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    Celebrazioni: Robinson, primo nero nella Major League

    Fotografia: Jackie Robinson alla battuta (Photograph by Frank Bauman.Museum of the City of New-York @MuseumofCityNY)

    In un paese come l’Italia che ama il calcio, probabilmente il nome Jackie Robinson dirà poco ma negli Stati Uniti è un’icona sportiva, l’uomo che abbatté la segregazione razziale in ambito sportivo, diventando il primo giocatore afroamericano a giocare nella Major League Baseball.

    Oggi, Robinson avrebbe compiuto 100 anni e, in occasione del centenario della sua nascita, il Museum of the City of New York lo celebra con una mostra di immagini inedite, cimeli, filmati privati della famiglia e riviste dei tempi.

    E dire che, probabilmente, fu proprio il razzismo che, involontariamente, fece entrare l’atleta nel gotha del baseball.

    Dopo aver abbandonato gli studi alla UCLA, lavorò alla National Youth Administration, prima di andare a Honolulu per giocare a football, lo sport nel quale sperava di sfondare. Non poté farlo perché chiamato sotto le armi, in seguito alla leva di massa voluta negli Stati Uniti dopo il devastante attacco giapponese a Pearl Harbour, il 7 dicembre 1941.

    Un esempio di segregazione nella prima metà del Novecento negli Usa (Everett Historical / Shutterstock.com)

    Durante il servizio militare, dove era riuscito a diventare sottotenente, non obbedì all’ordine di sedersi in fondo a un mezzo militare, lontano dai commilitoni bianchi. Sotto le armi non esisteva l’obbligo, come nel servizio pubblico, della separazione degli afroamericani dagli altri gruppi etnici in base alle leggi Jim Crow (fu dietro iniziativa del presidente Kennedy, portata avanti dal suo successore Lyndon Johnson, che si arrivò alla loro abolizione con il Civil Rights Act del 1964); nonostante questo, il rifiutò gli costò l’arresto e la corte marziale che lo assolse, negandogli di andare oltre oceano per partecipare alla guerra. Per lui, questa fu forse una fortuna e l’inizio della nuova carriera sportiva.

    Nel 1944 fu congedato e, un anno dopo, firmò un contratto da 400 dollari al mese con i Kansas City Monarchs per giocare nella Negro League (i campionati per gli afroamericani, attivi dal fine Ottocento al 1966). I Boston Red Sox lo convocarono per un provino al Fenway Park ma fu una dolorosa farsa (come la prova che il giocatore aveva sostenuto per i Chicago White Sox nel 1942): la squadra non aveva intenzione di ingaggiare ‘negri’ (il tabù fu rotto nel 1959 quando fu messo sotto contratto Elijah Pumpsie Green, primo colored a Boston).

    Jackie Robinson e Duke Snider (Photograph by Kenneth Edie, @MuseumofCityNY)

    La storia racconta che ad assistere a quel provino ci fosse Rickey Branch, presidente e General Manager dei Brooklyn Dodgers – fu chiamato a ricoprire queste cariche in sostituzione di Larry MacPhail, arruolato e in guerra –  al quale è stata attribuita la frase “Il baseball è bianco. Gli spettatori sono neri. I soldi sono verdi”. Leggenda narra che, al loro primo incontro nell’agosto del 45, spiegò a Robinson di essere in cerca di un giocatore nero sufficientemente coraggioso da non dare peso a possibili provocazioni per il colore della pelle; la risposta fu: “Assegnami un numero e avrai il coraggio”.

    Giocatori dei Los Angeles Dodgers indossano la maglia 42 in onore di Jackie Robinson (ANSA)

    Il 15 aprile 1947, al Ebbets Field di Brooklyn, un coraggioso Jackie Robinson scese in campo davanti a oltre 23.000 spettatori, mettendo fine alla Baseball color line, regola non scritta che dalla fine dell’Ottocento aveva escluso i neri dalla Major League. Robinson si ritirò ufficialmente il 5 gennaio 1957 ma il mondo del ‘diamante’ non lo ha dimenticato. La MLB ha ritirato la sua maglia, la numero 42 da tutte le franchigie della Lega; può essere indossata una sola volta all’anno: il 15 aprile. Il giorno in cui il baseball tornò lo sport di tutti gli americani.

    Un piccolo fan dei New York Yankees, mostra un cartello di ringraziamento a Robinson (ANSA)