi dal giochetto delle “plus” valenze: vendo 2 pedine ogni anno e ne compro 12 affinché alcune possano fare crack. Perché in quei 12 qualcuno di buono preso per un pugno di lenticchie ci sarà pure, e poi verrà a sua volta rivenduto al miglior offerente dopo uno o due anni al doppio o triplo del prezzo. Monchi è il manager di questi tempi: fa girare moneta. Usa soldi generati da profitti per permettere alle squadre di lavorare e investire magari in infrastrutture o altro senza far  mettere mani al portafoglio dei presidenti. Monchi in questo è un vincente e un campione. Senza dimenticare che, con il suo piccolo Siviglia, il “metodo” ha generato anche vittorie e trofei europei. Uno come lui farebbe la fortuna di qualsiasi azienda, in qualunque settore: è un Marchionne del calcio. Certo, nel calcio ci sono i tifosi. Teste calde. Ma c’è da capirli: dovrebbero accettare la “delocalizzazione” dei propri beniamini senza neanche un disappunto, un fischio o un “Pallotta Bla Bla Bla”.

     

    di Pier Paolo Mocci

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